Ex Ilva: Genova pronta a mobilitazione, istituzioni al fianco metalmeccanici

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Una grande manifestazione cittadina, sulla scia di quella organizzata nel maggio 2011 che aveva portato in piazza quasi diecimila persone, tra lavoratori, istituzioni e categorie produttive della città, a difesa – in quel caso – di Fincantieri e di 3.000 posti di lavoro. E’ quanto emerso dal tavolo che si è svolto stamane in Regione Liguria per affrontare il caso ex Ilva dopo la decisione di Arcelor Mittal di sfilarsi. La data ancora non è stata fissata, potrebbe essere lunedì 11 novembre, ma molto dipenderà dall’esito delle riunioni che si stanno svolgendo a Roma. A Genova sono 1.016 i lavoratori assunti da ArcelorMittal mentre 280 sono rimasti in cassa integrazione in Ilva in amministrazione straordinaria.

“Le istituzioni sono al fianco di ogni iniziativa che i sindacati vorranno prendere, a tutela dell’ occupazione di un settore strategico come l’ acciaio” ha detto il governatore ligure Giovanni Toti, parlando alla stampa al termine del tavolo. “Le scelte fatte a Roma nelle ultime ore sono particolarmente sbagliate e nocive, sia nel caso in cui il percorso con Mittal dovesse proseguire, sia nel caso più malizioso che sia stata Mittal a voler mettere in discussione gli accordi firmati, dato che gli è stato fornito un assist a porta vuota – ha evidenziato Toti – Anzi, lo riterrei ancora più grave perché, oltre a un’ inconsapevolezza sulle politiche industriali, ci sarebbe stato anche un macroscopico errore di tattica”.

"Il governo ha costruito un pasticcio, un grosso pasticcio e noi non intendiamo pagare il prezzo di queste stupidaggini, Genova non è disponibile" dichiara il segretario della Fiom Genova, Bruno Manganro, dopo il tavolo in Regione sul caso ex Ilva e la decisione di Arcelor Mittal di rescindere il contratto. Accanto a lui, i segretari Fim e Uil, Alessandro Vella e Antonio Apa, ma anche il governatore ligure Giovanni Toti, che ha convocato l’incontro, Confindustria e le altre categorie. "Difenderemo il lavoro, l’occupazione e anche l’indotto – ribadisce Manganaro – Noi lotteremo. Quando scenderemo in piazza, ci fermeremo solo quando vedremo soddisfatte le nostre richieste. Per noi non si mette in discussione un posto di lavoro e per noi si difende tutto il reddito".

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