Novembre 2023 – Pagina 2 – Babboleo

Novembre 2023

Violenza contro le donne, da lunedì parte il progetto per l’accoglienza V.E.R.A. organizzato dal Comune di Genova

Offrire una prima ospitalità, con il supporto di operatrici adeguatamente formate, per uscire da un legame violento e iniziare un percorso per la vita in autonomia per la propria vita e quella dei propri figli. È l’obiettivo del progetto sperimentale V.E.R.A- Violenza, Emergenza, Rischio e Accoglienza delle Politiche sociali del Comune di Genova, presentato oggi a Palazzo Tursi, e che partirà lunedì 27. Il progetto, della durata di sei mesi, con un finanziamento di 70.000 euro di quota servizi Fondo Povertà, è realizzato in collaborazione con il Cerchio delle Relazioni e il centro Per Non Subire Violenza, gestori delle case rifugio e centri antiviolenza, accreditati da Regione Liguria. 

«Il progetto Vera si inserisce nell’ambito di un quadro di riferimento delle politiche rivolte al contrasto della violenza di genere, fortemente voluto dall’Amministrazione, che rappresenta un modello innovativo a livello nazionale. In questi anni è stato rilevato dai servizi sociali del Comune di Genova e dagli enti accreditati delle case rifugio e dei centri anti violenza – ha spiegato l’assessore alle Politiche sociali Lorenza Rosso – l’incremento di segnalazioni da parte di vittime di violenza, un fatto che, se da un lato può essere visto come un fatto positivo perché indica la consapevolezza crescente da parte delle donne di poter uscire da relazioni violente, ci richiama anche a un sempre maggiore impegno nella messa in campo di azioni di contrasto e prevenzione. Purtroppo, lo abbiamo visto negli ultimi giorni con la tragedia che ha scosso l’Italia, e non solo, che ha visto vittima la giovane Giulia, ma lo vedono ogni giorno i nostri operatori e operatrici che ricevono chiamate di aiuto. La nostra amministrazione ritiene fondamentale inserire come priorità tra gli interventi di Pronto intervento sociale un Servizio sperimentale per porre fine materialmente alla violenza sulla donna e sui suoi figli, attraverso l’accoglienza in urgenza in un luogo protetto e il sostegno tempestivo di operatori dedicati, per consentire un percorso di uscita e di liberazione dalla relazione violenta. L’accoglienza delle donne e dei figli nel momento dell’allontanamento da casa è fondamentale per supportare psicologicamente la persona nella scelta compiuta ed evitare ripensamenti e rientri al domicilio con il concreto rischio dell’insorgere di ritorsioni e nuovi atteggiamenti violenti. Il progetto Vera, seppur in modalità sperimentale, risponde alle esigenze emerse nel confronto istituzionale nell’ambito del Tavolo di Coordinamento sul Protocollo regionale in materia di violenza di genere».  

«Questa progettualità – dichiara Francesco Cozzi, ex Procuratore Capo del Tribunale di Genova – consente di supportare la donna e i suoi bambini anche fornendo tutta l’assistenza necessaria al fine che lei possa decidere in maniera protetta assieme ai professionisti il percorso maggiormente appropriato senza il rischio di prendere soluzioni avventate o precipitose o addirittura dei ripensamenti dettati dal senso di solitudine o abbandono. Per questo ritengo molto positivo l’avvio di questo progetto sperimentale». «Genova è una città dove si evidenziano numerosi casi e la progettualità avviata dal Comune di attivazione di un pronto soccorso socioeducativo emergenziale risulta un’iniziativa fondamentale per le donne, per la rete dei pronto soccorso ed in generale per tutta la città» spiega Paolo Cremonesi, direttore delle Struttura complessa di emergenza dell’ospedale Galliera Paolo Cremonesi. 

Il servizio Vera offre a tutte le donne, con o senza figli, vittime di maltrattamenti e di violenza di genere, una prima ospitalità per un periodo variabile in base alla specificità delle diverse situazioni: da un minimo di 5 giorno a un massimo di un mese, con un supporto alla donna da parte di un’equipe di educatrici che garantiscono beni di prima necessità alla donna e ai propri figli, dai pannolini al cibo, mediazione culturale, linguistica e colloqui di accoglienza per l’accompagnamento verso i centri antiviolenza per affrontare un percorso personalizzato di uscita dalla violenza e l’eventuale inserimento nelle case rifugio, destinate alle donne vittime di violenza o altra idonea soluzione abitativa. Ad attivare il servizio, che ha una durata sperimentale di sei mesi, saranno gli Ambiti Territoriali Sociali, il Pronto Intervento Sociale dell’Ufficio Cittadini Senza Territorio e il servizio di emergenza sociale del Comune di Genova, raccogliendo le segnalazioni dalle Forze dell’ordine e dai Pronto Soccorso. Le operatrici del servizio risponderanno alla segnalazione attivandosi tempestivamente presso la struttura individuata per l’accoglienza, per conoscere le donne, ed eventualmente i figli, e rispondere alle prime necessità. Terminata la fase sperimentale di 6 mesi del progetto, una volta valutati i risultati raggiunti, l’intenzione è dare continuità al servizio. 

L’intervista integrale a Lorenza Rosso, assessore alle Politiche sociali del Comune di Genova, su Radio Babboleo.

A Genova il nucleo codice rosso della Polizia Locale contro la violenza di genere

Genova in prima linea nella lotta contro la violenza sulle donne. “In passato c’era paura di denunciare e le istituzioni fino a qualche anno fa non avevano strumenti idonei per aiutare e supportare chi aveva il coraggio di denunciare. Oggi grazie al codice rosso le istituzioni possono rispondere al grido d’allarme e d’aiuto di molte persone” – racconta l’assessore a Sicurezza e Polizia Locale Sergio Gambino. Da questa esigenza nasce il nucleo codice rosso della Polizia Locale, collegato al numero unificato 112. “Un supporto perchè le forze dell’ordine non riuscivano a far fronte alla mole di richieste emerse“.

Come reparto di Polizia Giudiziaria abbiamo istituito il nucleo fasce deboli, partito lo scorso anno e che ha avuto un’esponenziale richiesta da parte dell’utenza” – spiega Emiliano Anania, primo commissario responsabile Polizia Giudiziaria della Polizia Locale di Genova in un anno e mezzo trattati più di 320 fascicoli, dei quali molti hanno portato ad assicurare la giustizia ad alcuni soggetti violenti, virando così verso una polizia di sicurezza percepita dai cittadini come tale”.

Così la Polizia Locale di Genova presente su tutto il territorio tramite il numero unificato 112. “Non ci sono solo le forze della polizia per le donne vittime di violenza, ma anche i centro sociali, centri antiviolenza. Nessuna donna viene lasciata a se stessa, quindi il primo passo è sempre parlarne con qualcuno” – spiega il Commissario responsabile del nucleo codici rossi della polizia locale di Genova Elisa Frau – “si può messaggiare o chiamare il 112, anche tramite chiamata muta che consente di localizzare immediatamente la persona e far scattare i soccorsi“.

Più frequenti e denunciati negli ultimi tempi i maltrattamenti in famiglia” racconta il vicecommissario della Polizia Locale del Comune di Genova Sonia Gazzolo “molto spesso quando la donna vuole conquistare la propria indipendenza e libertà subisce forme di violenza. Frequenti i casi di donne con figli piccoli, che possono subire anche loro danni fisici e psicologici“.

L’intervista integrale ai microfoni di Radio Babboleo

Città Metropolitana di Genova, gratuità sugli autobus per gli over 70: Fratelli d’Italia ne rivendica la paternità

Il trasporto pubblico genovese va verso la ”gratuità” per alcune categorie: dal 15 gennaio 2024 libero accesso alla metropolitana di Genova h24 per tutti i residenti della città metropolitana, autobus gratuiti agli under 14 e agli over 70 (dalle 9:30) sempre residenti nella città metropolitana. Per contro il biglietto singolo costerà 2 euro o 2,20.

Sulla gratuità del servizio per gli over 70 rivendica la paternità dell’ idea il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia:

La consigliera Laura Gaggero

il capogruppo Franco De Benedictis

Sicurezza stradale, Gambino a Babboleo: “Genova medaglia di bronzo in Italia”

Il lavoro fatto in questi anni sta portando risultati importanti” racconta ai microfoni di Radio Babboleo l’assessore del Comune di Genova alla Sicurezza e alla Polizia Locale Sergio Gambino, commentando i dati dell’indagine dell’Università La Sapienza che pone Genova sul podio delle città più sicure in strada.

Terzo posto in Italia per Genova, successiva solo a Prato e Gorizia nel rapporto incidenti stradali e numero di morti e feriti. “Da ormai sei anni in costante diminuzione gli incidenti a Genova, continua però la strada verso ‘morti zero’ sulle nostre strade”.

Aumentati intanto i controlli sulle strade genovesi, ma scende il numero di sanzioni. “Forte rafforzamento della presenza delle forze della Polizia sul territorio per contrastare i comportamenti scorretti, ma paradossalmente abbiamo verificato un calo delle multe del 15-20% nel 2023 rispetto al 2022” – commenta l’assessore Gambino – “Cresce la consapevolezza dal punto di vista dell’educazione stradale”.

L’intervista integrale all’assessore alla sicurezza e Polizia Locale del Comune di Genova Sergio Gambino a Radio Babboleo

Verso il 25 novembre, Alessia Cotta Ramusino presenta il suo nuovo libro “100 Donne vestite di rosso”.

E’ in corso a Genova la XIX edizione del Festival dell’Eccellenza al Femminile che proseguirà fino al 9/12 e che affronta quest’ anno il tema dell’Identità attraverso spettacoli teatrali, presentazioni di libri, convegni, proiezioni e dibattiti.

“L’identità ha diverse sfaccettature e, mai come in questo momento, è un tema molto sentito dalle donne”, racconta ai nostri microfoni Alessia Cotta Ramusino, musicista e scrittrice che nel corso di questa edizione del festival e in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne si racconterà attraverso le pagine del suo libro “100 donne vestite di rosso“, pubblicato ad ottobre di quest’anno da Erga Editore.

La presentazione si terrà il 25 novembre alle 16 nel Salone di Rappresentanza della Città Metropolitana, a Genova.

“Un testo motivazionale e ispirazionale dove non si parla di violenza, ma di cultura, di bellezza e di modelli a cui ispirarsi, a livello femminile e non”, racconta Ramusino.

Qui l’ intervista integrale all’autrice.

Emergenza carceri, Alberto Scagni aggredito a Sanremo

Nuova notte di terrore al carcere Valle Armea di Sanremo, dove Alberto Scagni, condannato per l’omicidio della sorella, è stato preso in ostaggio e torturato da altri due detenuti, che avevano fatto uso di alcol artigianale e farmaci reperiti illegalmente. Questa la seconda volta per l’uomo: la prima aggressione, avvenuta nel penitenziario genovese di Marassi, è risalente a poco più di un mese fa.

Intimidazioni anche per il compagno di cella, che è stato tenuto sotto minaccia e chiuso in bagno, mentre i sequestratori perpetravano le percosse su Scagni. Quasi in fin di vita, il recluso è stato tratto in salvo dagli agenti, coordinati dal Vicecomandante presente sul posto, che hanno fatto irruzione con caschi protettivi e scudi. Immediato il trasporto in ospedale per la vittima.

Un soccorso complesso che ha visto un poliziotto ferito, con due costole rotte. Cresce così il malcontento del corpo penitenziario, che ha protestato alla fine del tragico turno. Intanto, la mamma di Alberto Scagni, Antonella Zarri, è a Roma per partecipare a un incontro pubblico con il suo avvocato Fabio Anselmo per discutere dell’inefficienza delle forze dell’ordine. “Inutile parlare di prevenzione se poi si interviene in ritardo” spiega l’avvocato.

“E’ solo grazie all’ ingresso della Polizia Penitenziaria in cella che si è evitato un brutale omicidio, ancora una volta dovuto ad abbinamenti pericolosi di detenuti. Sanremo non può gestire 290 detenuti. Tutto ciò acclara la perdurante emergenza penitenziaria mancante di 18mila unità” – così Fabio Pagani, Segretario Regionale UIL-PA PENITENZIARI Liguria ai nostri microfoni.

Approvato il nuovo Piano Sanitario dopo 24 ore di Consiglio. “Piano ambizioso e coraggioso di cui la sanità ha bisogno”

Approvato questa mattina dal Consiglio regionale il Piano Socio Sanitario Regionale 2023-2025, documento di programmazione sanitaria e sociosanitaria della Regione che definisce le linee strategiche dell’organizzazione territoriale, degli ospedali e delle attività di prevenzione di tutta la Liguria. Il piano è stato predisposto da Alisa in coerenza con gli indirizzi di programmazione nazionale. Prima dell’approvazione definitiva di Regione, è stato oggetto di un approfondito confronto con diversi enti e stakeholder che hanno contribuito ad accrescerne il livello di condivisone e attuabilità. Il documento si articola in quattro parti: principi e indirizzi, territorio, prevenzione e promozione della salute, rete ospedaliera ligure.

“Dopo la certificazione del ministero della Salute – sottolinea l’assessore alla Sanità Angelo Gratarola – è arrivato il parere favorevole del Consiglio regionale che conferma alcuni aspetti particolarmente positivi tra cui il rafforzamento dell’offerta territoriale, una sempre maggiore presa in carico individualizzata e un ulteriore salto di qualità nella direzione della digitalizzazione. Siamo di fronte ad un piano che arriva alla fine di un percorso di condivisione. Infatti, questa amministrazione ha individuato, per la prima volta nella storia dell’approvazione di un piano, la conferenza dei sindaci di ciascuna Asl come il luogo indicato per la sua illustrazione in bozza. Siamo di fronte ad un documento in linea con la programmazione nazionale. La grande sfida, tramite i fondi del Pnrr, è rappresentata dal potenziamento della medicina territoriale per liberare gli ospedali e dedicarli all’alta complessità. Le principali innovazioni introdotte dal piano sono il concetto di ‘One Health’, la nuova vision del territorio, il ruolo dei distretti, il nuovo sistema informativo e lo sviluppo della tecnologia digitale nella sanità, il potenziamento della rete ospedaliera e la ridefinizione della mission delle strutture e le novità legate al sistema di emergenza-urgenza, 118, numero unico 116117”.

Le novità del Piano

IL CONCETTO DI “ONE HEALTH”
È il raggiungimento del più alto livello possibile di “salute”, attraverso una visione di diverse discipline che collegano il benessere dell’individuo all’ecosistema e alle relazioni che lo circondano.

LA NUOVA VISION DEL TERRITORIO
Dal modello di offerta “diagnosi e cura” a quello in cui il Sistema sanitario garantisce una presa in carico personalizzata con il coinvolgimento dei pazienti, semplificando l’accesso alle prestazioni e ai servizi, mettendo in rete strumenti e soggetti coinvolti: il distretto, la rete di prossimità (casa di comunità, medici di famiglia, pediatri, centrale operativa territoriale, ospedali di comunità).

IL RUOLO DEI DISTRETTI
Come previsto dal PNRR, il distretto diventa il punto di riferimento per la risposta ai bisogni del cittadino e provvede alla programmazione dei servizi, alla pianificazione delle innovazioni, alle decisioni in materia di logistica, accesso, offerta di prestazioni. Al fine di garantire i servizi, si sviluppano sul territorio le strutture indicate dal PNRR: ospedali di Comunità, case di Comunità e centrali operative territoriali. In Liguria sono previste 32 Case di Comunità (5 nella Asl1, 6 nella Asl 2, 13 nella Asl3, 3 nella Asl4, 5 nella Asl5) e 11 Ospedali di Comunità (1 in Asl1, 2 in Asl2, 4 in Asl3 , 2 in Asl 4 e 2 in Asl5). E’ previsto, inoltre, il potenziamento della figura dell’Infermiere di Famiglia o Comunità. Per incrementare il numero di pazienti in carico alle cure domiciliari, comprese quelle palliative, sarà inserito nelle Case di Comunità il servizio di Cure domiciliari e delle Unità di Cure palliative domiciliari, con il potenziamento delle figure professionali dedicate all’assistenza domiciliare

IL NUOVO SISTEMA INFORMATIVO E LO SVILUPPO DELLA STRATEGIA DIGITALE NELLA SANITÀ
Proseguendo gli investimenti nella digitalizzazione della sanità (prenoto vaccino, prenoto salute, prenoto prevengo, ricetta dematerializzata, fascicolo sanitario elettronico, si arriva allo sviluppo della piattaforma IT-CURA con l’obiettivo di sviluppare pienamente una vera e completa “medicina di comunità”, arrivando a creare un ecosistema socio sanitario integrato e digitale su tutto il territorio della Regione.

POTENZIAMENTO DELLA RETE OSPEDALIERA E RIDEFINIZIONE DELLA MISSION DELLE STRUTTURE OSPEDALIERE
Il piano prevede la realizzazione di tre nuovi ospedali (Erzelli a Genova, Felettino a Levante e Taggia a ponente) destinati a completare l’offerta in base alle caratteristiche del territorio integrandosi con le funzioni che sviluppano i singoli nosocomi attraverso una miglior definizione delle attività che valorizzi sia la prossimità sia le competenze specialistiche per le patologie più complesse valorizzando i centri all’avanguardia per la gestione delle attività e la ricerca scientifica. Per l’ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero (Grandi Apparecchiature Sanitarie) sono previsti investimenti per 23 milioni 360 mila euro (Pnrr) e 8 milioni 674mila euro (altre fonti). Per l’ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero DEA sono previsti investimenti 34 milioni e 827 mila euro.

PUNTI NASCITA
La programmazione regionale prevede, nel rispetto degli standard che garantiscano requisiti e sicurezza ottimali per donna e bambino, 9 punti nascita a livello regionale: 3 nell’area ottimale di ponente, 4 in area metropolitana genovese, 2 nell’area ottimale di levante.

L’EMERGENZA-URGENZA, IL 118, IL NUMERO UNICO 116117
Il sistema è strutturato con la presenza di almeno un DEA in ogni ASL, affiancato da sedi di pronto soccorso e punti di primo intervento. Le centrali del 118 diventano tre in Liguria. L’attivazione del numero unico 116117 per le cure mediche non urgenti rappresenta il servizio telefonico gratuito alla popolazione, attivo 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, per tutte le prestazioni sanitarie e sociosanitarie a bassa intensità assistenziale.

Agricoltura sociale, Malfatto: “Fondamentale trasferire competenze degli agricoltori alle persone fragili”

L’agricoltura sociale è quel tipo di intervento atto all’uso terapeutico delle attività presenti in un’azienda agricola condotte secondo criteri di responsabilità etica e sostenibilità ambientale dagli imprenditori agricoli. Le attività, spesso di tipo manuale, nell’allevamento e nella cura degli animali e in orticoltura possono essere di beneficio sia in ambito educativo sia a persone in particolari situazioni di svantaggio e difficoltà.

“Per le aziende è fondamentale trasferire le competenze degli agricoltori alle persone fragili; questo ha e può avere un impatto sociale, ma anche economico, molto importante – ha dichiarato Marco Malfatto presidente della comunità San Benedetto al Porto – Molte attività, come fare le potature e ripristinare fasce, curano e mantengono il territorio.

L’Assessorato all’Agricoltura della Regione Liguria ha organizzato un convegno durante la quale sono state affrontate tematiche quali l’integrazione sociolavorativa dei soggetti fragili, la multifunzionalità delle aziende agricole, l’etica di impresa per sviluppare nuove strategie che accompagnino le richieste delle aziende per proseguire i progetti intrapresi o formularne altri, sulla base delle istanze dei cittadini e degli enti territoriali.

“Il cambiamento secondo le mutate esigenze della comunità- spiega il vice presidente della Regione Liguria con delega all’Agricoltura Alessandro Piana – è possibile solo se si uniscono le esigenze delle aziende agricole con le necessità di reinserimento e di cura a trecentosessanta gradi delle persone con fragilità. Il lavoro svolto finora ha dato dei segnali incoraggianti: sono aumentate sensibilmente le iscrizioni nel registro delle aziende agricole sociali, da poche unità a 72. Questo è stato possibile perché nella passata programmazione, con la misura 16.9 del Programma di Sviluppo Rurale, abbiamo finanziato per un totale di oltre 1,7 milioni di euro 10 selezionati progetti. Di questi 9 sono già conclusi e uno, “Coltivare salute” sarà portato a termine nel 2024. Ringrazio in modo particolare i capifila di questi progetti che interverranno all’incontro: ASL 1, ASL 3, ASL 5, IRF, CEIS, Associazione Comunità San Benedetto al Porto, Coldiretti e Forma oltre a tutti i partner e ai soggetti coinvolti”.

L’intervista integrale a Marco Malfetto, presidente della comunità San Benedetto al Porto, su Radio Babboleo.

Un ligure su 26 gira un video con il cellulare mentre è al volante

Il 3,8% dei residenti in Liguria ha girato un video con il cellulare mentre si trovava alla guida. Il 5,3% ha invece dichiarato di essere stato a bordo di un mezzo mentre il conducente filmava.

È questo il dato sconcertante, relativo alla sola Liguria ma in linea con quello dell’intero territorio italiano, che mostra rispettivamente una percentuale del 3,1% ed del 6,9%, emerso dalla terza edizione della ricerca sugli stili di guida degli utenti, commissionata da Anas (Società del Polo Infrastrutture del Gruppo FS Italiane) e condotta da CSA Research – Centro Statistica Aziendale – con interviste su un campione di 4mila persone e con oltre 5mila osservazioni dirette su strada. I numeri sono stati presentati oggi nell’ambito del convegno “Sicurezza stradale: obiettivo zero vittime”, organizzato da Anas, Piarc (Associazione mondiale della strada) e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in occasione della Giornata mondiale in ricordo delle vittime della strada.

Al convegno hanno partecipato il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, il Presidente di Anas e di Piarc Italia Edoardo Valente, l’Ad di Anas Aldo IsiPaolo Crepet Psicologo e Sociologo, il giornalista Luca Valdiserri.   

“I dati preoccupanti evidenziati quest’anno dalla Ricerca Anas sugli stili di guida – ha dichiarato l’AD Aldo Isi – denotano come gran parte della responsabilità sia imputabile al fattore umano. Oltre al forte impegno nel continuare a sensibilizzare gli utenti sull’importanza di una guida prudente, sicura e senza distrazioni, Anas sta lavorando per potenziare ulteriormente gli standard di sicurezza della propria rete garantendo, come sempre, la manutenzione ordinaria delle infrastrutture e puntando anche   sull’innovazione tecnologica”.

Inoltre, sottolinea Isi, il dato emerso con la scorsa edizione della Ricerca riguardo la percezione di sé e degli altri alla guida, vede gli italiani assegnare a se stessi come guidatori un voto pari a 9; il giudizio che hanno degli altri guidatori su strada è invece negativo e si attesta su una media di 5.4, quindi ben sotto la sufficienza.

I due comportamenti più scorretti percepiti riguardano i limiti di velocità, che secondo gli intervistati vengono rispettati solo dal 40,3% degli altri guidatori, e l’uso del cellulare alla guida, solo nel 39,6% dei casi.

Ecco alcuni dei dati più interessanti emersi dalla Ricerca relativi alla singola regione Liguria.

L’ 8,7% dei liguri dichiara di non rispettare i limiti di velocità nelle strade che non presentano tutor o autovelox ed il 65,5% afferma che siano gli altri guidatori a non attenersi ai limiti.

Il 9,9% dei residenti ammette di utilizzare il telefono alla guida o fermo al semaforo, ma il 59,4% rivela di aver visto altri compiere questo sbagliato gesto.

Il 5,6% non si assicura sempre che tutti i passeggeri indossino la cintura di sicurezza ed il 46,2% sostiene che non tutti all’interno di un veicolo la indossino sempre.

Il 2,2% degli intervistati non utilizza il casco o non lo allaccia correttamente o rivela non lo facciano gli altri motociclisti, per il 29,7%.

Il 4,9% dei liguri non nasconde di essersi messo alla guida dopo aver bevuto ed il 48,3% sostiene che in genere gli altri guidatori compiano questa pericolosa infrazione.

Lo 0,8%( 41,6% in riferimento agli altri autisti), infine, dichiara di non mettere sempre la freccia in caso di cambio corsia e, nel caso del 3,1%( per gli altri 52,9%) , di aver superato talvolta nonostante la striscia che divide le corsie fosse continua.