Economia

Santa Margherita Ligure, Porto torna operativo al 100% dopo mareggiata 2018

“A poco più di due anni e mezzo dalla mareggiata 2018 torna operativo al 100% il porto di Santa Margherita Ligure. “Nuovo, performante, più sicuro. Ieri il tratto di banchina completamente ricostruito ha ospitato la prima barca – annunciano i vertici del comune – un risultato importantissimo per la nostra città, per la nostra comunità e per la nostra economia”.

Effetto Covid sulle imprese turistiche in Liguria : indagine sull’estate 2020

L’indagine, condotta dall’osservatorio turistico regionale, si è concentrata sull’impatto del Covid-19 sul comparto turistico ligure nell’estate passata, quando molte strutture ricettive della Liguria hanno potuto aprire. Nove imprese su dieci infatti, almeno in alta stagione, hanno potuto aprire i battenti la scorsa esatte nonostante le restrizioni imposte dal governo. A giugno le imprese aperte erano il 70%, a luglio l’87%, l’apice ad agosto con ben l’89,4% e poi la leggera flessione di settembre con l’88%. Il settore alberghiero registra maggiori aperture (la media è dell’86% a giugno e del 96% da luglio a settembre).

Tra le province:

  • nel mese di giugno sono state aperte il 66,7% delle strutture nella provincia della Spezia, il 68,5% di quelle nella provincia di Genova, il 72,6% nella provincia di Savona e il 78,4% delle strutture ricettive della provincia di Imperia;
  • nel mese di luglio l’apertura delle attività ha coinvolto l’83,7% delle imprese della provincia di Genova, l’87,5% di quelle di Savona, l’88,7% delle strutture della provincia della Spezia e l’89,8% di quella di Imperia;
  • in agosto aperte l’85,4% delle imprese della provincia di Genova, il 91% di quelle delle province di Imperia e Savona e il 92% circa delle imprese della provincia di Savona.
Imprese aperte per mese -estate2020

GiugnoLuglioAgostoSettembre
Alberghiero85,895,895,895,8
Extralberghiero66,884,687,785,9
Totale complessivo70,887,089,488,0


Fonte: Osservatorio Turistico Regionale della Liguria
Imprese aperte per mese– estate2020

GiugnoLuglioAgostoSettembre
GE68,583,785,487,6
IM78,489,890,987,5
SP66,788,790,889,4
SV72,687,591,787,5
Totale70,887,089,488,0

Fonte: Osservatorio Turistico Regionale della Liguria

Motivazioni di chiusura – Le motivazioni che hanno spinto le imprese turistiche a non aprire nella scorsa estate sono diverse: la motivazione regina è quella dello scarso numero di prenotazioni pervenute e quindi la difficoltà di coprire i costi di gestione e di organizzazione delle attività . Per il settore alberghiero infatti, colpisce il fatto che il 25% delle strutture ha deciso di chiudere definitivamente a causa dei costi del personale.

D’altra parte, i costi per adeguarsi ai protocolli della pandemia non sono stati motivo di chiusura per le strutture alberghiere ma solamente per quelle extralberghiere: 1 su 5 ha chiuso per non poter sostenere questi ingenti costi.

Infine, per il 12,5% degli hotel e il 7,8% delle imprese extralberghiere la ragione della mancata apertura è legata all’assenza di adeguati spazi delle aree comuni da adattare per essere in regola con le misure imposte dalle linee guida.

Motivazione di chiusura nel periodo estivo 2020

AlberghieroExtralberghieroTotale
Non abbiamo avuto prenotazioni25,032,531,8
Abbiamo avuto troppo poche prenotazioni37,533,834,1
Costi di adeguamento troppo elevati19,517,6
Ho chiuso definitivamente25,05,27,1
Difficoltà a reperire personale1,31,2
Le aree comuni sono troppo piccole per adeguarsi alle linee guida12,57,88,2
Fonte: Osservatorio Turistico Regionale della Liguria

Le vendite – Coloro che hanno resistito e hanno tenuto aperto nel mese di giugno (23,6% delle camere disponibili ), nei mesi successivi hanno assistito ad un aumento delle vendite, seppur lontano dai soliti risultati delle estati pre-covid.

Le percentuali di occupazione medie salgono fino ad una media del 45,5% di camere vendute in luglio e al 66,4% in agosto per poi tornare ascendere al 42,3% nel mese di settembre.

A livello provinciale, nel mese di giugno le strutture che registrano quote di venduto maggiori sono quelle delle province di Savona (25,6%), Genova (24,9%) e Imperia (24%), in luglio le imprese delle province di La Spezia (48,6%) e Savona (46,1%), in agosto e settembre le strutture in provincia della Spezia (73,9% agosto, 47,3% settembre) e in quelle di Imperia (70,3% agosto, 44,8% settembre).

Occupazione media delle camere – estate 2020
GiugnoLuglioAgostoSettembre
Alberghiero29,752,176,853,5
Extralberghiero21,843,663,539,2
Totale23,645,566,442,3


Fonte: Osservatorio Turistico Regionale della Liguria
Occupazione media delle camere- estate 2020
GiugnoLuglioAgostoSettembre
GE24,942,658,240,4
IM24,044,970,344,8
SP19,548,673,947,3
SV25,646,166,438,7
Totale23,645,566,442,3
Fonte: Osservatorio Turistico Regionale della Liguria

La Promozione – in Liguria 4 imprese su 10 hanno attivato politiche di promozione della propria attività per attrarre clienti: extralberghiero (44,2%) hôtellerie (28,3%). A Genova e Savona invece hanno investito sulla promozione per stimolare la domanda rispettivamente il 48,9% e il 45,8% delle strutture aperte nel periodo.

Le promozioni primncipali applicate riguardano:

– Sconti, utilizzati dall’80,3% (90% nella provincia di Genova),

– Potenziamento degli strumenti di promozione e vendita del mercato online (45% degli hotel, 28,1% delle altre strutture), contro appena il 5% che ha deciso di attivare strumenti di promo- commercializzazione al di fuori del web.

– Modifica radicale della propria offerta scelta dal 38,1% delle strutture e/o il 10,6% ha puntato su una modifica dei target di riferimento per la propria attività (22,5% degli hotel)

Imprese che hanno attivato politiche di promozionesullaclientela(%)

SiNoTotale
Alberghiero71,728,3100,0
Extralberghiero55,844,2100,0
Totale59,140,9100,0
Fonte: Osservatorio Turistico Regionale della Liguria
Impresechehannoattivatopolitichedipromozionesullaclientela (%)

SiNoTotale
GE51,148,9100,0
IM62,537,5100,0
SP73,027,0100,0
SV54,245,8100,0
Totale59,140,9100,0
Fonte: Osservatorio Turistico Regionale della Liguria
Impresechehannoattivatopolitiche di promozionesullaclientela % sul totale imprese che hanno attivato politiche promozionali


Sconti
Offerte targettizzateCampagne di comunicazionePubblicizzazione delle misure di contenimento del Covid-19
Alberghiero76,718,636,073,3
Extralberghiero81,514,224,056,7
Totale80,315,327,160,9
Fonte: Osservatorio Turistico Regionale della Liguria
Impresechehannoattivatopolitichedipromozionesullaclientela % sul totale imprese che hanno attivato politiche promozionali


Sconti
Offerte targettizzateCampagne di comunicazionePubblicizzazione delle misure di contenimento del Covid-19
GE90,116,533,062,6
IM81,814,530,960,0
SP82,512,617,549,5
SV67,017,629,772,5
Totale80,315,327,160,9
Fonte: Osservatorio Turistico Regionale della Liguria
Altre strategie attivate dalle imprese per mantenere la clientela e attirarenuovitarget % sul totale imprese
Potenziamento del mercato on lineModifica dell’offertaRidefinizione del targetAttivazione di strumenti off line
Alberghiero45,054,222,511,7
Extralberghiero28,133,87,53,3
Totale31,738,110,65,0
Fonte: Osservatorio Turistico Regionale della Liguria

Impresechehannoattivatopolitichedi promozionesullaclientela % sul totale imprese
Potenziamento del mercato on lineModifica dell’offertaRidefinizione del targetAttivazione di strumenti off line
GE33,738,212,46,7
IM27,340,913,66,8
SP27,745,412,12,8
SV35,130,46,04,2
Totale31,738,110,65,0
Fonte: Osservatorio Turistico Regionale della Liguria

Nota metodologica – L’indagine ha avuto luogo dal 12 ottobre ai primi di novembre ed è stata rivolta a circa 5.000 strutture ricettive della regione. Di seguito si presenta lo schema della composizione del campione di imprese che ha risposto al questionario, suddiviso per tipologia ricettiva e provincia.

Traffici portuali : primo trimestre positivo per i porti della Spezia e Marina di Carrara

Segnali di ripresa per i traffici nel sistema portuale del Mar Ligure Orientale che unisce, all’interno della stessa Autorità di Sistema, i porti della Spezia e di Marina di Carrara. Il presidente Mario Sommariva ha sottolineato che: “La Spezia, con i risultati fortemente positivi nel traffico gateway e nella movimentazione ferroviaria, si dimostra un porto in piena salute dimostrando, una volta di più, di assolvere un ruolo centrale per vaste aree produttive del paese. Marina di Carrara, che deve considerarsi snodo di una rete di collegamenti infra-mediterranei, oltre che polo del break bulk e del project cargo, dimostra una forte propensione alla ripresa e attende quindi con fiducia che il nuovo Piano Regolatore le consegni la prospettiva di sviluppo che il territorio attende “

Il porto della Spezia mostra importanti segnali positivi movimentando un totale di 328.268 TEU, con una crescita del 6,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Da sottolineare che nel solo mese di marzo 2021 le movimentazioni hanno raggiunto 121 mila TEU complessivi, con un incremento del 31,6% sul marzo 2020, mese fortemente segnato dalla pandemia.

Tra le tipologie di movimentazione continua la crescita del traffico diretto “gateway” che è stato
pari a 313.839 TEU (+13,6%) mentre diminuisce il trasbordo con 14.429 TEU (-56%). Importanti segnali anche dal trasporto intermodale che conferma la sua rilevanza con oltre 90mila TEU movimentati nel trimestre a ferrovia (+15,1%) e 2.068 treni inoltrati (+8,3%). I dati complessivi dei volumi movimentati, per il porto di La Spezia sono pari a 3.170.097 tonnellate movimentate che sono tuttavia inferiori dell’8,5% a causa di un sostanziale azzeramento delle rinfuse solide e liquide inerente i rifornimenti dell’impianto di Panigaglia e della centrale Enel.

Positivo invece il dato delle merci varie non containerizzate che segna invece un incremento del 54 %. Segnali decisamente positivi anche per Marina di Carrara dove, in particolare tornano a crescere non solo i volumi ma anche la varietà delle tipologie di merce movimentate. Significativo, da questo punto di vista, il riaffacciarsi dei prodotti metallurgici nello scalo apuano che registrano un incremento del 2,9%.

Il primo trimestre è in crescita del 3,6% con 726mila tonnellate complessive movimentate. In crescita rilevante con il 9,4% il traffico contenitori con 21.857 TEU a banchina e quello ro-ro con 6.368 unità movimentate (+9,8%).

Segnali preoccupanti dall’occupazione, nel 2020 la Liguria perde quasi 25 mila rapporti di lavoro

Un 2020 all’insegna della pandemia da covid-19 che, tra stop and go, si lecca ancora le ferite. Sono infatti negativi i dati sull’occupazione in Liguria, la categoria più colpita dalla crisi è quella dei giovani (-5,9%). Le dinamiche peggiori si sono registrate a La Spezia e a Imperia. Dinamiche poco incoraggianti, quelle legate all’occupazione in Liguria nel corso del 2020. Dall’analisi degli ultimi dati Istat, Inps e Banca d’Italia, elaborati dall’ufficio studi di Confartigianato, emerge un trend occupazionale complessivamente in calo nel 2020 dell’1,4%. Il saldo dei rapporti di lavoro è in rosso di 24.971 unità. L’occupazione femminile segna un -1,3%, -2% quella maschile. Dati negativi, ma non tanto quanto le dinamiche nazionali: -2% l’occupazione totale in Italia nel 2020, -2,5% l’occupazione femminile. L’unico e piccolo segnale positivo è quello relativo alla tenuta dell’apprendistato.

A segnare il dato più preoccupante è invece l’occupazione giovanile che, nel complesso, in Liguria, è crollata del 5,9% nell’ultimo anno, contro il -0,3% degli occupati over 35. Un calo superiore a quello nazionale (-5,1%). In controtendenza alla dinamica nazionale, la Liguria chiude però il 2020 con 289 contratti di apprendistato all’attivo (l’Italia ne registra 1.203 in meno), posizionandosi tra le uniche otto regioni italiane a mostrare una decisa tenuta di questo tipo di rapporti di lavoro. Le dinamiche relative alle posizioni professionali mostrano una perdita di occupati liguri soprattutto tra i lavoratori dipendenti (-2%), mentre gli indipendenti (presenti in regione con una quota del 26,9% sul totale dei lavoratori) segnano una flessione dello 0,9%. Tra i dipendenti, anche alla luce dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali e della proroga del divieto di licenziamento, a segnare la maggior flessione è stata soprattutto la categoria dei lavoratori a tempo determinato (-6,6%). Per i lavoratori a tempo indeterminato il calo è stato dell’1,2%.

In un’analisi per province, La Spezia spicca tra le prime dieci per aumento del tasso di disoccupazione (+0,9%), trend particolarmente sfavorevole a Foggia (+3,9%), Vicenza (+2,4%) e Ravenna (+2,3%). Se in questa classifica la provincia spezzina è nona, sale addirittura al secondo posto per aumento del tasso di disoccupazione giovanile: +11%, davanti a sé ha solo Benevento (+11,7%). Fa peggio Imperia che, proprio nel focus provinciale sul mercato del lavoro giovanile, si posiziona terza sia per maggior riduzione del tasso di occupazione giovanile (-7,9% dietro a Fermo e Siracusa), sia per maggior incremento del tasso di inattività tra i 15 e i 29 anni (i cosiddetti neet), con un +11,6% dietro a Enna e ancora una volta Siracusa. «Con molta probabilità questi numeri rappresentano solo i primi risvolti occupazionali di una crisi che potrebbe portare a ulteriori effetti negativi anche nei prossimi mesi – commenta Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – Un piccolo segnale positivo viene dal dato sull’apprendistato, che in Liguria mostra una certa tenuta, confermandosi uno strumento su cui puntare sia per fornire ai giovani competenze tecniche d’eccellenza, sia per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro».

Il lockdown primaverile ha velocizzato il mercato immobiliare: a Genova però i tempi di vendita degli immobili stentano a decollare


Milano e Bologna sono le metropoli “più veloci”, ovvero il tempo necessario per collocare con successo la casa sul mercato è diminuito con l ’arrivo della pandemia. Lo studio di Tecnocasa ha preso in considerazione le grandi città, i rispettivi hinterland e i capoluoghi di provincia.

Subito dopo il lockdown primaverile c’è stata una corsa all’acquisto dell’abitazione ed i potenziali acquirenti si sono mostrati più veloci e decisi e, mossi dal desiderio di comprare, hanno sciolto velocemente le riserve. I venditori si sono mostrati più propensi ad accettare le proposte della controparte, spinti soprattutto dal timore di un ulteriore lockdown. A questo si deve aggiungere che nel periodo considerato si sono realizzate anche compravendite di casa vacanza influenzate dal desiderio di “cambiare aria”.

Anche queste transazioni sono avvenute abbastanza celermente: spesso sono realizzate con capitale proprio. Ad essere più “veloci” sono stati soprattutto gli acquirenti le cui condizioni reddituali non sono state scalfite dalla crisi economica indotta dalla pandemia e coloro per i quali l’acquisto migliorativo non era più procrastinabile. Come venditore è stato più celere chi aveva necessità di cambiare l’abitazione o chi aveva necessità di reperire liquidità.

Il capoluogo ligure si muove in controtendenza e, per quanto riguarda la classifica delle grandi città, trova alle sue spalle solo Palermo, Verona e Bari con 135 giorni necessari in media per vendere un’immobile contro 118 giorni della media delle gradi città.

Riferendoci all’Hinterland, Genova è fanalino di coda della classifica con 193 giorni contro i 157 della media nazionale necessari alla vendita.

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In Liguria un’impresa su tre con rating critico: peggior regione del Nord Italia

Un’impresa ligure su tre (il 37%) ha un rating a rischio. Significa, in parole povere, che in un terzo dei casi le aziende corrono il pericolo di non poter onorare i propri impegni nei confronti di terzi. Ancora più semplicemente, rischiano di non pagare i debiti.

Questa percentuale preoccupante è in realtà in linea con la media italiana dal 36%, secondo una analisi di Studio Temporary Manager che ha considerato 72mila aziende italiane con fatturato tra i 5 e i 50 milioni di euro. Una forbice ampia, che comprende tutte le medie imprese e quelle piccole che hanno il fatturato compreso tra i 5 e 10 milioni di euro.

Otto regioni d’Italia, addirittura, superano il 40% di aziende con rating a rischio. La Liguria si colloca a metà classifica, ma è la regione del Nord Italia con i dati peggiori. Quando le moratorie e le proroghe concesse in emergenza covid finiranno, quale sarà il futuro per le centinaia di aziende liguri a rischio?

“La discontinuità con il passato affidata a manager credibili al fianco dell’imprenditore è la chiave di un risanamento efficace” commenta Alberto Cerini, Responsabile “Corporate Turnaround & Restructuring” di Studio Temporary Manager. “È importante da un lato riconoscere ed ammettere la crisi in corso e gli errori fatti nel passato, per non fare i medesimi errori nel futuro; dall’altro avere il coraggio e la forza di fare cambiamenti, di innovare (anche grazie alle agevolazioni fiscali in essere) e implementare velocemente azioni spesso difficili, se necessario tramite gli strumenti legislativi disponibili, che consentano però poi alla propria impresa di tornare a prosperare”.

Nel dettaglio, il rating critico suddiviso per regioni:

Sicilia 43%, Abruzzo 42%, Lazio 42%, Molise 42%, Puglia 42%,Basilicata 41%, Sardegna 41%, Umbria 39%, Emilia Romagna 37%, Liguria 37%, Toscana 36%, Piemonte 35%, Lombardia 35%, Friuli-Venezia Giulia 34%, Valle D’aosta 34%, Campania 34%, Marche 33%, Veneto 31%, Trentino-Alto Adige 31%. Totale Italia 36%

Fonte e campione: Rielaborazione Studio Temporary Manager S.p.A. (www.temporarymanager.info) su base dati AIDA.

Piccole imprese Liguria, una su tre a rischio chiusura entro giugno a causa del covid

Il covid e l’emergenza sanitaria ed economica hanno messo in ginocchio le piccole imprese. Quasi un’impresa su tre rischia di chiudere entro giugno. È questo il bilancio pesantissimo degli effetti della pandemia, a un anno dal primo lockdown nazionale. Il 32,8% delle micro imprese ha problemi di liquidità, export è crollato del 14,5%, nuovi rapporti di lavoro -23,9%. Il 29,3% delle micro e piccole imprese liguri corre il serio rischio di non riuscire a rimanere operativa fino a giugno 2021. Quasi una su tre. È questo, come dicevamo, il triste e pesantissimo bilancio degli effetti della pandemia di covid-19, scoppiata a marzo dello scorso anno, tracciato dall’Ufficio studi di Confartigianato su dati Istat, Mise e Unioncamere. “I dati dimostrano le difficoltà delle nostre imprese – commenta Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – è impossibile fare previsioni di medio-lungo termine prima di un ritorno alla stabilità della situazione sanitaria”.

La crisi ha destabilizzato un’ampia quota di realtà imprenditoriali anche a livello nazionale: il 32,4% delle micro e piccole imprese italiane dovrà far fronte a seri rischi operativi e di sostenibilità dell’attività da qui a giugno 2021. L’export è crollato: -15,9% nei primi 9 mesi del 2020 a livello nazionale, -14,5% la dinamica ligure. Il principale problema delle imprese è la carenza di liquidità: il 32,8% delle più piccole realtà liguri dichiara di essere in forte difficoltà da questo punto di vista e, secondo le previsioni, tale situazione si protrarrà almeno fino a giugno 2021. Una questione che si riflette poi sulla dinamica occupazionale: nel terzo trimestre 2020 il calo degli occupati è stato dell’1,8% rispetto allo stesso periodo del 2019, mentre i nuovi rapporti di lavoro avviati in Liguria nei primi nove mesi del 2020 sono diminuiti del 23,9% rispetto a quelli siglati nello stesso periodo del 2019 (è il quarto peggior andamento d’Italia). Per far fronte al problema liquidità, il 23,3% delle realtà liguri ha fatto ricorso alla propria disponibilità di denaro (attingendo, per esempio, ai depositi bancari), mentre il 38% ha richiesto prestiti assistiti da garanzia pubblica. Ma ben il 13,7% non lo ha fatto a causa delle eccessive difficoltà di accesso alla misura.

È dunque cresciuta la dinamica del credito alle micro e piccole imprese, in Liguria concesso in misura maggiore rispetto al resto del mondo imprenditoriale (aumentato di poco più del 2%): +9,1% tra settembre e giugno 2020, per uno stock di oltre 3,2 miliardi di euro. Ammonta invece a 2,6 miliardi l’importo finanziato sul territorio ligure dal Fondo di Garanzia (dal 18 marzo con l’avvio dei provvedimenti dl Cura Italia e dl Liquidità). Quasi 1,5 miliardi erogati in provincia di Genova, 452 milioni nel savonese, 360 milioni alla Spezia e 294 nell’imperiese. “Dovrebbe essere l’anno della ripartenza, ma per ora il 2021 mostra le imprese ancora in forte difficoltà, tra l’imposizione di nuove chiusure, ristori di certo non risolutivi e una carenza di liquidità senza precedenti – spiega il presidente Grasso – Perché le realtà imprenditoriali possano tornare a fare previsioni di medio-lungo termine, occorrerà che la situazione si stabilizzi dal punto di vista sanitario, sia in termini di indici di contagio, sia guardando agli effetti della campagna vaccinale di massa. E solo allora sarà anche possibile stabilire l’entità esatta degli effetti della pandemia. Nel frattempo, le nostre imprese non devono essere lasciate sole e, come Confartigianato, continuiamo a essere sempre al loro fianco per sostenerli e fornire loro tutto il supporto necessario a mantenere viva la loro attività”.

Esportazioni, dal porto di Genova traffici raddoppiati verso gli States e la Virgin continua a costruire navi nella Superba

Buoni risultati per l’export ligure che resiste al Covid e chiude il 2020 come l’anno precedente. Un sostanziale pareggio dei volumi complessivi, tenuto conto della picchiata dell’economia, che ha in gran parte la sua spiegazione nel porto di Genova.
A livello nazionale, a contenere le perdite delle esportazioni e a chiudere addirittura in crescita, è soltanto il Molise. Tutte le altre regioni presentano un consuntivo con il segno rosso, anche se quello della Liguria è quasi impercettibile. La regione archivia infatti il 2020 in flessione dello 0,7 per cento rispetto al 2019 (anno non certo facile perché segnato dalla crisi ma non ancora marchiato a fuoco dal virus). E a favorirne il risultato è l’eccezionale performance delle esportazioni verso gli Stati Uniti, cresciute in un anno del 95 per cento. Insomma, quasi un raddoppio dei volumi complessivi in uno scenario di guerra quale appunto quello della lotta al pandemia. A scattare la fotografia è l’ufficio statistico dell’Istat che ha appena pubblicato l’analisi delle “esportazioni delle regioni italiane”, partendo dall’ultimo trimestre dell’anno per allargare l’indagine a tutti i dodici mesi.
In termini assoluti il vettore di questa capacità produttiva è il porto di Genova, soprattutto per quanto riguarda i traffici con gli Stati Uniti. La stragrande maggioranza delle esportazioni verso gli Stati Uniti, infatti, avviene via mare. E non sorprende affatto che siano proprio gli States il primo Paese di destinazione del traffico del porto di Genova (mentre la Cina è il primo in importazione e il secondo in export).
Nel dettaglio dei settori merceologici che cosa si esporta di più negli Stati Uniti? Molti prodotti, dal carbon coke ai prodotti raffinati dal petrolio fino ai mezzi di trasporto. E in questo elenco c’è anche la “Scarlet Lady”, la nave da crociera di 65mila tonnellate di peso effettivo, consegnata a febbraio del 2020 all’americana Virgin Voyages di Sir Richard Branson e rimasta a lungo ancorata nel porto di Genova proprio per lo stop imposto al business delle crociere.

E a proposito della Virgin Voyages, ha preso il largo stamattina verso le 8 il nuovo gioiello la Valiant Lady, costruita nello stabilimento Fincantieri di Sestri Ponente. La nave, gemella della Scarlet Lady , raggiungerà il porto di Marsiglia dove rimarrà fino al 26 marzo per una serie di prove tecniche. La consegna ufficiale è prevista per quest’estate, nel mese di luglio, ma la presentazione è fissata per novembre.
Valiant Lady, la seconda nave di Virgin Voyages , ha circa 110mila tonnellate di stazza lorda, una lunghezza di 278 metri e una larghezza di 38. Sarà dotata di oltre 1.400 cabine in grado di ospitare a bordo più di 2.700 passeggeri, assistiti da un equipaggio di 1.150 persone per garantire lo stile distintivo di Virgin. È dotata di un sistema di produzione di energia elettrica da circa 1 megawatt che utilizza il calore di scarto dei motori diesel.

Nel frattempo Virgin ha annunciato che la terza nave già in costruzione a Sestri Ponente si chiamerà Resilient Lady e dovrebbe entrare a far parte della flotta il 1° luglio 2022. Per l’unità si avvicina il varo tecnico nel bacino genovese. La Resilient Lady salperà da Atene con itinerari di una settimana e scali nelle isole greche.

Pagamenti imprese: Liguria 11° in Italia per puntualità

Continuano le ripercussioni economiche negative dell’emergenza Covid-19 sulla puntualità dei pagamenti delle imprese. La situazione attuale vede la Valle d’Aosta con +41,5%, Friuli – Venezia Giulia +40,3%, Veneto +35,8% , Piemonte +30,9% e Lombardia +30,3% .

 La nostra regione con il 29,9% di imprese che pagano alla scadenza i propri fornitori è all’11° posto della classifica italiana.

È quanto emerge dallo Studio Pagamenti, aggiornato al 31 dicembre 2020, realizzato da CRIBIS, società del gruppo CRIF specializzata nella business information.

Aumentano però i ritardi gravi: nel 2019 le imprese che effettuavano i pagamenti con ritardi superiori ai 30 giorni erano il 9,8%, nel 2020 sono passate al 12,6%, con una variazione di poco inferiore al 30% (28,6%).

Fra le 15 province italiane le cui imprese hanno avuto un peggioramento fra il 40 e il 60% nei pagamenti oltre i 30 giorni cè Imperia (+48,4%), che però è la migliore fra le liguri (45° posizione), seguita da Savona (56°), Genova (57°) e La Spezia (69). Rispetto al 2019, tutte perdono posizioni: Imperia è fra le province italiane che ne perdono di più, mentre La Spezia ne perde 4, Savona 3 e Genova 1.

Export agroalimentare: vince la dieta mediterranea ma per Coldiretti Liguria bisogna superare dazi ed embargo

L’emergenza sanitaria ed economica da Sars-Cov-2 non ferma il commercio estero, soprattutto quello del settore alimentare. Crescono infatti solo le esportazioni di prodotti agroalimentari Made in Italy, che fanno segnare nel 2020 il massimo storico di sempre con un valore di 46,1 miliardi spinto dal successo della dieta mediterranea sulle tavole mondiali nonostante i pesanti limiti della pandemia covid. Questo è quanto emerge da un’analisi di Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al commercio estero nel 2020, che evidenziano un aumento delle esportazioni agroalimentari nazionali dell’1,8% in netta controtendenza al crollo generale del 9,7%. Un record ottenuto nonostante le difficoltà degli scambi commerciali e il lockdown in tutti i continenti della ristorazione, che ha pesantemente colpito la cucina italiana, ma anche favorito il ritorno alla preparazione casalinga dei pasti con il boom delle ricette Made in Italy. L’ emergenza sanitaria da Sars-Cov-2 ha provocato una svolta salutista nei consumatori a livello globale che hanno privilegiato la scelta nel carrello di prodotti alleati del benessere. Ad essere avvantaggiate, nell’ordine, sono state le esportazioni nazionali di conserve di pomodoro (+17%), pasta (+16%), olio di oliva (+5%) e frutta e verdura (+5%) che hanno raggiunto in valore il massimo di sempre.

Le esportazioni dei prodotti agroalimentari Made in Italy nel 2020 sono state dirette per oltre la metà (55%) all’interno dell’Unione Europea con la Germania che si classifica come il principale cliente con 7,73 miliardi in crescita del 6% mentre al secondo posto c’è la Francia con 5,08 miliardi che rimane stabile e, a seguire, con 3,6 miliardi la Gran Bretagna (+2,8%) uscita con la Brexit. Fuori dai confini comunitari sono gli Stati Uniti il primo partner commerciale dell’Italia con 4,9 miliardi di export agroalimentare. “L’Italia può ripartire dai punti di forza – affermano il presidente di Coldiretti Liguria Gianluca Boeri e il delegato confederale Bruno Rivarossa – con l’agroalimentare che ha dimostrato resilienza di fronte la crisi e può svolgere un ruolo di traino per l’intera economia dei territori. Ma per favorire ancora di più l’export di prodotti d’eccellenza come l’olio DOP Riviera Ligure e i nostri vini DOC, occorre impiegare tutte le energie diplomatiche per superare le politiche dei dazi e degli embarghi, che rischiano di colpire, in futuro, anche le nostre produzioni, e per ridare respiro all’economia mondiale in un momento difficile per tutti”. Ma per sostenere il trend di crescita dell’enogastronomia, spiegano Boeri e Rivarossa, “serve anche agire sui ritardi strutturali e sbloccare tutte le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti tra Sud e Nord del Paese, ma anche con il resto del mondo per via marittima e ferroviaria in alta velocità, con una rete di snodi composta da aeroporti, treni e cargo”.