Celivo, Storie di Volontariato, essere “Al Verde” rende green, “La nostra mission? Riuso, Riparazione e Rigenerazione” – Babboleo

Celivo, Storie di Volontariato, essere “Al Verde” rende green, “La nostra mission? Riuso, Riparazione e Rigenerazione”

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Laboratori di riciclo e occasioni per ridar vita ad oggetti dimenticati: l’Associazione Al Verde lavora per la diffusione dell’economia circolare

GENOVA – È capitato a tutti di ritrovarsi con un elettrodomestico guasto, una lampada che non si accende o la macchina del caffè KO. Il primo istinto è quello di rimpiazzarlo con uno nuovo. Cosa fare però quando non ne abbiamo le possibilità? Oppure vi siamo talmente affezionati che detestiamo l’idea di liberarcene? Una soluzione a costo zero – o quasi – è quella dei Repair Cafè. Nei Paesi scandinavi sono piuttosto diffusi ma anche a Genova non mancano. È uno degli spazi dell’Associazione Al Verde, realtà genovese ultradecennale che promuove la cultura della gestione sostenibile dei rifiuti e delle risorse.  È una delle tante associazioni che Celivo supporta. Il Centro di servizio per il volontariato che opera in Città Metropolitana di Genova da ormai venticinque anni, affianca le organizzazioni con servizi di consulenza, promozione, orientamento e formazione.

Nel laboratorio di Al Verde ci sono macchinari, utensili, caffè e artigiani che mettono a disposizione il loro tempo e la loro expertise per aiutare chi porta presso il loro Repair Cafè un oggetto che ha bisogno di essere rigenerato. “Il tutto avviene gratuitamente, basta essere associati” – spiega Giulia Cavagnetto, direttrice di Al Verde – “E poi è un’alternativa alla socialità“. C’è persino chi viene solo per guardare gli altri lavorare, imparando così dalle mani altrui. “Si sta insieme e si chiacchera. Ci scambiamo le conoscenze come funzionava un tempo, ad esempio nei circoli del cucito” – sorride Giulia. Su questa scia, Al Verde ha messo in piedi anche un Centro del Riuso, in vico Salvaghi, uno spazio che accoglie oggettistica e piccoli arredi donati dalla cittadinanza, pronti a riacquistare vita in una nuova casa.

Giulia Cavagnetto

Come associazione di promozione sociale, Al Verde incoraggia modelli di produzione e consumo che includono riciclo, prestito e condivisione, secondo i principi dell’economia circolare. Così al posto di “produrre, usare e buttare” Al Verde dà voce alla Teoria delle R, ovvero ridurre, riusare, riparare, rigenerare e riciclare.C’è stato un cambiamento da parte dei genovesi” – racconta Giulia – “Prima era considerata una moda, una cosa di nicchia, ora la gente sa di cosa parlo. Credo che la crisi economica abbia influito, il nostro nome ‘Al Verde’ ha senso anche in questo. Quando il tuo potere d’acquisto è ridotto, ragioni su come vuoi spendere i tuoi soldi“.

Rigenerare, laddove possibile, fa bene al portafoglio e alla propria individualità. “Chi sono con quello che ho? Questo tema viene sempre più fuori“. I nostri oggetti diventano così lo specchio di noi stessi e, ridando vita al materiale, ci dedichiamo alla scoperta attraverso qualcosa che è già vissuto, a volte persino da qualcun altro. È la riflessione che ha ispirato FRAMES, un’esposizione fotografica andata in scena lo scorso anno in piazza Cernaia in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza di genere. Trenta donne si sono raccontate attraverso fotografie contornate da cornici riciclate e personalizzate proprio da loro. “Volevamo fare qualcosa per l’auto-narrazione delle donne, ne è nato una specie di flash mob, è stato molto emozionante e lo ripeteremo sicuramente” – ricorda la direttrice.

Siccome le “buone maniere” si acquisiscono già a partire dall’infanzia, Al Verde offre anche diversi percorsi dedicati ai bambini legati all’approccio al materiale e il rispetto di ciò che già possediamo . Dalla carta al legno, i più piccini si cimentano in laboratori di fabbricazione e rigenerazione, scoprendo anche il degrado dei materiali, abbracciando così una visione meno consumistica alla materia.

Un approccio che diventa sempre più urgente far proprio, anche rispetto alla questione ambientale: lo scorso 19 maggio l’Italia ha esaurito le risorse naturali che il pianeta può rigenerare in un anno. La data “x” prende il nome di Overshoot Day e segna l’inizio del nostro debito ecologico. “Il consumo e la ricerca del bello può essere interessante, però bisogna darci il giusto valore“. Giulia è anche archeologa e negli scavi a cui ha preso parte ha studiato le civiltà del passato tramite i loro rifiuti: “Guardare la nostra società in base ai rifiuti che produciamo è piuttosto avvilente. Non dico che non bisogna produrre o consumare, ma bisogna scegliere cosa produrre e cosa consumare“.

Ascolta l’intervista completa a Giulia Cavagnetto, direttrice dell’Associazione Al Verde, su Radio Babboleo.

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