Ambiente

“Progetto Crabs”: i granchi umani puliranno le coste del parco di Portofino

Proteggere la bellezza anche attraverso la cura dei particolari, e non solo. Prosegue così il progetto di pulizia delle coste, educazione ambientale e citizen science nel parco di Portofino, uno dei luoghi meglio preservati e ricchi di biodiversità della nostra penisola. Un insieme di attività che Outdoor Portofino, da quando è nata, porta avanti coinvolgendo esperti e realtà locali per diffondere una maggiore consapevolezza della natura e del territorio e i comportamenti per rispettarle.  Un progetto che va avanti dal 2011, ma che quest’anno a causa della pandemia da Sars-Cov-2 è stato messo a repentaglio a causa dei gravi tagli economici. Grazie a un bando di The North Face, la società sportiva ha ottenuto il supporto per andare avanti, trovando le risorse per lavorare concretamente sulle attività di ricerca, pulizia delle coste, monitoraggio e citizen science. Nasce oggi così CRABS: Cleanup Ricerca e Azione per la Biodiversità e la Salvaguardia. Il granchio (crab, in inglese) è l’animale che meglio rispecchia l’attività che si andrà a svolgere: come lui ci si muove nella fascia intertidale – appena sopra e appena sotto il livello del mare – per andare a ripulire la costa dai rifiuti. 

All’interno di CRABS, troviamo due diversi punti di forza: il Team e la Community. Outdoor Portofino sta dando vita in queste settimane al Crabs Team, ovvero a quel gruppo di esperti – persone qualificate, motivate e molto ben preparate – che sarà poi pronto all’azione ogni qualvolta ce ne sia il bisogno. Il team interverrà in quei tratti dell’area marina protetta difficilmente accessibili e nelle zone di riserve integrale grazie a speciali autorizzazioni. Pulizia delle coste, raccolta dati per i monitoraggi, attività di ricerca sono solo alcune delle attività che svolge il Crabs Team lavorando a stretto contatto anche con enti di ricerca (CNR, AMP, etc.).  Seguirà a questa prima fase del progetto, lo sviluppo della Crabs Community. Un insieme di iniziative partecipate dal pubblico con l’obiettivo di sensibilizzare al rispetto e alla conoscenza della natura e dei suoi ecosistemi. Vere e proprie attività di citizen science che prevedono anche il coinvolgimento di professionisti ambientali: monitoraggio e raccolta dati, raccolta rifiuti e azioni di cleanup, rilevazioni partecipate, osservazioni ambientali ed ecologiche. Outdoor Portofino è orgogliosa di poter elaborare – anche grazie a The North Face – un grande progetto che mira a coinvolgere e sensibilizzare le persone a comportamenti più sostenibili. 

Parchi e aree marine della Liguria, uno scatto per il concorso “Obiettivo Terra”

A causa delle limitazioni agli spostamenti dovute al perdurare dell’emergenza sanitaria, cambia il termine ultimo per la partecipazione alla 12a edizione del concorso fotografico “Obiettivo Terra” 2021 ora prorogato fino al 21 marzo in concomitanza con la Festa degli Alberi nelle scuole e della Giornata Internazionale delle Foreste.

In Liguria c’è un Parco Nazionale, quello delle Cinque Terre, un altro in procinto di diventarlo (quello di Portofino che attualmente è regionale) e parchi regionali: Antola, Aveto, Beigua, Bric Tana, Portovenere, Montemarcello-Magra-Vara, Piana Crixia, Alpi Liguri. Inoltre sul territorio c’è una riserva statale (quella delle Agoraie e del Moggetto in val d’Aveto), tre riserve regionali (Bergeggi, Gallinara e Rio Torsero) e altrettante riserve marine (Cinque Terre, Portofino e Bergeggi).

“Obiettivo Terra” 2021, promosso da Fondazione UniVerde e Società Geografica Italiana Onlus, è dedicato alla difesa e alla valorizzazione del patrimonio ambientale, del paesaggio, dei borghi, delle peculiarità e delle tradizioni enogastronomiche, agricole, artigianali, storico-culturali e sociali dei Parchi Nazionali, Regionali, Interregionali, delle Aree Marine Protette, delle Riserve Statali e Regionali. Obiettivo del contest fotografico è quello di promuovere la diffusione di un modello di turismo ecosostenibile e responsabile.

La cerimonia di premiazione del concorso si terrà il 22 aprile 2021 per celebrare la 51a Giornata Mondiale della Terra.

I fotoamatori hanno tempo fino al 21 marzo 2021 per partecipare al concorso, inviando un’immagine a colori scattata in un Parco Nazionale, Regionale, Interregionale, in un’Area Marina Protetta o in una Riserva Statale o Regionale. Premio Mother Earth Day al vincitore di “Obiettivo Terra” 2021, € 1.000 (euro mille) e l’onore di veder esposta al pubblico la gigantografia della propria foto in una delle piazze centrali di Roma e sulla copertina del volume “Obiettivo Terra 2021: l’Italia amata dagli italiani”.

Il contest. È aperto a tutti i cittadini, italiani e stranieri, residenti o domiciliati in Italia che abbiano compiuto i 18 anni di età entro il 21 marzo 2021. La partecipazione è totalmente gratuita, basterà registrarsi sul portale https://www.obiettivoterra.eu/ e caricare una fotografia a colori, secondo le caratteristiche tecniche previste dal regolamento del concorso. È ammessa la candidatura di una sola foto per partecipante.

Oltre al primo premio saranno selezionate, tra le foto ammesse, le vincitrici delle Menzioni per ognuna delle seguenti categorie: Alberi e foreste; Animali; Area costiera; Fiumi e laghi; Paesaggio agricolo – 2021 Anno internazionale della frutta e della verdura; Patrimonio geologico; Turismo sostenibile. Per questa edizione sono state istituite anche le Menzioni speciali: Borghi (alla più bella foto di un borgo all’interno di un’Area Protetta, in collaborazione con l’Associazione “I borghi più belli d’Italia”); Obiettivo Mare (alla migliore foto subacquea scattata in un’Area Marina Protetta, in collaborazione con Marevivo); Obiettivo Roma (alla più bella foto scattata nelle Aree Protette della Città Metropolitana di Roma Capitale); Parchi dal cielo (alla più bella foto scattata con un drone nelle Aree Protette per celebrare il 2021 Anno internazionale dell’economia creativa per lo sviluppo sostenibile, in collaborazione con Cobat. Premio conferito solo a chi è in possesso delle necessarie autorizzazioni e per fini di monitoraggio, tutela e conservazione della biodiversità).

È istituito, inoltre, il Premio “Parco inclusivo 2021”, in collaborazione con Fiaba Onlus e Federparchi, all’Area Protetta che si sia maggiormente distinta per favorire l’accessibilità e la fruibilità per le persone con disabilità e a ridotta mobilità.

E uscimmo a riveder…Mercurio

Genova esce sul balcone e vede Mercurio. In queste sere, guardando a occidente subito dopo il tramonto del Sole, è possibile osservare lo sfuggente pianeta e provare anche a fotografarlo come ha fatto Marina Costa dell’Osservatorio Astronomico del Righi ieri sera, 25 gennaio poco dopo le 18, con camera Sony 7-alpha e obiettivo Sony 50 mm, f/1.8. Esposizione di 2,5 secondi

Hermes, il messaggero degli dèi. Così gli antichi Greci chiamavano Mercurio, il più piccolo, veloce ed elusivo dei pianeti, sempre così vicino al Sole tanto che Copernico non lo vide mai con i suoi occhi, e di questo pare che se ne lamentasse sul letto di morte.

Mercurio, infatti, si trova nelle migliori condizioni di visibilità serali dell’anno, nella posizione che si chiama “elongazione orientale” e che indica la distanza angolare dal Sole. Nei prossimi giorni le condizioni di osservabilità peggioreranno gradualmente ma ancora fino alla fine del mese il piccolo pianeta sarà a più di 15° dal Sole il che garantisce un’osservabilità di una ventina di minuti subito dopo il tramonto. Ovviamente il cielo deve essere sgombro da nuvole e da foschia, in particolare a occidente.

Le vallate genovesi: rinasce il sentiero storico per l’abbazia di Cassinelle

Come si suol dire, a volte ritornano. E così, un antico sentiero del ponente genovese, che si snoda nell’entroterra di Sestri Ponente, rinasce grazie al lavoro dei volontari dell’Asd Monte Gazzo Outdoor. Domani, sabato 23 gennaio, gli assessori allo Sviluppo delle Vallate del comune di Genova Paola Bordilli e all’Ambiente Matteo Campora, accompagnati dal presidente del Municipio Medio Ponente Mario Bianchi, faranno un sopralluogo al sentiero in concomitanza con l’avvio dei lavori di pulizia, da parte dei volontari coadiuvati dai ragazzi del gruppo scout Agesci Ge54 Sestri Ponente, del piazzale dell’Abbazia di Cassinelle, la cui edificazione risale al XIII secolo. “Ringraziamo i volontari che da un anno sono impegnati nella pulizia del sentiero, che sarà così interamente restituito alla collettività e a tutti i genovesi che vogliano riscoprire i luoghi della nostra storia, a contatto con la natura, a pochi passi da casa – commentano gli assessori Bordilli e Campora –. La nostra amministrazione vuole valorizzare al massimo l’impegno civico svolto dalle associazioni del territorio che operano con passione e grande senso di responsabilità nell’impegno per l’ambiente, difesa del territorio, riscoperta di antichi percorsi delle nostre vallate, contribuendo fattivamente a mantenere vivo il ricordo della nostra storia e delle nostre tradizioni”.

Il percorso ripristinato si snoda su un itinerario di 3,5 chilometri, con tratti panoramici sulla costa di ponente, boschi di castagni e querce. A metà del percorso si trova l’Abbazia trecentesca di Cassinelle, che nella sua storia è stata Commenda dei Fieschi, tra il XVI e il XVIII secolo, e poi appartenuta alla famiglia Grimaldi, i reali del Principato di Monaco. Il completamento dei lavori di pulizia è previsto per fine marzo in concomitanza con l’arrivo della buona stagione. La Asd Monte Gazzo Outdoor ha già ripristinato il sentiero per bikers e camminatori che scende dalla Colla del Tejolo e arriva nella zona Panigaro, sopra Sestri Ponente. “Il recupero – spiega Paolo Persich presidente dell’Asd Monte Gazzo Outdoor – rappresenta una proficua forma di collaborazione per restituire ai genovesi e non tesori come l’Abbazia di Cassinelle. Si tratta di un dovere imprescindibile di cittadini e amministratori sia dal punto di vista culturale sia ambientale, perché il ripristino degli antichi sentieri, insieme alla bonifica e pulizia dei boschi, è indispensabile per il contrasto al degrado del territorio e la prevenzione del dissesto idrogeologico. Monte Gazzo Outdoor è fondatrice assieme ad altre 10 associazioni genovesi del Consorzio Zena Trailbuilders, che offre alle istituzioni la possibilità di coordinare gruppi di volontari e di presidiare costantemente l’intera rete sentieristica della città metropolitana e fare in modo che eventi analoghi si possano replicare anche in altre zone della Città Metropolitana, ponendo le basi per far diventare Genova Capitale Italiana dell’outdoor anche in vista di Genova 2024 capitale dello Sport”.

“Sopravvissuti all’homo sapiens”, ecco il docufilm sui selvatici della Liguria

Avete mai visto un orso nell’entroterra della Liguria? Probabilmente no. Eppure probabilmente non tutti sanno che questi animali abitavano decenni fa i boschi della nostra regione. Come mai oggi non ci sono più? Semplicemente perché l’uomo sterminò e allontanò questa specie dal nostro territorio.

Ma negli anni Cinquanta e Sessanta nell’entroterra della Liguria vivevano anche lupi, linci e cervi così come volpi, faine e tassi. Alcune specie furono sterminate, ma poi sono ricomparse come racconta la storia degli ultimi anni. Altre sono riuscite a sopravvivere nonostante la convivenza dell’uomo non fosse semplice.

La storia di tutti questi animali è anche la storia affascinante dell’interno della nostra regione. Dove una volta c’erano prati e pascoli (che l’uomo difendeva anche abbattendo gli animali che potevano interferire con la sua attività) ora ci sono foreste. E questo ha favorito, ad esempio, il ritorno di lupi e cervi.

Ma recentemente l’abbandono delle campagne e la scomparsa dei pascoli (oggi merce molto rara rispetto al passato) ha permesso di tornare in Liguria anche all’istrice, ma anche ad animali meno conosciuti, ma molto affascinanti, come la genetta.

Il tutto senza considerare esemplari come il gatto selvatico (catturato da una foto trappola un anno fa) che forse non se n’è mai andato (ma è stato molto bravo a nascondersi), la lontra che è ricomparsa nella zona di Ventimiglia, oppure specie come lo sciacallo dorato, la cui presenza è stata accertata in Piemonte e potrebbe arrivare presto in Liguria (o forse c’è già e non lo sappiamo).

Ora tutti questi animali – e in particolare quelli che sono riusciti a resistere alla difficile convivenza con l’uomo oppure quelli che non ce l’hanno fatta – saranno i protagonisti di “Sopravvissuti all’Homo Sapiens – Una storia di resistenza selvatica”, il nuovo docufilm di del fotografo e regista Paolo Rossi, che già lo scorso anno ha realizzato – grazie ad un crowdfunding che ha raccolto numerosissime adesioni da tutta la nazione – il cortometraggio “Felis – gatto sarvægo” (selezionato per “Attraverso Festival” e “Sondrio Festival”) in cui è stato possibile vedere, in video esclusivi registrati in una delle valli più selvagge dell’Appennino ligure, il gatto selvatico (Felis silvestris silvestris), specie considerata da tempo scomparsa in quell’area.

Per sostenre questo progetto è stato attivato un crowdfunding clicca qui https://www.produzionidalbasso.com/project/sopravvissuti-all-homo-sapiens-una-storia-di-resistenza-selvatica/

Abbiamo parlato di questo progetto proprio con Paolo Rossi. Ascolta l’intervista.

Sestri Levante, eccellenza ligure nella gestione rifiuti: “Genova prenda esempio”

I dati sulla raccolta differenziata della Città Metropolitana di Genova, lo sappiamo bene, non sono entusiasmanti: 44,62%, ben venti punti percentuali in meno della soglia minima indicata da Regione Liguria. Il solo Comune di Genova, poi, è tra i peggiori della regione, con la raccolta differenziata ferma al 35%. Dati impietosi che affossano la media dell’intera Città Metropolitana, che senza Genova sarebbe al 60%, vicino alla soglia, grazie a vere eccellenze del riciclo e dell’ecosostenibilità come Santa Margherita Ligure (>80%), Chiavari (67,09%) e Sestri Levante (75,86%).

In questi giorni la Città Metropolitana, evidentemente preoccupata dall’attuale condizione della differenziata, ha in programma una rivoluzione delle modalità organizzative di gestione rifiuti. Stupisce, a maggior ragione, la possibilità che l’intera città metropolitana passi in gestione diretta ad AMIU, che si occupa della gestione dei rifiuti a Genova. Proprio il comune che rallenta la differenziata in Liguria.

Per questo motivo, da Sestri Levante, uno dei comuni più virtuosi nella gestione della differenziata, arriva una proposta alternativa, esposta con discrezione dal suo sindaco, Valentina Ghio.

Nella lettera indirizzata alla Città Metropolitana, il sindaco Ghio ha presentato i grandi risultati raggiunti in pochi anni dalla città in tema di rifiuti e sostenibilità ambientale, “frutto di programmazione dimensionata al proprio territorio e di un’ottima risposta dei cittadini ma anche del rapporto di costante dialogo e confronto con gestore sulle specifiche nostre peculiarità, che ha consentito un continuo perfezionamento e adattamento del servizio”. Un percorso attivo dal 2015, che ha consentito a Sestri Levante di passare dal 32 a oltre il 75% di raccolta differenziata e di essere il primo Comune costiero ligure con più di 15 mila abitanti con questa percentuale e di realizzare un centro del riuso con oltre 10.000 accessi annuali.

Insomma, un vero e proprio “modello Sestri” che andrebbe riproposto in grande, e non privato della propria autonomia. Un’idea vincente potrebbe essere quella, al contrario di centralizzare la gestione dei rifiuti su un unico ente, proprio quella di delocalizzare maggiormente: la raccolta differenziata, dati alla mano, funziona nelle piccole realtà, dove le azienda hanno la gestione di piccole porzioni di territorio, e le amministrano con meno trascuratezza. E’ chiaro che servirebbe un coordinamento, magari proprio da parte di AMIU, che forse è l’unica ad avere le capacità logistiche per farlo, ma non tenere conto delle piccole realtà che da ormai 4,5, 10 anni lavorano bene sul territorio sarebbe un delitto. Il primo passo? Intensificare il confronto tra Città Metropolitana e amministrazioni del territorio per trovare un percorso comune e condiviso in cui gli unici beneficiari siano l’ambiente e il nostro futuro.

Il cuore di ghiaccio del laghetto del Bocco ispirerà una fiaba ambientata nell’entroterra della Liguria

La neve, il ghiaccio e la natura che ancora una volta sa sorprendere. Lo spettacolo questa volta arriva dall’entroterra del Tigullio. Nel Comune di Mezzanego, al confine con l’Emilia Romagna, c’è il passo del Bocco. In quella zona c’è un laghetto caratteristico sempre molto frequentato che nelle ultime ore ha assunto una forma molto particolare, a cuore.

L’atmosfera, dunque, già di per sé affascinante è diventata ancora più magica. E’ per questo motivo che Sophie Lamour artista camaleontica appassionata di fiabe e leggende, in collaborazione con lo studio fotografico Daruma Photo, ha deciso di raccontare la bellezza fatata del luogo.

«Tutti abbiamo bisogno di fiabe e magia in questo periodo così oscuro è pieno di incertezze – dice Sophie -. La fiaba ci affascina e ci rassicura perché è sempre a lieto fine». L’artista ha pensato di andare alla ricerca di nuovi modi di vedere la natura insieme a racconti fiabeschi. «Il motivo per cui questo progetto è nato è per incuriosire e fare sognare le persone che si imbattono nelle immagini e nei video attraverso i social: per cui un giorno potranno andare a visitare le bellezze liguri e tranne esperienze indimenticabili – prosegue Sophie -. Il primo episodio si chiamerà “Il Lago cuore di ghiaccio” perché il grande freddo e le nevicate di questi giorni hanno ghiacciato formando un cuore naturale. Quasi a presagire che la natura sarà per sempre la nostra casa e pertanto ci proteggerà come fa con gli animali durante l’inverno, con il suo grande cuore».

Parco del Beigua, alla ricerca del gatto selvatico

Il gatto selvatico è presente sul nostro territorio?

Secondo quanto riferito dall’ente Parco del Beigua, negli ultimi anni sono pervenute occasionalmente segnalazioni di possibili avvistamenti di Gatto selvatico, di cui non si trovano notizie storiche della presenza nell’areale occidentale Liguria-Piemonte.
Il Gatto selvatico europeo, sottoposto a tutela dal 1977, dopo essere stato in passato ambita preda di caccia per la pelliccia e esemplare da
collezione, appartiene come il gatto domestico alla sottospecie dell’unica specie Felis silvestris diffusa tra Europa, Africa e Asia.

Nell’aprile 2017, in una piazzola di sosta della A26 Genova Prà-Gravellona Toce, all’altezza di Rossiglione, un automobilista rinvenne i resti di un gatto investito dalle auto, che presentava una disposizione degli anelli sulla coda caratteristici della specie selvatica. L’esemplare venne trasferito all’Università degli Studi di Siena e successivamente al Museo di Storia Naturale della Maremma dove venne eseguita la necroscopia, con la partecipazione del Professor Bernardino Ragni, massimo esperto italiano del carnivoro. Il felino risultò essere una femmina di circa tre anni d’età, gravida di due feti e con i segni di precedenti gravidanze; il disegno del mantello mostrava una chiara eredità selvatica, tuttavia l’analisi genetica eseguita sull’esemplare e sui feti ha identificato la presenza di caratteri appartenenti al gatto domestico.

È noto infatti come l‘ibridazione tra selvatico e domestico sia il maggiore fattore di rischio per la conservazione della sottospecie selvatica, tuttavia si tratta di un ritrovamento davvero degno di nota: considerato che la durata media di vita in natura per un felide selvatico è 5-6 anni, questo esemplare con caratteri riginati dal selvatico permette di ritenere che nell’Appennino Ligure-Piemontese siano presenti gatti completamente selvatici.
Il Parco del Beigua dunque intende approfondire una prima fase di indagine sul territorio per recuperare nella memoria storica della popolazione locale tracce della presenza del gatto selvatico, raccogliendo notizie, ricordi e fotografie di incontri, vecchie caccie o animali naturalizzati.

Come piantare gli alberi a Genova, A.S.Ter. lo svela attraverso un video per le scuole

I genovesi sono un popolo dal pollice verde? Attraverso una serie di domande, indirizzate direttamente ad A.S.Ter. lo si potrà scoprire. “Quanto terreno serve a un albero per crescere in città? Dove nascono gli alberi dei viali e dei giardini di Genova? Come li si protegge dagli urti delle automobili, dal caldo e dal freddo, dalla presenza dell’asfalto?” Sono alcune delle tante domande a cui risponde il video realizzato da A.S.Ter. che spiega come mettere a dimora, o più semplicemente “impiantare”, nuovi alberi in città. Si tratta di un video divulgativo, pensato per gli studenti delle scuole primarie e secondarie, ed è stato realizzato nelle scorse settimane in occasione della Giornata dell’Albero 2020. Domani (giovedì 18 dicembre ndr) il filmato, che in questo periodo di emergenza covid assume una particolare valenza educativa interdisciplinare, verrà trasmesso in streaming, nell’ambito di una multi video conferenza rivolta ad alcune classi di scuole primarie e secondarie di primo grado genovesi, scelte con l’assessorato comunale all’Istruzione.

Il video si può vedere al link http://www.aster.genova.it/giornata-dellalbero-2020/

A.S.Ter., con questo tipo di iniziative di comunicazione, si mette a servizio del mondo della scuola allo scopo di interagire con i cittadini di domani, offrendo la professionalità dei propri operatori, coordinati in questa occasione dall’agronomo Giorgio Costa, che risponderà in diretta alle domande dei ragazzi. Il video consente di seguire una squadra di A.S.Ter. impegnata nell’impresa più bella: regalare un nuovo albero alla città, che deve resistere alle tante difficoltà della vita urbana. Far conoscere ai più giovani è anche un modo per sensibilizzarli al rispetto del verde pubblico. Mentre spiegano i segreti del mestiere, i tecnici mostrano anche quanta cura e passione c’è dietro il benessere di ogni albero cittadino. Il progetto, sostenuto dal vicesindaco del comune di Genova Pietro Piciocchi, che ha anche le deleghe al Verde pubblico e alle Manutenzioni, e dall’assessore con delega all’Istruzione Barbara Grosso, è supportato da Liguria Digitale. Grazie all’Ufficio Progetti della Direzione Politiche dell’Istruzione del Comune, hanno aderito all’iniziativa alcune classi dell’Istituto onnicomprensivo annesso al Convitto Nazionale “Cristoforo Colombo”, seguite dalle Insegnanti Valentina Fiora per la secondaria di I grado della sede, Anna Grasso per la scuola primaria (classi quarte), Ilaria Carta per la secondaria di I grado della succursale, Roberta Botta per la secondaria di I grado della Don Milani. Si tratta di un progetto pilota che in prima battuta coinvolgerà circa un centinaio di studenti, ma che successivamente potrà essere esteso alle altre scuole pubbliche e private che ne faranno richiesta, dopo la pausa delle festività natalizie.

“Mi congratulo per questa bella iniziativa – dice il vicesindaco Pietro Piciocchi -. Siamo consapevoli dell’importanza del verde pubblico per i cittadini, tanto che ad esempio protestano quando qualche pianta è malata e purtroppo dobbiamo abbatterla. Il nostro impegno è volto a mantenere ricco, vario e in salute il patrimonio arboreo della città. Ogni volta che progettiamo un intervento urbanistico, come ad esempio per il futuro assetto di corso Sardegna o per il piano filobus, prevediamo sempre nuovi spazi per gli alberi o per rinnovare il verde, come abbiamo fatto in viale Brigate Partigiane. Nonostante tutte le difficoltà anche economiche legate al covid, quest’anno abbiamo incrementato le risorse destinate alla cura del verde di 1 milione e mezzo di euro, prevedendo anche nuove assunzioni”. L’assessore Barbara Grosso aggiunge: “Un’iniziativa importante che mostra agli studenti quanto amore e professionalità ci siano dietro la cura del verde pubblico e che, nel contempo, sensibilizza i giovani al rispetto per l’ambiente. Genova dispone di tante professionalità, come gli agronomi e i giardinieri: un patrimonio prezioso che, in una collaborazione continua, è assai utile far conoscere agli studenti per intercettarne gli interessi e aumentarne la consapevolezza e l’educazione civica”.

WAVES: anche la Liguria protagonista del progetto a sostegno della blue economy

WAVES (acronimo di “Working on Added Value of Expert Services”) è il progetto europeo nato per rafforzare la cooperazione tra le regioni partecipanti al Programma Interreg Italia-Francia Marittimo 2014-2020. Il progetto vuole offrire servizi specialistici di consulenza alle imprese della blue economy, ovvero quelle imprese che pongono al centro della loro mission l’ecosostenibilità e il rispetto dell’ambiente.

Anche la Liguria, che nel Programma Interreg ha un ruolo strategico, è protagonista di WAVES.

L’Azienda Speciale della Camera di Commercio Riviere di Liguria è infatti tra i cinque partner che hanno realizzato il progetto, insieme a tre enti sardi e uno francese.

Ma che genere di aiuto offre, nel dettaglio, WAVES alle imprese della blue economy?

Principalmente risorse. I fondi europei stanziati sono oltre mezzo milione di euro, di cui 300mila verranno messi a disposizione diretta delle imprese del territorio. WAVES offre un catalogo di servizi e un bando per accedere a dei contributi. Le imprese della pesca, della nautica e del turismo sostenibile potranno scegliere se usufruire ad esempio di un consulente di marketing, di esperti di internazionalizzazione o di un temporary manager.

Questi alcuni esempi dei servizi che potrebbero essere inclusi nel catalogo che verrà definito in maniera partecipativa, attraverso incontri tra gli organizzatori del progetto e gli operatori economici, cooperative e associazioni di categoria.