L’8 maggio 1946 La Spezia diventava la Porta di Sion – Babboleo

L’8 maggio 1946 La Spezia diventava la Porta di Sion

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Nelle mappe di Israele La Spezia non esiste. Eppure La Spezia c’è, è una delle città più belle della Liguria e sede della Marina Militare Italiana. Ma sulla cartografia ebraica compare con tutt’altro nome: “Schàar Zion”, Porta di Sion. Dietro a questo nome c’è una storia da raccontare.

Nel 1946, molti prigionieri ebrei scampati ai lager nazisti espressero il desiderio di andare a vivere in Palestina, la “Terra Promessa” a cui fare ritorno dopo le migrazioni dei secoli precedenti che li avevano portati in Europa. L’orrore della guerra e dei campi di sterminio sarebbe stato un po’ più lontano.

Proprio dal porto della Spezia partirono due navi, Fede e Fenice, cariche di sfollati desiderosi di ricongiungersi con la terra dei loro padri. Non fu una partenza facile, quella della “Missione Exodus”: la Gran Bretagna, che regolava l’ingresso degli ebrei in Palestina, aveva fissato a 75.000 unità il numero massimo di persone autorizzate a trasferirsi, e questo numero era già stato abbondantemente raggiunto.

Ci vollero settimane di trattative tra gli organizzatori del viaggio “semi-clandestino” e le autorità britanniche. Gli sfollati restarono sulle banchine per molti giorni, iniziarono anche un lungo sciopero della fame, supportati dalla comunità locale che, dopo un’iniziale diffidenza, prestò aiuto e conforto a quegli insoliti migranti.

Alla fine, l’8 maggio 1946, le navi furono autorizzate a partire alla volta della Palestina. Da allora, per la comunità ebraica La Spezia è conosciuta come “Porta di Sion”. Per l’aiuto fornito ai profughi ebrei scampati ai lager, la città è stata insignita della Medaglia d’Oro al Merito Civile.

La Spezia nel secondo dopoguerra ha promosso nel Mediterraneo l’idea della pace e del rispetto tra i popoli attraverso il Comitato Euro Mediterraneo Cultura dei Mari, presieduto dal sindaco della città. Dal 2000, La Spezia assegna il “premio Exodus”, riconoscimento a figure che si sono spese nel campo della solidarietà e del dialogo internazionale. Quest’anno il premio è andato a Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

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