Alle porte degli anni 70, dei quattro ragazzi che, a partire dal 1963, avevano trascinato il mondo nella Beatlemania era rimasto poco.

Paul McCartney faceva di tutto per tenere insieme quel che rimaneva della band, Harrison si sentiva quasi soffocato dal dominio artistico dei suoi due colleghi, mentre Lennon, nel pieno della dipendenza da eroina, non aveva occhi che per la sua Yoko.

Nelle prime settimane del 1969, la band era in studio, impegnata a lavorare su un progetto ideato da Paul McCartney: Get Back, ovvero un ritorno dei Beatles alle loro origini beat e rock and roll, ‘ripulite’ dalla sperimentazione massiccia in studio da cui erano sorti capolavori come Revolver, Sgt. Pepper’ s Lonely Hearts Club Band o il White Album.

La rottura sarebbe arrivata il 10 aprile 1970. Alla redazione del Daily Mirror arrivò un dattiloscritto firmato da Paul McCartney in cui il bassista dichiarava di non voler più far parte del gruppo: "Paul is quitting The Beatles", ma il 30 gennaio 1969, per quarantadue minuti, i Fab Four dimenticarono il rancore di quelle ultime settimane per suonare insieme, un’ultima volta.

È da poco passato mezzogiorno quando al numero 3 di Savile Row, i Beatles si esibirono sul tetto della Apple Records per quello che è rimasto nella leggenda come l’ ultimo concerto dei Fab Four.

John Lennon indossa la pelliccia di Yoko Ono, Ringo ha un impermeabile rosso. Una piccola folla di curiosi staziona sotto l’edificio. Rapidamente, la voce della loro presenza corre veloce tra le strade di Londra e le persone aumentano, in pochi minuti, in modo considerevole.

"Get Back", "Don’t Let Me Down", "Dig a Pony", "I’ve Got a Feeling" e "One After 909", cinque canzoni ripetute in diverse versioni per 42 minuti fino a quando la polizia londinese, intervenuta per il forte volume e per l’ingorgo che si era creato sotto al palazzo al numero 3 di Savile Row, spegne gli amplificatori. Storica l’ultima frase di Lennon: "Vorrei ringraziare tutti da parte nostra e del gruppo, speriamo di aver passato l’audizione".