Bohème al Carlo Felice, applausi a scena aperta

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Applausi a scena aperta per "Boheme" al teatro Carlo Felice di Genova. L’opera pucciniana è stata impostata sulle scene e i costumi coloratissimi del pittore Francesco Musante che le hanno conferito un’atmosfera da fiaba: la soffitta dei quattro amici sembra una piccola capanna sospesa e per lasciare il posto al successivo Caffe’ Momus ruota tintinnante come un carillon. Il regista Augusto Fornari nelle due edizioni passate aveva giocato con le atmosfere dello scenografo inventando per ogni personaggio un "doppio", un bambino che suggeriva l’idea dell’eterna giovinezza interiore. Al momento della morte di Mimi’, i bambini scomparivano a significare la presa di coscienza dei quattro artisti divenuti improvvisamente "adulti". Nell’edizione vista ieri, i "doppi" non sono stati inseriti il che ha reso meno convincente l’idea della bella favola. Sul piano musicale e’ apprezzata una eccellente direzione d’orchestra da parte di Andrea Battistoni. Una lettura straordinariamente duttile. Al suo debutto nel ruolo di Mimi’ Rebeka Lokar ha evidenziato uno stile di canto elegante facendosi applaudire tanto in "Mi chiamano Mimi’", quanto nell’addio del terzo atto, forse il suo momento interpretativo migliore. Stefan Pop, Rodolfo, è parso capace di belle soluzioni espressive anche se talvolta il fraseggio, specie nei momenti di maggior sonorità, perde in raffinatezza. Michele Patti e’ stato un Marcello in crescendo. Bene Lavinia Bini nella parte della brillante Musetta. Buona la prova dell’Orchestra, del Coro e del Coro di voci bianche

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