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Economia

Segnali preoccupanti dall’occupazione, nel 2020 la Liguria perde quasi 25 mila rapporti di lavoro

Un 2020 all’insegna della pandemia da covid-19 che, tra stop and go, si lecca ancora le ferite. Sono infatti negativi i dati sull’occupazione in Liguria, la categoria più colpita dalla crisi è quella dei giovani (-5,9%). Le dinamiche peggiori si sono registrate a La Spezia e a Imperia. Dinamiche poco incoraggianti, quelle legate all’occupazione in Liguria nel corso del 2020. Dall’analisi degli ultimi dati Istat, Inps e Banca d’Italia, elaborati dall’ufficio studi di Confartigianato, emerge un trend occupazionale complessivamente in calo nel 2020 dell’1,4%. Il saldo dei rapporti di lavoro è in rosso di 24.971 unità. L’occupazione femminile segna un -1,3%, -2% quella maschile. Dati negativi, ma non tanto quanto le dinamiche nazionali: -2% l’occupazione totale in Italia nel 2020, -2,5% l’occupazione femminile. L’unico e piccolo segnale positivo è quello relativo alla tenuta dell’apprendistato.

A segnare il dato più preoccupante è invece l’occupazione giovanile che, nel complesso, in Liguria, è crollata del 5,9% nell’ultimo anno, contro il -0,3% degli occupati over 35. Un calo superiore a quello nazionale (-5,1%). In controtendenza alla dinamica nazionale, la Liguria chiude però il 2020 con 289 contratti di apprendistato all’attivo (l’Italia ne registra 1.203 in meno), posizionandosi tra le uniche otto regioni italiane a mostrare una decisa tenuta di questo tipo di rapporti di lavoro. Le dinamiche relative alle posizioni professionali mostrano una perdita di occupati liguri soprattutto tra i lavoratori dipendenti (-2%), mentre gli indipendenti (presenti in regione con una quota del 26,9% sul totale dei lavoratori) segnano una flessione dello 0,9%. Tra i dipendenti, anche alla luce dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali e della proroga del divieto di licenziamento, a segnare la maggior flessione è stata soprattutto la categoria dei lavoratori a tempo determinato (-6,6%). Per i lavoratori a tempo indeterminato il calo è stato dell’1,2%.

In un’analisi per province, La Spezia spicca tra le prime dieci per aumento del tasso di disoccupazione (+0,9%), trend particolarmente sfavorevole a Foggia (+3,9%), Vicenza (+2,4%) e Ravenna (+2,3%). Se in questa classifica la provincia spezzina è nona, sale addirittura al secondo posto per aumento del tasso di disoccupazione giovanile: +11%, davanti a sé ha solo Benevento (+11,7%). Fa peggio Imperia che, proprio nel focus provinciale sul mercato del lavoro giovanile, si posiziona terza sia per maggior riduzione del tasso di occupazione giovanile (-7,9% dietro a Fermo e Siracusa), sia per maggior incremento del tasso di inattività tra i 15 e i 29 anni (i cosiddetti neet), con un +11,6% dietro a Enna e ancora una volta Siracusa. «Con molta probabilità questi numeri rappresentano solo i primi risvolti occupazionali di una crisi che potrebbe portare a ulteriori effetti negativi anche nei prossimi mesi – commenta Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – Un piccolo segnale positivo viene dal dato sull’apprendistato, che in Liguria mostra una certa tenuta, confermandosi uno strumento su cui puntare sia per fornire ai giovani competenze tecniche d’eccellenza, sia per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro».

Il lockdown primaverile ha velocizzato il mercato immobiliare: a Genova però i tempi di vendita degli immobili stentano a decollare


Milano e Bologna sono le metropoli “più veloci”, ovvero il tempo necessario per collocare con successo la casa sul mercato è diminuito con l ’arrivo della pandemia. Lo studio di Tecnocasa ha preso in considerazione le grandi città, i rispettivi hinterland e i capoluoghi di provincia.

Subito dopo il lockdown primaverile c’è stata una corsa all’acquisto dell’abitazione ed i potenziali acquirenti si sono mostrati più veloci e decisi e, mossi dal desiderio di comprare, hanno sciolto velocemente le riserve. I venditori si sono mostrati più propensi ad accettare le proposte della controparte, spinti soprattutto dal timore di un ulteriore lockdown. A questo si deve aggiungere che nel periodo considerato si sono realizzate anche compravendite di casa vacanza influenzate dal desiderio di “cambiare aria”.

Anche queste transazioni sono avvenute abbastanza celermente: spesso sono realizzate con capitale proprio. Ad essere più “veloci” sono stati soprattutto gli acquirenti le cui condizioni reddituali non sono state scalfite dalla crisi economica indotta dalla pandemia e coloro per i quali l’acquisto migliorativo non era più procrastinabile. Come venditore è stato più celere chi aveva necessità di cambiare l’abitazione o chi aveva necessità di reperire liquidità.

Il capoluogo ligure si muove in controtendenza e, per quanto riguarda la classifica delle grandi città, trova alle sue spalle solo Palermo, Verona e Bari con 135 giorni necessari in media per vendere un’immobile contro 118 giorni della media delle gradi città.

Riferendoci all’Hinterland, Genova è fanalino di coda della classifica con 193 giorni contro i 157 della media nazionale necessari alla vendita.

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In Liguria un’impresa su tre con rating critico: peggior regione del Nord Italia

Un’impresa ligure su tre (il 37%) ha un rating a rischio. Significa, in parole povere, che in un terzo dei casi le aziende corrono il pericolo di non poter onorare i propri impegni nei confronti di terzi. Ancora più semplicemente, rischiano di non pagare i debiti.

Questa percentuale preoccupante è in realtà in linea con la media italiana dal 36%, secondo una analisi di Studio Temporary Manager che ha considerato 72mila aziende italiane con fatturato tra i 5 e i 50 milioni di euro. Una forbice ampia, che comprende tutte le medie imprese e quelle piccole che hanno il fatturato compreso tra i 5 e 10 milioni di euro.

Otto regioni d’Italia, addirittura, superano il 40% di aziende con rating a rischio. La Liguria si colloca a metà classifica, ma è la regione del Nord Italia con i dati peggiori. Quando le moratorie e le proroghe concesse in emergenza covid finiranno, quale sarà il futuro per le centinaia di aziende liguri a rischio?

“La discontinuità con il passato affidata a manager credibili al fianco dell’imprenditore è la chiave di un risanamento efficace” commenta Alberto Cerini, Responsabile “Corporate Turnaround & Restructuring” di Studio Temporary Manager. “È importante da un lato riconoscere ed ammettere la crisi in corso e gli errori fatti nel passato, per non fare i medesimi errori nel futuro; dall’altro avere il coraggio e la forza di fare cambiamenti, di innovare (anche grazie alle agevolazioni fiscali in essere) e implementare velocemente azioni spesso difficili, se necessario tramite gli strumenti legislativi disponibili, che consentano però poi alla propria impresa di tornare a prosperare”.

Nel dettaglio, il rating critico suddiviso per regioni:

Sicilia 43%, Abruzzo 42%, Lazio 42%, Molise 42%, Puglia 42%,Basilicata 41%, Sardegna 41%, Umbria 39%, Emilia Romagna 37%, Liguria 37%, Toscana 36%, Piemonte 35%, Lombardia 35%, Friuli-Venezia Giulia 34%, Valle D’aosta 34%, Campania 34%, Marche 33%, Veneto 31%, Trentino-Alto Adige 31%. Totale Italia 36%

Fonte e campione: Rielaborazione Studio Temporary Manager S.p.A. (www.temporarymanager.info) su base dati AIDA.

Piccole imprese Liguria, una su tre a rischio chiusura entro giugno a causa del covid

Il covid e l’emergenza sanitaria ed economica hanno messo in ginocchio le piccole imprese. Quasi un’impresa su tre rischia di chiudere entro giugno. È questo il bilancio pesantissimo degli effetti della pandemia, a un anno dal primo lockdown nazionale. Il 32,8% delle micro imprese ha problemi di liquidità, export è crollato del 14,5%, nuovi rapporti di lavoro -23,9%. Il 29,3% delle micro e piccole imprese liguri corre il serio rischio di non riuscire a rimanere operativa fino a giugno 2021. Quasi una su tre. È questo, come dicevamo, il triste e pesantissimo bilancio degli effetti della pandemia di covid-19, scoppiata a marzo dello scorso anno, tracciato dall’Ufficio studi di Confartigianato su dati Istat, Mise e Unioncamere. “I dati dimostrano le difficoltà delle nostre imprese – commenta Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – è impossibile fare previsioni di medio-lungo termine prima di un ritorno alla stabilità della situazione sanitaria”.

La crisi ha destabilizzato un’ampia quota di realtà imprenditoriali anche a livello nazionale: il 32,4% delle micro e piccole imprese italiane dovrà far fronte a seri rischi operativi e di sostenibilità dell’attività da qui a giugno 2021. L’export è crollato: -15,9% nei primi 9 mesi del 2020 a livello nazionale, -14,5% la dinamica ligure. Il principale problema delle imprese è la carenza di liquidità: il 32,8% delle più piccole realtà liguri dichiara di essere in forte difficoltà da questo punto di vista e, secondo le previsioni, tale situazione si protrarrà almeno fino a giugno 2021. Una questione che si riflette poi sulla dinamica occupazionale: nel terzo trimestre 2020 il calo degli occupati è stato dell’1,8% rispetto allo stesso periodo del 2019, mentre i nuovi rapporti di lavoro avviati in Liguria nei primi nove mesi del 2020 sono diminuiti del 23,9% rispetto a quelli siglati nello stesso periodo del 2019 (è il quarto peggior andamento d’Italia). Per far fronte al problema liquidità, il 23,3% delle realtà liguri ha fatto ricorso alla propria disponibilità di denaro (attingendo, per esempio, ai depositi bancari), mentre il 38% ha richiesto prestiti assistiti da garanzia pubblica. Ma ben il 13,7% non lo ha fatto a causa delle eccessive difficoltà di accesso alla misura.

È dunque cresciuta la dinamica del credito alle micro e piccole imprese, in Liguria concesso in misura maggiore rispetto al resto del mondo imprenditoriale (aumentato di poco più del 2%): +9,1% tra settembre e giugno 2020, per uno stock di oltre 3,2 miliardi di euro. Ammonta invece a 2,6 miliardi l’importo finanziato sul territorio ligure dal Fondo di Garanzia (dal 18 marzo con l’avvio dei provvedimenti dl Cura Italia e dl Liquidità). Quasi 1,5 miliardi erogati in provincia di Genova, 452 milioni nel savonese, 360 milioni alla Spezia e 294 nell’imperiese. “Dovrebbe essere l’anno della ripartenza, ma per ora il 2021 mostra le imprese ancora in forte difficoltà, tra l’imposizione di nuove chiusure, ristori di certo non risolutivi e una carenza di liquidità senza precedenti – spiega il presidente Grasso – Perché le realtà imprenditoriali possano tornare a fare previsioni di medio-lungo termine, occorrerà che la situazione si stabilizzi dal punto di vista sanitario, sia in termini di indici di contagio, sia guardando agli effetti della campagna vaccinale di massa. E solo allora sarà anche possibile stabilire l’entità esatta degli effetti della pandemia. Nel frattempo, le nostre imprese non devono essere lasciate sole e, come Confartigianato, continuiamo a essere sempre al loro fianco per sostenerli e fornire loro tutto il supporto necessario a mantenere viva la loro attività”.

Esportazioni, dal porto di Genova traffici raddoppiati verso gli States e la Virgin continua a costruire navi nella Superba

Buoni risultati per l’export ligure che resiste al Covid e chiude il 2020 come l’anno precedente. Un sostanziale pareggio dei volumi complessivi, tenuto conto della picchiata dell’economia, che ha in gran parte la sua spiegazione nel porto di Genova.
A livello nazionale, a contenere le perdite delle esportazioni e a chiudere addirittura in crescita, è soltanto il Molise. Tutte le altre regioni presentano un consuntivo con il segno rosso, anche se quello della Liguria è quasi impercettibile. La regione archivia infatti il 2020 in flessione dello 0,7 per cento rispetto al 2019 (anno non certo facile perché segnato dalla crisi ma non ancora marchiato a fuoco dal virus). E a favorirne il risultato è l’eccezionale performance delle esportazioni verso gli Stati Uniti, cresciute in un anno del 95 per cento. Insomma, quasi un raddoppio dei volumi complessivi in uno scenario di guerra quale appunto quello della lotta al pandemia. A scattare la fotografia è l’ufficio statistico dell’Istat che ha appena pubblicato l’analisi delle “esportazioni delle regioni italiane”, partendo dall’ultimo trimestre dell’anno per allargare l’indagine a tutti i dodici mesi.
In termini assoluti il vettore di questa capacità produttiva è il porto di Genova, soprattutto per quanto riguarda i traffici con gli Stati Uniti. La stragrande maggioranza delle esportazioni verso gli Stati Uniti, infatti, avviene via mare. E non sorprende affatto che siano proprio gli States il primo Paese di destinazione del traffico del porto di Genova (mentre la Cina è il primo in importazione e il secondo in export).
Nel dettaglio dei settori merceologici che cosa si esporta di più negli Stati Uniti? Molti prodotti, dal carbon coke ai prodotti raffinati dal petrolio fino ai mezzi di trasporto. E in questo elenco c’è anche la “Scarlet Lady”, la nave da crociera di 65mila tonnellate di peso effettivo, consegnata a febbraio del 2020 all’americana Virgin Voyages di Sir Richard Branson e rimasta a lungo ancorata nel porto di Genova proprio per lo stop imposto al business delle crociere.

E a proposito della Virgin Voyages, ha preso il largo stamattina verso le 8 il nuovo gioiello la Valiant Lady, costruita nello stabilimento Fincantieri di Sestri Ponente. La nave, gemella della Scarlet Lady , raggiungerà il porto di Marsiglia dove rimarrà fino al 26 marzo per una serie di prove tecniche. La consegna ufficiale è prevista per quest’estate, nel mese di luglio, ma la presentazione è fissata per novembre.
Valiant Lady, la seconda nave di Virgin Voyages , ha circa 110mila tonnellate di stazza lorda, una lunghezza di 278 metri e una larghezza di 38. Sarà dotata di oltre 1.400 cabine in grado di ospitare a bordo più di 2.700 passeggeri, assistiti da un equipaggio di 1.150 persone per garantire lo stile distintivo di Virgin. È dotata di un sistema di produzione di energia elettrica da circa 1 megawatt che utilizza il calore di scarto dei motori diesel.

Nel frattempo Virgin ha annunciato che la terza nave già in costruzione a Sestri Ponente si chiamerà Resilient Lady e dovrebbe entrare a far parte della flotta il 1° luglio 2022. Per l’unità si avvicina il varo tecnico nel bacino genovese. La Resilient Lady salperà da Atene con itinerari di una settimana e scali nelle isole greche.

Pagamenti imprese: Liguria 11° in Italia per puntualità

Continuano le ripercussioni economiche negative dell’emergenza Covid-19 sulla puntualità dei pagamenti delle imprese. La situazione attuale vede la Valle d’Aosta con +41,5%, Friuli – Venezia Giulia +40,3%, Veneto +35,8% , Piemonte +30,9% e Lombardia +30,3% .

 La nostra regione con il 29,9% di imprese che pagano alla scadenza i propri fornitori è all’11° posto della classifica italiana.

È quanto emerge dallo Studio Pagamenti, aggiornato al 31 dicembre 2020, realizzato da CRIBIS, società del gruppo CRIF specializzata nella business information.

Aumentano però i ritardi gravi: nel 2019 le imprese che effettuavano i pagamenti con ritardi superiori ai 30 giorni erano il 9,8%, nel 2020 sono passate al 12,6%, con una variazione di poco inferiore al 30% (28,6%).

Fra le 15 province italiane le cui imprese hanno avuto un peggioramento fra il 40 e il 60% nei pagamenti oltre i 30 giorni cè Imperia (+48,4%), che però è la migliore fra le liguri (45° posizione), seguita da Savona (56°), Genova (57°) e La Spezia (69). Rispetto al 2019, tutte perdono posizioni: Imperia è fra le province italiane che ne perdono di più, mentre La Spezia ne perde 4, Savona 3 e Genova 1.

Export agroalimentare: vince la dieta mediterranea ma per Coldiretti Liguria bisogna superare dazi ed embargo

L’emergenza sanitaria ed economica da Sars-Cov-2 non ferma il commercio estero, soprattutto quello del settore alimentare. Crescono infatti solo le esportazioni di prodotti agroalimentari Made in Italy, che fanno segnare nel 2020 il massimo storico di sempre con un valore di 46,1 miliardi spinto dal successo della dieta mediterranea sulle tavole mondiali nonostante i pesanti limiti della pandemia covid. Questo è quanto emerge da un’analisi di Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al commercio estero nel 2020, che evidenziano un aumento delle esportazioni agroalimentari nazionali dell’1,8% in netta controtendenza al crollo generale del 9,7%. Un record ottenuto nonostante le difficoltà degli scambi commerciali e il lockdown in tutti i continenti della ristorazione, che ha pesantemente colpito la cucina italiana, ma anche favorito il ritorno alla preparazione casalinga dei pasti con il boom delle ricette Made in Italy. L’ emergenza sanitaria da Sars-Cov-2 ha provocato una svolta salutista nei consumatori a livello globale che hanno privilegiato la scelta nel carrello di prodotti alleati del benessere. Ad essere avvantaggiate, nell’ordine, sono state le esportazioni nazionali di conserve di pomodoro (+17%), pasta (+16%), olio di oliva (+5%) e frutta e verdura (+5%) che hanno raggiunto in valore il massimo di sempre.

Le esportazioni dei prodotti agroalimentari Made in Italy nel 2020 sono state dirette per oltre la metà (55%) all’interno dell’Unione Europea con la Germania che si classifica come il principale cliente con 7,73 miliardi in crescita del 6% mentre al secondo posto c’è la Francia con 5,08 miliardi che rimane stabile e, a seguire, con 3,6 miliardi la Gran Bretagna (+2,8%) uscita con la Brexit. Fuori dai confini comunitari sono gli Stati Uniti il primo partner commerciale dell’Italia con 4,9 miliardi di export agroalimentare. “L’Italia può ripartire dai punti di forza – affermano il presidente di Coldiretti Liguria Gianluca Boeri e il delegato confederale Bruno Rivarossa – con l’agroalimentare che ha dimostrato resilienza di fronte la crisi e può svolgere un ruolo di traino per l’intera economia dei territori. Ma per favorire ancora di più l’export di prodotti d’eccellenza come l’olio DOP Riviera Ligure e i nostri vini DOC, occorre impiegare tutte le energie diplomatiche per superare le politiche dei dazi e degli embarghi, che rischiano di colpire, in futuro, anche le nostre produzioni, e per ridare respiro all’economia mondiale in un momento difficile per tutti”. Ma per sostenere il trend di crescita dell’enogastronomia, spiegano Boeri e Rivarossa, “serve anche agire sui ritardi strutturali e sbloccare tutte le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti tra Sud e Nord del Paese, ma anche con il resto del mondo per via marittima e ferroviaria in alta velocità, con una rete di snodi composta da aeroporti, treni e cargo”.

Indagine: a cosa pensano i genovesi quando si parla di risparmio?

 A che cosa pensano gli abitanti di Genova quando si parla di risparmio? Quasi uno su tre (28%) alla preoccupazione per lo stato delle proprie finanze, alimentata dalla congiuntura del momento, il 46% ci vede una risorsa per affrontare anzitutto un presente complesso, mentre un ulteriore 26% – oltre uno su quattro – lo associa all’idea di futuro e alla possibilità di un domani più solido per la famiglia e i figli.

Lo evidenzia l’Osservatorio Sara Assicurazioni, la Compagnia assicuratrice ufficiale dell’ACI. Dati che si inseriscono nel quadro della crisi economica generata dalla pandemia, che ha determinato un senso generale di incertezza, con ripercussioni su famiglie e attività. Incertezza che va di pari passo, non a caso, con l’aumento dei depositi bancari in Italia, cresciuti a dicembre 2020, come segnala l’Abi, di oltre 162 miliardi rispetto all’anno prima raggiungendo quota 1.736 miliardi.

I genovesi si confermano molto attenti al tema del risparmio, con il 54% che afferma di vivere il presente cercando abitualmente di mettere da parte qualcosa per affrontare possibili imprevisti e difficoltà e addirittura un 18% che si dice sempre parsimonioso, al punto da fare rinunce oggi per riuscire a pianificare meglio il domani.

Nella gestione dei soldi la tecnologia si ritaglia uno spazio sempre maggiore, tanto che quasi uno su due (46%) si dichiara propenso ad affidarsi in misura crescente anche ad app e sistemi fintech per gestire l’economia domestica e organizzare il budget familiare.

Ma oltre a pensare al presente, gli abitanti di Genova riconoscono l’importanza di una pianificazione del futuro economico. Le soluzioni ritenute più idonee sono il fondo pensione (34%) e le polizze assicurative per il risparmio e l’investimento (32%). A seguire le polizze vita (14%), per le garanzie che possono offrire alla famiglia, mentre il 10% punterebbe direttamente sul mercato finanziario e un 6% sul mattone.

La caratteristica più apprezzata in uno strumento di risparmio è la sicurezza (44%). Vi sono poi la convenienza in termini di costi (22%), i rendimenti che si possono ottenere (16%) e la flessibilità (10%), quindi la capacità di rispondere al presentarsi di diverse esigenze e disponibilità.

Il risparmio è da sempre molto importante nel nostro Paese e la sua centralità è emersa con evidenza dalla ricerca del nostro Osservatorio. – commenta Marco Brachini, Direttore Marketing, Brand e Customer Relationship di Sara Assicurazioni – Per gestire e dare valore alle proprie risorse le polizze di risparmio e di investimento assicurativo sono una soluzione efficace in grado di offrire una risposta innovativa e personalizzata, in funzione degli obiettivi di ognuno: tutelare il tenore di vita, integrare il reddito, incrementare il livello della pensione futura e progettare fin da oggi piani futuri per sé e la famiglia”.

Genova partecipa al progetto “Tourism-Friendly Cities” di Urbact

Genova fa parte del progetto “Tourism-Friendly Cities”, che il programma Urbact dedica al turismo sostenibile inteso come strumento di crescita economico, sociale e ambientale. Un ruolo di leader, quello della nostra città, che oggi assume valenze ancor più essenziali nell’affontare e superare questa drammatica fase globale. Le dieci città aderenti al progetto sono anche Braga (Portogallo), Utrecht (Olanda), Cáceres (Spagna), Dubrovnik (Croazia), Dún Laoghaire (Irlanda), Venezia (Italia), Rovaniemi (Finlandia), Druskininkai (Lituania) e Cracovia (Polonia).

Esaminare la situazione attuale ricercando soluzioni innovative è stato il tema del webinar internazionale “Integrating health & safety in a new model for sustainable tourism” al quale Laura Gaggero, assessore comunale allo Sviluppo economico turistico e Marketing territoriale, ha portato la propria esperienza coinvolgendo aeroporto e porto che a Genova sono i principali punti di arrivo e di partenza dei turisti.

«Le azioni del progetto “Tourism-Friendly Cities” vanno nella giusta direzione. Avremmo voluto che una parte consistente del Recovery Fund a livello europeo fosse destinata a sostenere il turismo, fortemente colpito dalla pandemia, ma purtroppo non è stato così. Anche per questo, le iniziative di collaborazione tra città di diversi Paesi europei possono essere molto utili per rilanciare il settore» afferma Carlo Fidanza, membro della Commissione Trasporti e turismo del Parlamento Europeo.

Mattone: sul fronte prezzi in Liguria l’anno si chiude a segno positivo

A dicembre 2020, mese a cui si riferisce la rilevazione, per comprare casa in Liguria si sono richiesti in media 2.515 euro al metro quadro; per le locazioni la cifra media si è attestata a 8,5 euro/mq.

Scendendo nel dettaglio della situazione nelle quattro città capoluogo di provincia, si osservano alcune differenze. Sul fronte prezzi richiesti per la vendita il congelamento delle cifre è comune a tutte e guardando le oscillazioni del secondo semestre si scopre che in nessun caso queste si sono allontanate dal punto percentuale, tranne a La Spezia (-2% su base semestrale). Imperia risulta la città più cara, con un prezzo medio di 1.944 euro al metro quadro, seguita da Savona con 1.918 euro/mq. Genova si è fermata a una media di 1.586 euro/mq, città più economica in regione.

Per gli affitti la situazione è più eterogenea. Sempre guardando al secondo semestre dell’anno Imperia ha visto crescere i canoni richiesti dai locatori del 6,8%, Genova registra un lieve aumento dei prezzi (+1,3%), ferme La Spezia e Savona. Le oscillazioni di Imperia hanno portato il costo medio delle case in affitto a quasi 8 euro/mq, avvicinando i prezzi della città a quelli di La Spezia, la più cara per le locazioni (8,5 euro/mq). Costano come a Imperia (7,9 euro/mq) gli affitti a Savona, mentre nel capoluogo di regione si fermano a 7,6 euro/mq.