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Una grande viaggiatrice degli oceani ha scelto di fermarsi momentaneamente nel Mar Ligure: venerdì 13 novembre i ricercatori di Menkab: il respiro del mare e i filmmaker di Artescienza sono di rientro da una delle frequenti uscite in mare che periodicamente svolgono per monitoraggio scientifico e per effettuare riprese audiovisive nell’ambito del progetto di docu-film Bartleby, la balena. Al tramonto, a meno di 3 miglia dal porto di Savona, avvistano una megattera (Megaptera novaeangliae): tramite l’osservazione diretta e l’utilizzo di immagini subacquee e aeree, è stato possibile notare l’eccessiva magrezza dell’animale e uno stato di salute compromesso.
Biagio Violi di Menkab racconta qualcosa in più su di loro. “Mega ptéron vuol dire in greco grande ala, perché la megattera ha enormi pinne pettorali. Sono animali acrobatici capaci di grandi salti, ma sono anche i più grandi migratori dell’oceano; in primavera ed estate cacciano alle alte latitudini, in autunno e inverno si spostano alle basse latitudini per l’accoppiamento e il parto: i maschi, per conquistare le femmine, cantano per molte ore. In questi lunghi viaggi raramente decidono di esplorare il Mediterraneo, dove probabilmente non trovano sufficiente cibo”.
L’avvistamento, di per sé straordinario, non finisce di riservare sorprese: “tramite un processo di matching – spiega Giulia Calogero di Menkab – possiamo fotoidentificare un animale comparando due o più fotografie scattate in momenti diversi: se ricorrono alcune caratteristiche (dette marks), come il profilo delle pinne o la depigmentazione, possiamo affermare si tratti dello stesso esemplare. Il matching in questo caso conferma che ieri ci siamo imbattuti nello stesso esemplare avvistato a Genova lo scorso 26 agosto da Liguria Whale Watching: si tratta di una megattera riconosciuta e identificata grazie a una rete internazionale di ricercatori che abbiamo contattato e che ci ha permesso di scoprire che l’animale era stato fotografato nel 1986 a Santo Domingo, in acque atlantiche”. L’esemplare è stato avvistato da solo, mentre ad agosto si accompagnava ad un cucciolo; impossibile sapere cosa ne è stato del più giovane.
Fondamentale, ricorda Calogero, l’apporto dei filmmakers: “C’è una stretta connessione tra la documentazione visiva e la ricerca. In questo caso ad esempio le riprese aeree di Gabriele Principato di Artescienza ci hanno permesso di studiare il comportamento dell’animale e acquisire informazioni che altrimenti avremmo perso”.
Samuele Wurtz, filmmaker di Artescienza, non nasconde l’entusiasmo: “lavorare a un progetto come Bartleby, la balena, film in cui finzione e documentario si intrecciano in maniera indissolubile, è un’esperienza unica sia come regista che come appassionato di mare e natura. A volte si deve mettere da parte l’idea controllare tutto, come avviene nella regia di un film di fiction, e bisogna solo seguire l’istinto, lasciarsi trasportare soltanto dalla forza degli eventi; è sempre una grande emozione poter osservare dal vivo e poi attraverso le immagini con il drone questi esemplari, che fanno apparire l’essere umano ancora più piccolo al loro cospetto”.

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