«Born in the USA» di Bruce Springsteen è un album con pochi paragoni nella storia della musica americana, non solo per i tanti pezzi di grande e planetario successo ma anche perchè, in qualche modo, rappresenta un punto di passaggio fondamentale della carriera del Boss. Il successo di Born in the USA risveglierà in Bruce Springsteen una voglia di attivismo politico che dura ancora oggi.
Le canzoni contenute nel fortunato album sono state scelte da numerosi presidenti e candidati per le loro campagne, a cominciare da Ronald Reagan che fu il primo a innescare il fenomeno, citando Springsteen:«Il futuro dell’ America nelle migliaia di sogni che riposano nei vostri cuori. Che riposa nel messaggio di speranza nelle canzoni di un giovane che così tanti giovani americani ammirano, Bruce Springsteen».
L’ idea era di George Will, consigliere non ufficiale di Reagan durante la campagna per la sua rielezione. Will aveva assistito a un concerto di Springsteen e ne aveva notato l’ energia, per questo motivo consigliò a Reagan di citarlo.
La risposta dell’ artista arrivò al primo concerto, due giorni dopo, quando dal palco richiamò la citazione presidenziale e disse che il presidente forse non aveva mai ascoltato il suo album Nebraska, il precedente. Fine del discorso e inizio di «Johnny 99», pezzo antimilitarista e per niente carico di sogni, che parla di disoccupazione, e delle speranze di una vita decente che se ne vanno. Niente ottimismo reaganiano.
Prima di quel 1984 di Springsteen non si conoscevano inclinazioni politiche e lui stesso raccontò di aver votato una volta sola in tutta la sua vita, forse, 12 anni prima. Da allora invece non ha mai smesso di spendersi per i candidati democratici e per altre cause che hanno incrociato il suo percorso, un’ evoluzione per la quale i democratici americani non possono che ringraziare il maldestro tentativo di Reagan di mettergli addosso la coccarda repubblicana.

Babboleo Suono vi aspetta sabato con queste e altre storie!

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