Il grido d’allarme di fitness, danza e sport da combattimento:”Aiuti concreti o chiudiamo”

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Il grido di allarme era stato lanciato già alcune settimane fa. Ma più il tempo passa, più il futuro diventa incerto per chi lavora nell’ambito del fitness. Certo, molti si sono attivati con i corsi online. Ma nella maggior parte dei casi si tratta di un’attività gratuita o con costi simbolici, magari fatta anche nel rispetto di chi aveva sottoscritto un abbonamento.

E così, mentre l’Italia pensa a come ripartire, il mondo dello sport legato a fitness, danza e sport da combattimento fa sentire la propria voce attraverso Sport Liguria, l’associazione che riunisce 250 realtà che si occupano fitness, danza e sport da combattimento. “E’ un disastro – raccontano dall’associazione -. Fortunatamente le istituzioni locali, in primis la Regione, sono al nostro fianco per sensibilizzare il Governo e per cercare di tamponare una situazione molto complicata. Ma è necessario un intervento da Roma”.

Le prospettive non aiutano. Secondo uno studio recente questo stop che potrebbe durare come minimo tre mesi potrebbe portare ad una ecatombe. Sono a rischio tra il 65% e l’82% (se si arriverà a settembre) delle attività di questo settore. Sarebbe un danno enorme all’economia, ai posti di lavoro, ma verrebbero a mancare anche servizi per i cittadini anche dal punto di vista sociale ad esempio con le attività per i più piccoli.

Per questo motivo l’associazione Sport Liguria ha fatto avere al ministro Spadafora, attraverso la Regione, tre richieste: annullamento dei canoni di locazione, sospensione del pagamento delle utenze e possibilità per gli utenti di utilizzare come sgravio fiscale la parte degli abbonamenti di cui non si è usufruito.

Nel dettaglio ci siamo fatti spiegare le tre richieste dal presidente di Sport Liguria Roberto Semino.

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