4 Gennaio 2022 – Babboleo

Giorno: 4 Gennaio 2022

Vita: nuovo Centro Polisportivo ad Albaro, attività per tutte le fasce d’età

Anno nuovo, Vita nuova. Il 2022 ha dato il via all’attività del nuovo Centro Polisportivo Vita nel quartiere genovese di Albaro.

“Quest’idea nasce da un’iniziativa di alcuni amici di creare all’interno della città un punto di riferimento multidisciplinare che possa offrire una serie di servizi, sportivi e non, a massimo raggio e che possa essere punto di riferimento per tutti – spiega Sergio Mori, presidente di Vita – abbiamo scelto questo nome proprio per evidenziare quella che è la caratteristica principale, ovvero quella di essere un’attività che punta sullo sport per giungere a un benessere che non è solo fisico ma più ampio.”

Il pubblico di riferimento è molto esteso, rivolgendosi infatti a quasi tutte le età, riesce a catturare i clienti più vari. Le attività proposte sono eterogenee, si passa da quelle dilettantistiche a quelle agonistiche.

“Vogliamo essere di riferimento a tutte le fasce d’età: dai 3 agli 80 anni. C’è la possibilità di svolgere tutte le attività all’aperto grazie ad un campo da calcetto a sette dove si possono praticare calcio, rugby, atletica. C’è la presenza, sempre all’aperto, di una struttura per attività come cycling e calisthenics. Infine, all’interno, nella struttura di 1500 metri, oltre alla classica sala pesi, abbiamo a disposizione quattro sale corsistiche con la presenza di una piscina da 25 metri”, conclude il presidente Mori.

E’ una struttura che punta alla sicurezza facendo grande attenzione alle norme anticovid. Sono presenti filtri certificati per purificare l’aria, si entra a numero chiuso, si deve mantenere la distanza di sicurezza, le mascherine sono obbligatorie, ed è prevista la sanificazione di luoghi comuni, sale e attrezzi. E’ obbligatorio poi esibire il green pass, come previsto dal recente decreto.

Child Play Specialist, corso di formazione nato dall’Associazione Il Porto dei piccoli

“E’ un’idea che viene dal mondo anglosassone dove è diffusa questa figura che si specializza nel gioco del bambino senza problemi che con problemi organici, come ad esempio bambini disabili. E’ il primo corso che si fa in Italia, ed è un corso di 600 ore dedicato ai ragazzi fra i 18 e i 30 anni, possibilmente laureati nelle discipline affini ma anche diplomati. Dopo questo corso una parte sicuramente troverà possibilità di lavoro, probabilmente già con borsa da parte della struttura che l’ha promosso”, spiega Edvige Veneselli, ex primario del reparto di neuropsichiatria del Gaslini e parte del Comitato scientifico dell’Associazione Il Porto dei piccoli.

E’ iniziata la selezione per il corso di formazione in Child Play Specialist, figura professionale, riconosciuta per la prima volta in Italia dalla nostra regione, che si dedica alla cura dei bambini e degli adolescenti ospedalizzati. C’è tempo fino al 15 gennaio per candidarsi e per regalare momenti felici e spensierati ai bimbi e ragazzi ricoverati. La domanda di iscrizione può essere scaricata al seguente link: https://www.cnosfap.it/index.php/informati/eventi/231-selezione-per-10-allievi-per-un-corso-specialista-in-terapia-ricreativa-durata-600-ore.

E’ una figura, diffusa soprattutto negli Stati Uniti, che utilizza molto la cultura del mare, emblematica delle attività del Porto dei piccoli. Tra queste, il gioco, la musica, il teatro e la pet therapy come strumenti di dialogo e di cura.

In Italia, in particolare, è stato configurato e fatto riconoscere dalla Regione Liguria. Il corso di formazione è un’esperienza che nasce da un lavoro grosso, di 16 anni di attività fatta al Gaslini con grande riscontro positivo da parte dei bimbi che hanno un percorso difficile e complesso, appunto quello del soggetto ospedalizzato. Si vuole restituire loro dei momenti di positività”, conclude Vesenelli.

Ai microfoni di Radio Babboleo, Edvige Veneselli:

Covid19: troppi buchi nel sistema

Nuove testimonianze raccolte nel gruppo Facebook “Covid-Genova/ Testimonianze – Azioni – Soluzioni”, formato da cittadini genovesi per far fronte alla confusione sulle informazioni relative ai casi di Covid 19, ci raccontano dei numerosi problemi che gli utenti genovesi si trovano ad affrontare.

Un milione di italiani contagiati dalla nuova variante, che corre veloce. Moltissimi cittadini si trovano in balia di se stessi, dato che la Asl è oberata di lavoro e non può occuparsi di tutti. Sono veri e propri buchi neri che riguardano principalmente due categorie: i cosiddetti malati fantasma e i malati in attesa di chiusura della pratica.

I malati fantasma sono quelli che si sono ammalati, hanno fatto in proprio i tamponi di routine, hanno aperto la pratica con Asl, ma nessuno è andato a casa a verificare o la verifica è avvenuta quando questi si erano già negativizzati”, – racconta Alessandra Ghezzi, promotrice del gruppo Facebook – “Queste persone di fatto sono state malate, sono guarite, ma non risultano aver fatto la malattia con tutto quello consegue in termini di green pass in scadenza o eventuale terza dose da fare”.

Un’altra dinamica diffusa vede protagonisti i malati negativizzati in attesa della chiusura della pratica da parte della Asl. “Sono persone a casa da più di 21 giorni, periodo previsto dalla legge, che però non avendo avuto il tampone di chiusura della Asl, vedono i medici di base rifiutarsi di fare il certificato di chiusura, normalmente rilasciato dopo il controllo di Asl. Queste persone sono quindi costrette a restare a casa più del dovuto”.

Tutti questi problemi rimangono irrisolti: i cittadini non trovano risposta ai loro quesiti e vengono di fatto abbandonati a loro stessi, in attesa.
Come sempre la colpa non è degli addetti, che immagino siano oberati di lavoro, ma dal fatto che non sono in numero sufficiente, per cui nessuno risponde. Un nostro suggerimento è provare a contattarli su messanger o tramite le varie e-mail della Asl”.

Ai microfoni di Radio Babboleo Alessandra Ghezzi, promotrice del gruppo Facebook “Covid-Genova / Testimonianze – Azioni – Soluzioni”

I centralini della Asl quasi sempre non sono raggiungibili e le persone si sentono abbandonate