A Genova duemila studenti per parlare di mafia, sicurezza e legalità – Babboleo

A Genova duemila studenti per parlare di mafia, sicurezza e legalità

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Questa mattina al Teatro Carlo Felice di Genova erano duemila gli studenti presenti in sala per ascoltare le testimonianze di chi le azioni della mafia le ha subite in prima persona e chi, da anni, lotta per la legalità e la giustizia. Il movimento delle Agende Rosse “Falcone Borsellino” ha così incontrato i giovani delle scuole medie superiori liguri per parlare di mafie, attualizzare il fenomeno e dare loro gli strumenti adeguati per riconoscerlo e denunciarlo con coraggio.

Mostrare ai giovani il loro futuro” – dichiara il Sindaco di Genova Marco Bucci – “un futuro fatto di legalità, giustizia e che non ha spazio per la corruzione e la mafia”.

Un evento ormai consolidato, a quasi 31 anni dalle stragi di Capaci e Via D’Amelio, che attraverso testimonianze dirette di vittime e parenti, affronta il problema delle mafie, slegandolo dalla “questione meridionale”: una mafia con i suoi gangli nei livelli istituzionali, imprenditoriali e politici del nostro Paese, perchè nessuna Regione italiana è esente da infiltrazioni malavitose.

Non siamo immuni” – spiega Roberto Centi, presidente della Commissione Regionale Antimafia – “La Liguria è infiltrata dalla ‘ndrangheta con diverse tipologie di reato. Basti pensare che il 40% dei sequestri di cocaina è in Liguria, oltre a 476 beni confiscati alla mafia“.

Un dibattito sempre vivo, ancor di più dopo il recente arresto del boss Matteo Messina Denaro. “Purtroppo cambia poco, cambierebbe solo se raccontasse cosa è successo allora e cosa è successo in questi trent’anni di latitanza” – commenta Angelo Corbo, sopravvissuto alla strage di Capaci – “fondamentale far capire che la mafia non è finita. La mafia è ovunque e dovunque: nei comportamenti, nei modi di fare… ma se si vuole si può cambiare“.

Una mafia che è sempre più nascosta” – racconta Angelo Garavaglia Fragetta, co-fondatore del Movimento Agende Rosse -“dover raccontare ai ragazzi che c’è una parte di Stato che è in combutta con la mafia è una cosa che faccio fatica a fare”.

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