Firdawss Raqaq – Babboleo

Firdawss Raqaq

Suq Festival, proseguono le iniziative sociali ed ecologiche. Cittadini sostenibili raccolgono 20 mila mozziconi in un’ora e mezza

GENOVA – 20 mila mozziconi nel giro di un’ora e mezza. È la quantità raccolta in Centro Storico da 20 volontari di Cittadini Sostenibili, l’associazione genovese impegnata nella promozione di comportamenti e scelte sostenibili. L’iniziativa, dal nome “Sfida del mozzicone“, è inserita nella vasta rassegna di attività, laboratori, spettacoli e concerti del Suq Festival, manifestazione che terrà banco al Porto Antico fino a domenica 23 giugno.

Dal sociale all’ecologia, il Suq è un palcoscenico multiculturale che dà voce alla diversità e alla bellezza della scoperta ma anche all’impegno civico ed etico dei cittadini, promuovendo buone pratiche a tutela dell’ambiente. “Ottimi gli eventi e le scelte ecologiche del Suq” – racconta Andrea Sbarbaro, presidente di Cittadini Sostenibili – “Anche quest’anno il Festival non ha consentito la vendita di bottigliette d’acqua monouso, nè di acqua in altri contenitori. Anzi, ha scelto di mantenere punti d’acqua gratuiti che, grazie alla collaborazione con Iren, sono anche aumentati“. Dal 2019, il Suq è Plastic Free. Infatti, prima di entrare in fiera ci si imbatte in un cartello che invita a portarsi dietro la propria borraccia o bottiglietta, in modo da ridurre l’uso di oggetti monouso. “È uno degli unici Festival al Porto Antico che ha adottato questa tecnica” – specifica Sbarbaro. Il messaggio è ‘rinunciamo ai rifiuti’.

Un piccolo gesto capace di diventare grande, se sposato dalla collettività intera. “Tutti noi possiamo essere cittadini sostenibili“. Per questo motivo, l’associazione ha messo a disposizione, sul suo sito, il “Kit Attivismo“, una lista di consigli per diventare cittadini consapevoli che si prendono cura del loro territorio. Tra questi, l’uso delle piattaforme “SegnalaCi” e “Proponiti” del Comune di Genova, le quali le segnalazioni e i suggerimenti dei cittadini. Sbarbato fa qualche esempio: “Un tombino intasato, un lampione rotto, un cassonetto mal funzionante o un veicolo abbandonato“. C’è anche chi concretizza quotidianamente il suo impegno civico, prendendosi cura di un pezzo di città, ad esempio “adottando” un’aiuola o uno spazio verde.

E a proposito di spazi da proteggere, proprio questa sera – 21 giugno – al Suq Festival si terrà il panel “La vittoria storica delle anziane per il clima“. “Quando si pensa all’ambiente, vengono in mente Greta Thunberg e i giovanissimi” – spiega Sbarbato – “Stavolta le protagoniste sono 2300 donne, quasi tutte over 70”. L’associazione Anziane per il clima ha vinto una causa contro la Svizzera, per inadempienza rispetto alla crisi climatica, presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. La sentenza segna un punto di svolta sotto molti profili e rappresenta una pietra miliare in materia di diritti umani e giustizia climatica.

Sempre nell’ambito del Suq Festival, Cittadini Sostenibili e la Collina dei Conigli, associazione per il recupero di animali da laboratorio, lavorano ad una guida volta a rispondere alla domanda: “Cosa fare a Genova quando si trova un animale in difficoltà?“. Trovarsi in una situazione di emergenza che vede vittima un animale, selvatico o domestico che sia, può non essere di facile gestione, soprattutto se mancano le informazioni adeguate, ad esempio l’autorità da chiamare in questi casi. La guida sarà disponibile online nelle prossime settimane.

Intanto, la 26esima edizione del Suq Festival continua a tener banco, qui il programma degli ultimi appuntamenti.

Ascolta l’intervista completa ad Andrea Sbarbaro, presidente di Cittadini Sostenibili, su Radio Babboleo.

Celivo, Storie di Volontariato, essere “Al Verde” rende green, “La nostra mission? Riuso, Riparazione e Rigenerazione”

Laboratori di riciclo e occasioni per ridar vita ad oggetti dimenticati: l’Associazione Al Verde lavora per la diffusione dell’economia circolare

GENOVA – È capitato a tutti di ritrovarsi con un elettrodomestico guasto, una lampada che non si accende o la macchina del caffè KO. Il primo istinto è quello di rimpiazzarlo con uno nuovo. Cosa fare però quando non ne abbiamo le possibilità? Oppure vi siamo talmente affezionati che detestiamo l’idea di liberarcene? Una soluzione a costo zero – o quasi – è quella dei Repair Cafè. Nei Paesi scandinavi sono piuttosto diffusi ma anche a Genova non mancano. È uno degli spazi dell’Associazione Al Verde, realtà genovese ultradecennale che promuove la cultura della gestione sostenibile dei rifiuti e delle risorse.  È una delle tante associazioni che Celivo supporta. Il Centro di servizio per il volontariato che opera in Città Metropolitana di Genova da ormai venticinque anni, affianca le organizzazioni con servizi di consulenza, promozione, orientamento e formazione.

Nel laboratorio di Al Verde ci sono macchinari, utensili, caffè e artigiani che mettono a disposizione il loro tempo e la loro expertise per aiutare chi porta presso il loro Repair Cafè un oggetto che ha bisogno di essere rigenerato. “Il tutto avviene gratuitamente, basta essere associati” – spiega Giulia Cavagnetto, direttrice di Al Verde – “E poi è un’alternativa alla socialità“. C’è persino chi viene solo per guardare gli altri lavorare, imparando così dalle mani altrui. “Si sta insieme e si chiacchera. Ci scambiamo le conoscenze come funzionava un tempo, ad esempio nei circoli del cucito” – sorride Giulia. Su questa scia, Al Verde ha messo in piedi anche un Centro del Riuso, in vico Salvaghi, uno spazio che accoglie oggettistica e piccoli arredi donati dalla cittadinanza, pronti a riacquistare vita in una nuova casa.

Giulia Cavagnetto

Come associazione di promozione sociale, Al Verde incoraggia modelli di produzione e consumo che includono riciclo, prestito e condivisione, secondo i principi dell’economia circolare. Così al posto di “produrre, usare e buttare” Al Verde dà voce alla Teoria delle R, ovvero ridurre, riusare, riparare, rigenerare e riciclare.C’è stato un cambiamento da parte dei genovesi” – racconta Giulia – “Prima era considerata una moda, una cosa di nicchia, ora la gente sa di cosa parlo. Credo che la crisi economica abbia influito, il nostro nome ‘Al Verde’ ha senso anche in questo. Quando il tuo potere d’acquisto è ridotto, ragioni su come vuoi spendere i tuoi soldi“.

Rigenerare, laddove possibile, fa bene al portafoglio e alla propria individualità. “Chi sono con quello che ho? Questo tema viene sempre più fuori“. I nostri oggetti diventano così lo specchio di noi stessi e, ridando vita al materiale, ci dedichiamo alla scoperta attraverso qualcosa che è già vissuto, a volte persino da qualcun altro. È la riflessione che ha ispirato FRAMES, un’esposizione fotografica andata in scena lo scorso anno in piazza Cernaia in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza di genere. Trenta donne si sono raccontate attraverso fotografie contornate da cornici riciclate e personalizzate proprio da loro. “Volevamo fare qualcosa per l’auto-narrazione delle donne, ne è nato una specie di flash mob, è stato molto emozionante e lo ripeteremo sicuramente” – ricorda la direttrice.

Siccome le “buone maniere” si acquisiscono già a partire dall’infanzia, Al Verde offre anche diversi percorsi dedicati ai bambini legati all’approccio al materiale e il rispetto di ciò che già possediamo . Dalla carta al legno, i più piccini si cimentano in laboratori di fabbricazione e rigenerazione, scoprendo anche il degrado dei materiali, abbracciando così una visione meno consumistica alla materia.

Un approccio che diventa sempre più urgente far proprio, anche rispetto alla questione ambientale: lo scorso 19 maggio l’Italia ha esaurito le risorse naturali che il pianeta può rigenerare in un anno. La data “x” prende il nome di Overshoot Day e segna l’inizio del nostro debito ecologico. “Il consumo e la ricerca del bello può essere interessante, però bisogna darci il giusto valore“. Giulia è anche archeologa e negli scavi a cui ha preso parte ha studiato le civiltà del passato tramite i loro rifiuti: “Guardare la nostra società in base ai rifiuti che produciamo è piuttosto avvilente. Non dico che non bisogna produrre o consumare, ma bisogna scegliere cosa produrre e cosa consumare“.

Ascolta l’intervista completa a Giulia Cavagnetto, direttrice dell’Associazione Al Verde, su Radio Babboleo.

I numeri del #GirodiZena 2024, “Oltre 33 mila chilometri percorsi in tre settimane”

La premiazione si terrà giovedì 20 giugno alle ore 18:30 al Green People di Genova, “È stato un successo, ora pensiamo alla prossima sfida: il Tour de Gênes”

GENOVA – A quasi tre settimane dalla fine del Giro d’Italia, anche i pedalatori urbani del Giro di Zena fanno un bilancio della corsa. L’iniziativa di Genova Ciclabile ha visto circa 120 genovesi, veterani o nuovi al ciclismo urbano, percorrere 1/10 dei chilometri della tappa giornaliera del Giro d’Italia durante la loro vita quotidiana. Alcuni di loro hanno persino raccontato le loro giornate ciclistiche durante la sfida ai nostri microfoni.

Un successo oltre le aspettative” – racconta  Daniele Zefiro, ideatore e organizzatore dell’evento. Lo provano i numeri collezionati durante le quasi tre settimane di sfida:

  • 33847 chilometri percorsi;
  • Quasi 9,5 tonnellate di CO2 risparmiata;
  • Circa 66 volte la distanza Genova – Roma (ci sono oltre 500 chilometri tra le due città);
  • Oltre 82 volte l’altezza del Monte Bianco, anche in termini di dislivello del percorso.

Numeri esorbitanti per i pedalatori, tenendo conto che la missione della sfida era quella di incentivare l’uso del mezzo-bicicletta, servendosene negli spostamenti necessari nella quotidianità. Al centro dell’iniziativa anche la promozione dei principi di “Città 30“, la serie di provvedimenti che rispondono al bisogno primario di “Sicurezza dei cittadini e diritto a potersi spostare al suo interno senza il tributo quotidiano di morti e feriti sulle strade, in particolare quelle urbane”, come si legge dal Vademecum.La partecipazione è stata molto varia” – chiarisce Zefiro – “C’è chi ha percorso pochi chilometri tutti i giorni, altri sportivi invece hanno intrapreso gli Sbulacchi, conquistando le tre salite Monte Fasce, Madonna della Guardia e il valico di Creto della Valbisagno“.

Nella classifica maschile ben in sei hanno raggiunto il punteggio pieno mentre 229 chilometri è stata la distanza massima percorsa in un giorno solo. A portarla a termine Paolo Dino Patti. Tanti quindi i “valorosi pedalatori” che hanno sfidato il territorio sui loro sellini, oltre che loro stessi, ricostruendo anche le loro abitudini giornaliere. Per questo motivo il prossimo giovedì, 20 giugno, i zenesi di Genova Ciclabile si riuniranno presso il Green People di Genova per essere premiati, incorniciando l’assegnazione dei riconoscimenti in un momento di convivialità, confronto e condivisione. In palio oltre 70 premi messi a disposizione da realtà cittadine come negozi di biciclette e altre attività commerciali che credono nella visione green di Genova Ciclabile.

Ma non è tempo di mettersi troppo comodi perchè i ciclisti urbani hanno già pensato alla prossima sfida che si terrà in concomitanza del Tour de France che proprio quest’anno partirà, per la prima volta nella sua storia ultra centenaria, dall’Italia. “Applicheremo la stessa formula del Giro di Zena, è anche un modo per noi per testare le nuove funzionalità del nostro sito“. Ancora tempo per mettersi in gioco, il tutto su www.genovaciclabile.eu.

Ascolta l’intervista completa a Daniele Zefiro, ideatore ed organizzatore del Giro di Zena, su Radio Babboleo.

Celivo, Storie di Volontariato. In strada con Afet Aquilone: “Essere volontario per me vuol dire esistere”

GENOVA – Qualcuno forse ne ha memoria. L’estate scorsa le piazzette del centro storico diventavano salotti. C’erano divani, sedie, tavolini e la gente si sedeva a parlare. Adesso fanno lo stesso, ma al posto di chiamare l’iniziativa “Divani in piazza” la chiamano “Il Libro Parlante“, dove i “libri” sono gli altri, che sfogliano le pagine della propria vita e conferiscono loro la parola. Sono libri che dovremmo leggere perché sono persone che dovremmo essere capaci di ascoltare. Sono tossicodipendenti, quegli “invisibili” che nelle piazze finiscono ad abitarci. Ed è giusto ascoltarli, ed è giusto parlarne. Sono alcuni dei momenti che l’associazione Afet- Aquilone Onlus crea, prendendo anche parte al Patto di Sussidiarietà per i tre Sestieri – Prè, Molo, Maddalena. L’associazione, nata nel 1981 da un gruppo di famiglie, prendeva il nome di “Associazione di famiglie per la lotta contro l’emarginazione giovanile e la solidarietà ai tossicodipendenti”. Il nome è poi stato compresso in Afet-Aquilone, ma la versione precedente è già esemplificativa dell’azione dell’associazione, che negli anni si è espansa anche ad altro. È anche una delle tante realtà che Celivo supporta. Il Centro di servizio per il volontariato che opera in Città Metropolitana di Genova da ormai venticinque anni, affianca le organizzazioni con servizi di consulenza, promozione, orientamento e formazione.

Nasciamo come un movimento dal basso, di persone comuni e semplici che volevano interagire su problemi relativi al contagio di droga, qualsiasi cosa colpisse i giovani in quel periodo, negli anni ‘80” – lo racconta Miriam Cancellara, presidente di Afet-Aquilone. Uno slancio sociale che si è trasformato in servizio. Dopo oltre quarant’anni di presenza solida sul territorio, l’assistenza di Afet raggiunge non solo chi soffre di una tossicodipendenza, ma anche chi, per i motivi più diversi, vive per strada. E ancora, supporta le famiglie in difficoltà per via della povertà dilagante e accompagna i singoli individui alla ricerca di un lavoro.

Miriam Cancellara a Radio Babboleo

I 78 volontari di Afet operano su tre binari: terapeutico, di reinserimento sociale e formativo. Fondamentale è il Comitato Scientifico che, oltre a supportare i tre vettori di azione, mette in campo la sua professionalità tramite seminari che spaziano dalla sanità all’indigenza. E non si trascura nulla, attenzione anche al benessere fisico ed emotivo: nella sede di via Galata, Afet sta allestendo uno spazio chiamato, per l’appunto, “Spazio Benessere” dove poter praticare Yoga, Tai Chi e altre discipline che uniscono l’equilibrio fisico a quello spirituale.

Afet nasce proprio con l’obiettivo di concedere un’occasione di risanamento. La nostra comunità terapeutica, su un monte a Sant’Ilario, da esperimento residenziale si è trasformata in semi-residenziale” – spiega Miriam – “Le persone arrivano al mattino, vengono avviate verso il mondo del lavoro con piccole attività e la sera tornano a casa“. È un modo per indicare la via d’uscita a chi soffre di una dipendenza. Nel 2023, 38 persone hanno frequentato la comunità, oltre a 25 altre persone inviate dal Serd (Servizio per le Dipendenze).

Quello di Afet è un movimento dal basso, anche per quel che riguarda la vita di strada. “Un filone che sviluppiamo già dai primi anni 2000 è quello delle Unità di Strada” – spiega la presidente – “Un furgone che gira la notte“. Sotto la lente dei volontari, le vittime di tratta che vengono condotte in Italia con la scusa di un lavoro per poi essere sfruttate, anche sessualmente. I volontari hanno incontrato 25 di loro, ad alcune sono stati trovati degli alloggi protetti. L’anno scorso i furgoni di Afet sono entrati in contatto con oltre 3000 persone. Non manca poi l’attenzione ai giovani: nello Spazio 21 si agisce sulla prevenzione, rivolgendosi ai ragazzi dai 14 ai 21 anni che assumono sostanze saltuariamente. I volontari raggiungono anche My Space, la comunità semi-residenziale gestita dal Serd dedicata ai giovani tra i 14 e i 24 anni.

L’altro filone è quello della “Bassa Soglia“. Anche le Unità di Strada ne fanno parte, ma qui l’azione è rivolta a chi è in difficoltà economica. In vico della Croce Bianca ci sono docce, spuntini, caffè e pacchi alimentari. E per chi ha bisogno, anche consulenza legale e visite mediche. Afet si trova anche nell’Asilo Notturno Massoero dove sono presenti una mensa e posti letto, ma questi spesso non bastano per tutti. Lo spiega Miriam: “Ci è capitato di dover lasciare qualcuno fuori perché non c’era più posto, il Massoero ha avuto oltre 4000 pernottamenti“. Un numero esorbitante per Genova, e anche spaventoso.

E poi c’è la formazione. Scuole di italiano per stranieri, formazione preventiva sui rischi delle dipendenze nelle scuole e oltre 30 corsi per agevolare l’accesso al mondo del lavoro. Gli altri imparano, ma impara anche chi opera per Afet. Si può svolgere il Servizio Civile e, come Ente di Formazione Professionale, offre anche la possibilità di svolgere presso le sue sedi il tirocinio.

Aquilone vive così le persone e le loro storie, costruendo, anche assieme ad altre realtà, il Centro Storico. E se le persone sono mattoncini, il loro collante diventa l’ascolto. Nel Tavolo di Mediazione dei tre Sestieri, cittadini e associazioni dialogano con lo scopo di migliorare la vivibilità dei quartieri.

Ascoltare, accogliere e prevenire. Afet-Aquilone lo fa da quarant’anni. “Parlare abbatte le barriere” – riflette Miriam – “Dall’altra parte non si ha un nemico, ma qualcuno che vive un periodo diverso dal tuo. Se accolti, il percorso di guarigione diventa più facile. Io non potrei pensare alla mia vita pensando solo a me, per me essere volontari significa esistere“.

Ascolta l’intervista completa a Miriam Cancellara, presidente dell’Associazione Afet-Aquilone, su Radio Babboleo.

Il Corsaro Nero torna a casa. A Ventimiglia nasce l’idea della “Côte Corsaire”: ristoratori della Liguria e Costa Azzura uniti da un cocktail ‘brevettato’

Qualcuno se lo chiede ancora. Il Corsaro Nero è esistito per davvero? “Il gentiluomo d’oltremare” nato dalla penna di Emilio Salgari rispondeva al nome di Emilio di Roccabruna, discendente di un’antica famiglia nobile ventimigliese. C’è chi dice che lo scrittore si sia ispirato alla figura di Enrico Lascaris, un cavaliere che guidò un battaglione nella guerra delle Fiandre al seguito di Tomaso Francesco di Savoia. Che faccia avesse realmente non si sa con certezza, ma le sue avventure continuano ad inorgoglire la Città di confine che, a distanza di oltre 120 anni dalla pubblicazione dei libri, continua a celebrarlo sotto il segno del suo lungo cappello piumato.

È il progetto di Mariano Schiavolini, in arte Aria, affermato compositore musicale e titolare di una storica Brasserie a Ventimiglia, che ha dato vita, assieme al mastro Lelio Bottero, alla birra del Corsaro Nero, un sposalizio tra luppoli, spezie e acque pure delle Alpi marittime.

Quando Aria non è in giro per il mondo a collaborare con orchestre del calibro della Sinfonica di Praga o con artisti come la soprano Susanna Rigacci, ex-vocalist del Maestro Ennio Morricone; o a registrare nuovi progetti, Ventimiglia torna ad essere “quel feudo o quella dimora” tanto cara al Corsaro, quanto a lui.

Un focolaio, ma anche un punto di partenza. È proprio dalla Porta Fiorita d’Italia che Schiavolini vuole lanciare la “Côte Corsaire”, “Un’associazione di bar e ristoranti che unisce le due riviere, quella di ponente e quella di levante, fino alla Costa Azzurra francese“. Schiavolini ha pensato a tutto: prima la birra, poi un cocktail e infine una bandiera dove vengono riportate le varie città costiere, teatro delle scorribande del Corsaro. “Mi piacerebbe creare questo sodalizio non solo per elevare la sua figura ma anche per far diventare il cocktail un prodotto tipico delle nostre riviere” – racconta il compositore.

Una sorta di marchio di fabbrica ligure, reso audace da un tocco piratesco. Qui la ricetta: 1 fetta di lime fresco, tagliata in 4 pezzi a cubetti, con l’aggiunta di una bustina di zucchero grezzo di canna, 4 ciliege, 3 cubetti di ghiaccio, e 3,0 cl. di Rhum 40% il tutto pestato delicatamente. Versare il tutto in un calice da 500 cl. e unire il composto alla birra rossa da 5,7 %.

Il progetto è ancora embrionale ma intanto il cocktail si può già assaggiare. Ad esempio, il 15 giugno alla Notte dei Corsari di Sanremo, e ancora il 20 luglio alla Festa del Corsaro Nero, nel centro storico di Ventimiglia e sempre a luglio, questa volta a Bordighera, alla Festa in Maschera del Corsaro Nero, presso lo stabilimento balneare La Capannina.

Torna la Spazzapnea, apneisti in tutta Italia raccolgono rifiuti dai fondali

L’appuntamento genovese domenica 9 giugno presso la sede della USS. Dario Gonzatti in via V Maggio 2/C

GENOVA – Sigarette, plastica, vetro e metalli e ancora bottigliette, gomme e imballaggi. Sono alcuni degli ospiti sgraditi che contaminano i nostri mari e devastano l’ecosistema e la biodiversità. Rifiuti che si trasformano in costi ambientali e sociali, per i quali servono azioni concrete, come gli obiettivi posti dall’Agenda 2030 che mira alla prevenzione e alla riduzione di ogni forma di inquinamento marino. Ma contrastare l’avvelenamento delle nostre acque può – e deve – essere anche un’iniziativa individuale. E perchè no, può anche diventare un gioco nel quale cimentarsi. È la chiave che hanno trovato i volontari di Spazzapnea che dal 2018 vestono i panni degli “spazzini del mare” e che domenica 9 giugno torneranno a recuperare dai litorali e dai fondali quintali di rifiuti. L’iniziativa è manifestazione ufficiale di Apnea Academy e ha il patrocinio di WWF SUB.

Ci siamo inventati una gara che permette di cimentarsi in una raccolta competitiva. Per chi va in acqua serve un brevetto, altrimenti si può raccogliere a terra, lo fanno anche i bambini” – a raccontarlo è Paolo Acanti, apneista e pescatore subacqueo, istruttore di apnea da più di 20 anni, Product Manager dell’azienda Mares e presidente di Spazzapnea ODV. L’evento, inserito nel calendario di Genova Capitale Europea dello Sport 2024, si terrà presso la sede della USS. Dario Gonzatti in via V Maggio 2/C, nel quartiere di Quarto dei Mille. Anche quest’anno, il pluriprimatista di apnea Umberto Pelizzari parteciperà attivamente alla gara di raccolta.

Le acque genovesi non le sole a vedere gli apneisti immergersi. La sesta edizione di Spazzapnea raggiungerà il 9 giungo anche Roma, Ancona, Ustica, Bari, Torre del Greco e Marina di Pisa. “Il primo anno l’iniziativa si svolse solo in Liguria” – ricorda Acanti – “Raccogliemmo oltre 10 tonnellate di rifiuti, un numero spaventoso. L’anno scorso eravamo oltre 200 persone solo a Genova. La risposta è elevata, e poi il supporto di una rete di apneisti della Apnea Academy ci permette di espanderci anche in altre città“.

La gara è aperta a tutti e si svolge in squadre. Muniti di guanti, borse e dispositivi di segnalazione per la sicurezza – oltre che coperti da assicurazione – gli iscritti hanno tre ore di tempo per riempire i sacchi di rifiuti, i quali verranno smistati, pesati e conteggiati direttamente in spiaggia. Per stilare la classica “viene dato più peso alla pericolosità di quanto raccolto” – chiarisce il presidente – “Per cui un chilo di plastica ha un ‘peso’ maggiore rispetto al ferro“. I punteggi sono stati definiti da SeaCleaner che nel progetto Citizen science, nel quale collabora anche Spazzapnea ODV, censisce i rifiuti antropici presenti in mare. I dati vengono condivisi in un database nazionale, offrendo così un importante contributo scientifico, utile anche per mappare i rifiuti. Da quest’anno,  Spazzapnea ODV collabora anche al progetto di Citizen science Cupid 4Science con lo scopo di studiare l’impatto delle azioni di pulizia del mare sulle microplastiche. Al termine della manifestazione, tutti gli specchi d’acqua coinvolti potranno fregiarsi della bandiera “Spazzapnea Missione fondali puliti”, con pubblicazione sul sito ufficiale Spazzapnea. La bandiera ha la durata di un anno, sino alla successiva manifestazione.

Un’occasione che coniuga sostenibilità, sport e sensibilizzazione. L’azione di Spazzapnea ODV vede protagoniste anche le scuole: l’ultima edizione di “Missione spiagge pulite – Children” ha coinvolto centinaia di bambini, coltivando in loro l’amore per l’ambiente nella speranza di un futuro migliore.

Il programma della giornata è consultabile a questo link.

Ascolta l’intervista a Paolo Acanti, presidente di Spazzapnea ODV su Radio Babboleo.

Parole, installazioni, musica e doppiaggio: torna il Festival Internazionale di Poesia di Genova, oltre 100 appuntamenti e ospiti da tutto il mondo

La poesia ci può dare tutta la verticalità e la profondità che serve per elevarci dalla mediocrità“. In un mondo che corre veloce, la poesia è un’isola di riflessione dove scandagliare il nostro essere individui e parte della collettività.

Torna così il Festival Internazionale di Poesia di Genova – Parole Spalancate che dal 6 al 16 giugno popolerà gli spazi artistici e culturali del capoluogo ligure. Con oltre 100 appuntamenti gratuiti e ospiti internazionali, la 30esima edizione del Festival promette scoperte letterarie ma anche mostre d’arte, spettacoli multimediali, concerti e visite guidate in città. E sono proprio “Le città” ad essere il fil rouge di Parole Spalancate 2024. “La città intesa come macchina sociale e urbanistica in senso lato” – spiega il poeta, musicista e ideatore del Festival Claudio Pozzani. A scoperchiare i segreti di Genova saranno i percorsi poetici, come quello in programma domenica 9 giugno al Porticciolo di Nervi, dal titolo “Nervi Poetica”. Un’occasione per gli appassionati di seguire le tracce degli scrittori che vissero e soggiornarono a Genova, guidati da Alberto Nocerino e Antonella Sica.

Se è vero che la poesia è arte, quest’ultima è un ponte comunicativo la cui sponda è l’espressione del sé, del mondo e degli altri. Per questo motivo, il Festival dà spazio alle forme d’arte più diverse, come quella del doppiaggio. Lunedì 10 giugno il Cortile Maggiore di Palazzo Ducale accoglierà la Terza edizione del Premio Alberto Lupo, quest’anno consegnato a Roberto Chevalier, la voce italiana di Tom Cruise e di molte altre star del cinema come Tom Hanks, Andy Garcia, David Bowie e John Travolta. L’iniziativa è organizzata insieme al Festival Internazionale del Doppiaggio Voci nell’Ombra. “Non tutti sanno che Alberto Lupo era genovese” – commenta Pozzani. Ed è bene ricordarlo. Ad esempio, il Teatro Rina e Gilberto Govi di Genova gli ha intitolato il suo foyer e, per i più giovani che non ne hanno memoria, la voce maschile della celebre “Parole parole” di Mina è proprio la sua.

Il Festival si chiuderà domenica 16 giugno con una giornata dedicata alla letteratura internazionale. A partire dalle ore 9, decine di lettori in giro per il centro storico interpreteranno L’Ulisse di James Joyce, in occasione del Bloomsday, la giornata di commemorazione dello scrittore irlandese. La sera, invece, si vola dall’altra parte del mondo sul ricordo di Leopold Senghor, poeta senegalese e padre della Negritude. L’Africa cara anche a Pozzani: “Da tanti anni collaboriamo con il Senegal, io stesso sono andato più volte a Dakar come poeta e direttore del Festival”. Ecco perchè il Senegal è il Paese invitato della 30esima edizione. Alle ore 19, gli ultimi saluti sulle note dell’originale cantante senegalese Souleymane Faye, già membro del noto gruppo Xalam.

Il programma è consultabile a questo link.

Ascolta l’intervista al direttore del Festival Internazionale di Poesia di Genova Claudio Pozzani su Radio Babboleo.

“La Messa è sbiadita”, Liguria al primo posto per non partecipazione ai riti religiosi. Don De Vecchi: “Leggere i numeri è salutare, si può guardare al futuro”

CHIAVARI – Dopo due anni, si chiude il calendario di appuntamenti della Scuola di Formazione Teologica e l’Ufficio pastorale della Cultura della Diocesi di Chiavari per riflettere sul panorama religioso odierno in Italia. Nell’ultimo incontro, tenutosi lo scorso 29 maggio al Teatro Charitas di Chiavari, si è affrontata e discussa la “fuga dai riti religiosi” da parte degli italiani, e non solo. Il dato nazionale dell’Istat dice che il 18% della popolazione si reca in chiesa almeno una volta la settimana. Numeri che si distanziano dal passato, dove la partecipazione era del 30 – 35%. “È emerso che bisogna discolpare il Covid” – spiega don Jacopo De Vecchi, direttore dell’Ufficio pastorale della Cultura – “C’è in giro questa lettura superficiale che con il Covid la partecipazione ai riti della Chiesa è tragicamente crollata. No, la diminuzione è rilevata intorno al 2005“. L’analisi, infatti, è stata condotta dal Professor Luca Diotallevi, docente ordinario di Sociologia all’Università Roma Tre, ed è contenuta nel suo manoscritto “La Messa è sbiadita: La partecipazione ai riti religiosi in Italia dal 1993 al 2019“, edito da Rubbettino. Tra l’altro, è stato anche il titolo dell’incontro dello scorso 29 maggio.

Ad essere fonte di riflessione anche il (non) primato della Liguria che si piazza al primo posto a livello nazionale come regione con la minor partecipazione ai riti.La Liguria ha tanti primati negativi, come quello della denatalità” – esamina don Jacopo De Vecchi – “Questi numeri non giudicano la fede, ma può essere uno spunto interessante, per fedeli e pastori, per porsi delle domande“.

Ascolta l’intervista completa a don Jacopo De Vecchi su Radio Babboleo.

“Il successo arriva a 13 anni”, Giulia Clara Garibotti racconta il suo libro. “Il segreto? Gentilezza, rispetto e autostima”

Gamer e Tik Toker, Giulia ha una vasta community su Discord. Appuntamento il 14 giugno per incontrare l’autrice e l’Associazione Costruiamo Gentilezza

Ho sfruttato il lockdown per raccontare la mia vita“, Giulia Clara Garibotti deve ancora compiere 14 anni ma ha già chiaro il suo “potenziale“. La chiave del suo “successo” risiede online, sui social e sulle piattaforme di gaming. Il successo di Giulia non è però un solo fattore numerico: è scoprirsi, conoscersi e volersi bene. Lo racconta nel suo nuovo – e primo – libro “Il successo arriva a 13 anni“, dove ripercorre la sua crescita personale e digitale, a partire dalla pandemia Covid che ha costretto l’umanità a riconfigurare la propria esistenza. Anche Giulia riflette sulla sua di vita e lo fa con una leggerezza tale da essere contagiosa.

Nota sui social con l’alias Giuly_GamerTV, Giulia è una studentessa genovese al primo anno del Liceo di Scienze Umane con indirizzo giornalistico. Con oltre 20 mila follower su Tik Tok, la giovane ha costruito anche la sua community Discord. Una grande famiglia di appassionati di Minecraft – e non solo – che conta oltre 700 membri. E tutti rispettano la regola aurea del “vivere bene insieme”: la gentilezza.Minecraft è un gioco di sopravvivenza che parte dell’Età della pietra” – spiega Giulia – “La community era nata per condividere esperienze di gioco, poi è diventata sempre più grande“. Il gruppo si chiama IT-Zoomers e i componenti appartengono in larga parte alla Generazione Z, quella dei nativi digitali nati tra il 1997 e il 2012. Giulia sogna di concretizzare la sua community, costruendo un vera e propria cittadina dall’aspetto medievale ma altamente tecnologica: “Si tratta di un villaggio sul confine italo-svizzero. L’idea è quella di costruire delle casette e praticare un sistema di vita tipico dell’antichità ma con la tecnologia di oggi“.

La visione c’è. Prima dei mattoni però, servono le idee, i valori e capisaldi. “Bisogna sempre credere sé stessi, frequentare persone positive che credono in loro stesse. Queste sono le stesse che creano cose concrete“. E questo è il leitmotiv de “Il successo arriva a 13”. Forse è anche la sua esperienza sui social a parlare: “Bisogna avere autostima e rispettare gli altri, soprattutto in questa generazione dove io credo che il rispetto sia carente“.

Gentilezza, ottimismo e lungimiranza in un mondo che a volte corre più velocemente di noi. Bisogna affrontarlo, ma senza paura, affidandoci al nostro potenziale. Giulia parlerà anche di questo il 14 giugno a Palazzo Ducale, a Genova. Un’occasione per presentare il suo libro e ripercorrere, assieme all’Associazione della Gentilezza – Costruiamo Gentilezza, gli aspetti più significativi del suo lavoro.

Ascolta l’intervista completa a Giulia Clara Garibotti su Radio Babboleo.

Celivo, Storie di volontariato, Stella Maris a sostegno dei marittimi, “Vedere volti nuovi dopo mesi senza poter scendere è un toccasana”

Lo scorso anno i volontari sono saliti a bordo di 2600 navi, raggiungendo circa 50 mila persone. Attivo anche il Servizio Pacchi, nel giro di 10 mesi sono state spedite 8 mila consegne

A Genova, quando fa primavera, ti accorgi dei turisti. Affollano il Porto Antico, il centro storico e il sabato sera diventa un’odissea trovar posto nelle trattorie storiche. In genere, sono di passaggio. Sbarcano dalle crociere e nel giro di due notti ci risalgono, alla volta del prossimo scalo. A bordo c’è anche l’equipaggio e tra loro – a differenza dei turisti –  qualcuno non calpesta il cemento da mesi. Alla fine se lavori in una nave da crociera ti è andata ancora bene, di colleghi ne hai migliaia. Sui traghetti un centinaio. A bordo delle rinfusiere, petroliere o navi da carico si è in venti per nove mesi. Per scendere devi avere lo short pass, un via libera allo sbarco. Anche se solo per un’ora, devi esserne munito, pena il timbro di “immigrato clandestino”. E se l’Ufficio della Polizia di Frontiera chiude e non si vede nessun agente marittimo nei paraggi, non scendi – anche solo per un’ora – per nove mesi.

Per loro, vedere volti nuovi è un toccasana” – racconta Yuri Boselli, portavoce di Stella Maris, l’associazione cattolica al servizio dei marittimi che dal 1932 offre loro accoglienza e ascolto a Genova. L’organizzazione madre è l’Apostolato del Mare, nata a Glasgow, nel Regno Unito negli anni ’20; ad oggi opera in diversi porti nel mondo. È una delle tante realtà che Celivo supporta. Il Centro di servizio per il volontariato che opera in Città Metropolitana di Genova da ormai venticinque anni, affianca le organizzazioni con servizi di consulenza, promozione, orientamento e formazione.

Un tempo le navi stavano in porto per giorni, adesso si è passati a qualche ora, non più di sei per quelle più recenti“. Capita che un lasso di tempo così breve non basti per procurarsi lo short pass.Per certe nazionalità i documenti devono essere spediti da Roma” – spiega Riccardo Galvani, volontario – “Può volerci anche un mese, una pratica lunghissima“. Ed è qui che interviene Stella Maris.

Una delle attività più dinamiche dei suoi 50 volontari è quella dello Ship Visiting: recarsi sulle navi e chiacchierare con chi è a bordo, offrire conforto e mettersi a disposizione. Lo scorso anno Stella Maris ha visitato oltre 2600 navi, raggiungendo circa 50 mila persone. Cruciale il ruolo dei social che accorciano le distanze ed eludono le barriere, anche quelle della timidezza. Un tempo, i volti amici di Stella Maris salivano a bordo con i cellulari, nel caso in cui qualcuno dell’equipaggio avesse voluto telefonare casa. A Dinegro distribuivano le schede telefoniche. Oggi lo smartphone ce l’hanno un po’ tutti ma se servisse il Wi-Fi, dalla nuova sede di Ponte Doria ci si può connettere, contattare i propri cari e concludere la giornata con una partita al biliardino. Momenti di convivialità per sciogliere i sospetti in un focolaio lontano da casa.

Dalle sue tre sedi – Dinegro, VTE e Ponte Doria – Stella Maris abbraccia gli oltre dieci chilometri del porto e accorre dove c’è bisogno. L’associazione si serve di un’automobile per raggiungere le imbarcazioni in sosta ma le oltre mille persone che operano all’interno del porto usano i propri mezzi per accedere allo scalo, mentre gli equipaggi si ritrovano a percorrere le lunghe distanze a piedi. La soluzione? Un pulmino che viaggi solo all’interno del porto. Il progetto è ancora embrionale ma questo agevolerebbe i marittimi, riducendo al minimo il traffico privato e l’inquinamento acustico e ambientale. E poi, sarebbe più facile raggiungere il nuovo Centro Stella Maris a Ponte Doria.

Tra meno di un mese sarà il primo anniversario del Servizio Pacchi, un’iniziativa che dà la possibilità ai marittimi di far spedire le proprie consegne presso la Stella Maris e di andarle a ritirare sottobordo. “Non vogliamo sapere che cosa ordinano” – sorridono Yuri e Riccardo – “Ma ci arrivano le richieste più disparate. Qualche mese fa una nave che aveva problemi in cambusa si è fatta spedire quasi mille dollari di biscotti“. In meno di un anno, i volontari hanno consegnato circa 8000 pacchi. “I numeri aumentano, purtroppo o per fortuna” – riflette Yuri – “Per questo abbiamo bisogno di volontari che ci diano una mano“.

C’è tutto da guadagnare. Incontrare i viaggiatori allena l’empatia e le lingue straniere. “Su una nave da crociera possono esserci fino a 60 nazionalità” – spiega Yuri – “Parlare inglese è la chiave“. E poi ci sono gli ostacoli degli accenti, lo spiega Riccardo: “A scuola si insegna il british, sulle navi impari l’inglese parlato anche in altre zone del mondo“. A Stella Maris si impara che ciò che ci rende umani è la nostra capacità di prendere per mano gli altri, incoraggiarli e accendere la luce sul silenzioso nemico che offusca la mente di chi vive a lungo in mare: la solitudine. 

Ascolta l’intervista integrale a Yuri Boselli e Riccardo Galvani su Radio Babboleo.