Economia

In crescita il settore dell’alimentare, gli italiani e i genovesi però comprano di più nei discount

Secondo l’annuale studio di Coldiretti, crescono le vendite al dettaglio nell’alimentare che segnano un aumento del 2,2% rispetto a novembre dell’anno scorso, in netta controtendenza rispetto l’andamento generale, nonostante le difficoltà del mercato incontrante a causa della pandemia. Nei primi undici mesi del 2020 si è registrato un miglioramento del 3,3% del settore delle vendite alimentari. “Va sottolineato – afferma la Coldiretti – come specchio della crisi generale, che l’incremento più significativo l’hanno avuto i discount alimentari segnando un segno “+” di 10,7 punti percentuale rispetto a novembre 2019, in crescita anche le piccole botteghe alimentari e l’alimentare della grande distribuzione rispettivamente con un +3,2% e +2,5%”. “Questa situazione – continua la Coldiretti – evidenzia la difficile situazione che in cui si trovano causa covid, le famiglie italiane che per risparmiare orientano le proprie spese su canali a basso prezzo. A sostenere questi dati è anche il crollo dei consumi fuori casa come bar, ristoranti e mense”, conclude la Coldiretti.

Agroalimentare: inflazione da effetto Covid

In controtendenza alla deflazione generale, i prezzi dei prodotti alimentari nel carrello fanno registrare il maggiore incremento fra tutti i settori con +1,3%, a livello nazionale, nell’ultimo anno. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sull’andamento dell’inflazione nel 2020 con gli effetti dell’impatto della pandemia da Covid.

“Siamo di fronte – affermano il Presidente di Coldiretti Liguria Gianluca Boeri e il Delegato Confederale Bruno Rivarossa – al paradosso che mentre i prezzi della spesa al dettaglio aumentano, quelli pagati agli agricoltori, pescatori e allevatori non subiscono la stessa sorte. È importante evitare speculazioni che vanno a discapito delle imprese italiane, facendo in modo che i comportamenti scorretti di pochi, non compromettano mai il lavoro della maggioranza degli operatori della filiera, che si dimostra determinante per garantire le forniture alimentari alle famiglie in un momento di grandi difficoltà per l’intero sistema. Il problema delle pratiche sleali riguarda l’intero settore agroalimentare ed è necessario un serio intervento normativo del Parlamento ad integrazione della Direttiva UE 2019/633. Il massiccio ricorso attuale alle offerte promozionali non può essere scaricato sulle imprese agricole, che rappresentano l’ultimo anello della catena e sono già costrette a subire l’aumento di costi dovuti alle difficili condizioni di mercato.

Di fronte ad un’emergenza senza precedenti come quella che stiamo vivendo, serve responsabilità con un “patto etico di filiera” per garantire una adeguata remunerazione dei prodotti agricoli ed ittici e per privilegiare nella distribuzione il Made in Italy, a tutela dell’economia, dell’occupazione e del territorio come sostenuto dalla campagna Coldiretti #mangiaitaliano. Infine è comunque sempre bene ricordare che, per sostenere l’economia territoriale ed essere sicuri di avere il miglior rapporto qualità/prezzo, è meglio scegliere di fare i propri acquisti direttamente in azienda o rivolgendosi ai mercati di Campagna Amica Liguria, dove tracciabilità e qualità sono sempre garantite”.

Ape Confedilizia : “Molti i genovesi che puntano al bonus”

Mentre riprende l’attività del nuovo sportello “Superbonus 110%” di Ape Confedilizia, la maggiore associazione di categoria dei proprietari edilizi, l’associazione fa sapere che sono stati attivati i codici tributo istituiti a seguito dell’approvazione del Decreto Rilancio. «Genova è una città più reattive rispetto ai provvedimenti previsti dal Decreto – spiega Vincenzo Nasini, presidente di Ape Confedilizia Genova – adesso si fa un passo avanti fondamentale, con la pubblicazione dei codici tributo, che permettono l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, dei crediti relativi alle detrazioni cedute e agli sconti praticati ai sensi dell’articolo 121 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34». La norma prevede che i soggetti che sostengono negli anni 2020 e 2021 spese per gli interventi elencati al comma 2 del medesimo articolo possano optare, in luogo dell’utilizzo diretto della detrazione spettante, alternativamente:
a) per un contributo sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dai fornitori che hanno effettuato gli interventi e da questi ultimi recuperato sotto forma di credito d’imposta di importo pari alla detrazione spettante, con facoltà di successiva cessione del credito ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari;
b) per la cessione di un credito d’imposta di pari ammontare, con facoltà di successiva cessione ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari.
Le suddette opzioni possono essere esercitate in relazione alle spese sostenute per interventi di: recupero del patrimonio edilizio, efficienza energetica (ecobonus e superbonus), adozione di misure antisismiche (sismabonus), recupero o restauro della facciata degli edifici esistenti, ivi inclusi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna (bonus facciate), installazione di impianti fotovoltaici , installazione di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici.
In sede di compilazione del modello di pagamento F24, i codici tributo sono esposti nella sezione “Erario”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati”, ovvero, nei casi in cui il contribuente debba procedere al riversamento del credito compensato, nella colonna “importi a debito versati”.
Per accedere al servizio offerto da Ape Confedilizia Genova si dovrà telefonare ai numeri 010/565149 o 010/565768, oppure inviare una mail all’indirizzo apege@apegeconfedilizia.org

I dati allarmanti di Uecoop: 2020 il peggiore di sempre per un’impresa su cinque a causa del covid

A poche ore dalla fine del 2020, la fotografia che viene scattata a livello nazionale, non può non comprendere anche la Liguria. Per quasi una impresa su 5, che corrisponde al 18%, il 2020 che si chiude è l’anno peggiore di sempre con bilanci in rosso, tagli del fatturato, sospensione degli investimenti e pesanti effetti su economia, lavoro e salute delle persone a causa dell’emergenza covid. E’ quanto emerge dall’indagine dell’Unione europea delle cooperative (Uecoop) su un campione nazionale di aziende in riferimento al ritorno dell’Italia in zona rossa a Capodanno con le misure anti contagio che hanno limitato attività e consumi durante le feste. La pandemia – sottolinea Uecoop – sta mettendo a dura prova tutti i settori, dai servizi al commercio, dalla logistica alla manifattura, dall’agroalimentare al turismo con il crollo dei consumi nazionali del 10,8% e la chiusura di oltre 390 mila attività in Italia.

“Il 41% delle imprese – evidenzia l’indagine di Uecoop – è stato costretto a chiedere prestiti alle banche per resistere alle conseguenze della crisi generata dal covid e se per 6 volte su 10 (61%) il finanziamento è stato concesso senza problemi in quasi 1 caso su 3 (29%) si sono dovuti sostenere garanzie e costi aggiuntivi mentre un altro 10% delle domande è stato respinto senza erogare i fondi alle aziende. A fronte di una situazione di sofferenza generalizzata del sistema economico con il rischio che la situazione peggiori nei prossimi mesi quando finirà il blocco dei licenziamenti – evidenzia Uecoop – è necessario attivare prima possibile gli aiuti a imprese e famiglie con le risorse messe a disposizione dall’Unione Europea. Un’attesa che coinvolge tutti anche se per una impresa su 5 (21%) si rischia di far passare due anni prima di vedere gli aiuti del recovery plan mentre il 10% teme invece – conclude Uecoop – che quei soldi non arriveranno mai”.

Covid e crisi economica, la denuncia delle professioni turistiche: “Perso il 95% del fatturato per il lockdown”

“Nell’ambito dei vari decreti disposti dal Governo per il contrasto alla pandemia, tra i settori più colpiti dalle chiusure ci sono senza dubbio le professioni turistiche”. Questo quanto emerge dal sondaggio svolto tra i propri iscritti dalle più rappresentative associazioni di categoria – Federagit Confesercenti, Agtl, Alait e Agael – per evidenziare un quadro tanto drammatico quanto, fin qui, ignorato da media e istituzioni. Il coordinamento si è rivolto anche all’assessore regionale Berrino. Per questo motivo le associazioni di categoria più rappresentative a livello regionale – Federagit Confesercenti (guide e accompagnatori turistici), Associazione Guide Turistiche della Liguria (Agtl), Associazione Ligure Accompagnatori e Interpreti Turistici (Alait) e Associazione Guide Ambientali Escursionistiche della Liguria (Agael) – hanno realizzato un sondaggio tra i propri iscritti dal quale emergesse il quadro della situazione.

Quadro che, come era facile prevedere, è drammatico, dato che per il 95% degli intervistati, non c’è mai stata alcuna ripresa significativa dopo il lockdown. Due le cause principali del tracollo: la mancanza di clientela straniera (indicata dal 73% del campione) ed il blocco delle crociere (55%). Nonostante qualche timido segnale di ripartenza in estate, oltre il 70% delle prenotazioni per i mesi estivi sono state cancellate e, naturalmente, le nuove prenotazioni sono state pressoché nulle. Ne consegue un calo del fatturato del 97%: praticamente, un azzeramento.La (poca) clientela superstite è rappresentata soprattutto da italiani (90%) e da una piccola presenza di francesi (6%), olandesi e tedeschi. Ma il 23% degli intervistati ha dichiarato di non aver lavorato affatto, e solo il 24% ha già delle prenotazioni per il 2021, malgrado i tentativi di salvare la propria attività tramite il potenziamento della presenza online, l’adozione di prezzi scontati e altro.

“Abbiamo voluto verificare concretamente la drammaticità della situazione, dopo ormai quasi un anno di inattività forzata, tramite questo sondaggio rivolto specificamente a coloro che esercitano l’attività di guida turistica, accompagnatore turistico o guida ambientale escursionistica in forma esclusiva, e che, quindi, a fronte delle limitazioni agli spostamenti e al turismo, sono stati messi letteralmente in ginocchio, mentre, ad esempio, chi svolge in prevalenza l’attività di docente è stato intaccato dal lockdown in maniera marginale”, spiega Antonella Cama, presidente di Federagit Liguria. Per dare una risposta concreta e il più possibile immediata alle centinaia di colleghi rappresentati, il coordinamento delle associazioni di categoria istituito in primavera si è recentemente rivolto all’assessore regionale al Turismo, Giovanni Berrino: “All’assessore – sintetizza la presidente di Federagit – abbiamo evidenziato come le guide professioniste abbiano potuto accedere ai veri aiuti concessi solo in numero parziale, e che sono sempre disponibili a collaborare con l’amministrazione regionale come intermediari di cultura. La partita più importante è però quella dei fondi europei che verranno presto stanziati per il rilancio dell’economia, e che andranno intercettati nella maggior quantità possibile attraverso una cabina di regia condivisa”.

La Liguria è l’unica regione con tasso di crescita del PIL negativo negli ultimi due anni

Il tasso di crescita in volume del prodotto interno lordo nella nostra regione è stato negativo negli ultimi due anni: al calo dello 0,6% del 2018 è seguito il – 0,1% del 2019.

E’ quanto emerge dai dati Istat pubblicati negli ultimi giorni ed elaborati da Marco De Silva, responsabile dell’Ufficio Economico Cgil Liguria.

La Liguria è l’unica regione d’Italia con un doppio dato negativo, mentre il Nord Ovest e la media nazionale registrano un doppio dato positivo. Il Nord Ovest segna +1,3% nel 2018 e +0,4% nel 2019, l’Italia +0,9% e +0,3%.

“Nemmeno la Calabria ha fatto peggio” commenta De Silva, sottolineando come i dati del 2019 siano precedenti alla pandemia e quindi non risentano della conseguente crisi economica. Nonostante ciò, la Liguria è fanalino di coda rispetto alle altre regioni del Nord Ovest, dove nel 2019 il PIL per abitante è stato di 32.254 euro: un aumento del +1,31% rispetto al 2018, ma distante 12,4 punti percentuali dalla media del Nord Ovest.

Un altro tasto dolente per la Liguria è rappresentato dal lavoro sommerso ed irregolare: l’incidenza della cosiddetta economia non osservata, in Liguria, nel 2018 ha registrato il 13,3%, tre punti percentuali sopra la media del Nord Ovest e 0,2 punti sopra quella nazionale.

A pesare su questi dati, sicuramente, è stato il tragico crollo di Ponte Morandi, che ha rappresentato una brusca frenata per l’economia ligure. Il preesistente deficit infrastrutturale che non garantiva al porto di Genova adeguati collegamenti col resto d’Italia ha ricevuto un’ulteriore batosta dall’assenza dell’arteria autostradale rappresentata dal viadotto sul Polcevera.

Il 2021, spiega il Segretario Generale Cgil Liguria Federico Vesigna, sarà un anno fondamentale per provare a ripartire. Nell’ottica di una veloce ripartenza, i soldi del recovery fund rappresentano “una occasione che non ci possiamo permettere di sprecare”.

Dal sindacato, infine, l’augurio che Regione Liguria apra un tavolo di confronto e dialogo per ripensare insieme il modello di sviluppo e di welfare regionale, per invertire il processo di declino demografico e offrire condizioni favorevoli alle nuove generazioni.

Rossiglione, sindaca Piccardo: “15 mila euro per aiutare esercizi commerciali che sono un presidio fondamentale”


Il comune di Rossiglione ha deciso di aiutare concretamente le proprie attività produttive attraverso uno stanziamento importante di 15 mila euro: “E’ stato indetto il bando per tutte quelle realtà che hanno sede nel nostro comune e hanno visto sospesa o limitata la propria attività nel periodo marzo/maggio 2020 e ottobre/novembre 2020. L’emergenza sanitaria ha colpito anche nella nostre attività e abbiamo cercato di essere al loro fianco con questo sostegno”, spiega la sindaca Katia Piccardo – che aggiunge: “E’ una misura resa possibile attraverso fondi governativi ad hoc ma che abbiamo implementato e arricchito con fondi del Comune perché è una misura importante. Inoltre in questi mesi i nostri esercizi commerciali sono stati un presidio fondamentale, un baluardo straordinario in momenti di grande difficoltà e hanno saputo ‘trasformarsi’ diventando delivery e take away. Meritano davvero questo sostegno”. I soggetti interessati devono manifestare la loro volontà di accedere al contributo, presentando apposita domanda secondo le modalità contenute nel bando che si trova sul sito internet del comune di Rossiglione e in cui sono elencati anche tutti i requisiti di accesso. Il bonus sarà fino ad un massimo di 600 euro.

Retribuzioni 2020: La Liguria e Genova sono al 4° posto della classifica nazionale

In Italia, dall’inizio dell’anno a novembre, le attività produttive non essenziali (circa il 45% delle imprese italiane, ISTAT) si sono fermate per quattro mesi. In aggiunta, ci sono stati inevitabili cambiamenti nelle modalità di lavoro e di consumo, facendo sì che nessun agente economico rimanesse esonerato dalle conseguenze di questa crisi, neanche quei settori dell’economia che non sono stati messi in pausa (il 51% delle imprese dichiarava a giugno un rischio di liquidità, ISTAT).

Lo scenario particolarmente negativo ed incerto ha avuto importanti conseguenze sul mercato retributivo italiano, che ha visto per il periodo 2019-2020 una variazione della RGA media nazionale del -1,8%. Questo dato negativo è principalmente riconducibile alla parte variabile delle retribuzioni: la crisi economica ha infatti indotto le imprese a tagliare sul costo del lavoro, ove possibile. Le retribuzioni fisse (RAL) sono infatti congelate e presentano una variazione dello 0,1%. Se da una parte le retribuzioni fisse full-time rimarranno stagnanti, anche a seguito del blocco dei licenziamenti nazionale che è esteso fino a marzo 2021, dall’altra è altamente incerto quello che succederà alle retribuzioni globali in quanto strettamente connesso alla durata della crisi.

Il Geography Index è il report annuale dell’Osservatorio JobPricing e analizza le differenze retributive tra le varie regioni e province italiane restituendo una classifica delle stesse sulla base dei livelli retributivi medi

A livello regionale, la nuova edizione vede il Trentino superare la Lombardia al primo posto con una Rga (retribuzione globale annua) di 32.854 euro a 32.539. Al terzo posto si conferma il Lazio con 31.391, la Liguria invece conquista una posizione rispetto al 2019 ed è al quarto posto con 31.317 euro. Congelata la parte bassa della classifica: le ultime tre regioni sono Sardegna, Calabria e Basilicata (25.168) in ultima posizione.

Tra le province, Milano resta in prima posizione con una rga di 35.497 euro poi Bolzano con 33.602, e Trieste a completare il podio. Al quarto posto con 32.493 euro, ecco Genova che perde una posizione rispetto al 2019 ma che stacca nettamente dalle altre liguri. La Spezia è al 47esimo posto con 28. 886 euro, c’è poi Savona alla sessantesima posizione, mentre Imperia si mette in evidenza con una scalata di 13 posizioni ma è al 74 posto con 27.357 euro medi. Chiude la classifica delle province italiane Crotone con 23.888

La “spesa natalizia” in Liguria vale 727 milioni, i dieci motivi per #compraArtigiano

Quanto vale la tradizione natalizia in Liguria? Non poco, direi! Vale 727 milioni di euro la spesa delle famiglie liguri per i prodotti tipici del Natale, stiamo parlando di alimentari e bevande, gioielli e abbigliamento, ma anche tessile, utensili per la casa, giocattoli e articoli sportivi, beni e servizi per la cura della persona, per fare solo qualche esempio. Secondo l’ultima elaborazione dell’ufficio studi di Confartigianato sui dati Istat, quella ligure rappresenta il 3% della spesa totale nazionale stimata per il mese di dicembre, pari a circa 24,5 miliardi di euro. La Lombardia, con quasi 4,4 miliardi, è in testa alla classifica regionale, seguita da Lazio (2,5 miliardi) e Campania (2 miliardi circa). La Liguria occupa l’11esima posizione. Di quei 727 milioni spesi a dicembre nella nostra regione, ben 399 sono riferiti alla provincia di Genova e 131 a quella di Savona. 99 milioni vengono invece spesi dalle famiglie imperiesi a altri 99 milioni di euro da quelle spezzine. Una spesa intercettabile anche dalle micro e piccole imprese artigiane del territorio, che realizzano beni artigianali e offrono servizi di qualità che possono essere regalati proprio in occasione del Natale. Si tratta, in particolare, di 7.148 microimprese artigiane in Liguria (il 22,1% dell’artigianato totale in regione), che danno lavoro a 18.814 addetti (il 25,8% di quelli totali in Liguria). La maggior parte hanno sede nella provincia di Genova (3.586, circa 10 mila addetti), seguono le microimprese savonesi (1.531, 3.759 addetti), quelle imperiesi (1.082, 2.488 addetti) e quelle spezzine (950, 2.507 addetti).

«Anche con le limitazioni dovute al covid19 l’artigianato ligure è sempre vicino ai propri clienti – spiega Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – in questi mesi le nostre microimprese hanno saputo fare di necessità virtù, attivandosi su canali alternativi di vendita, intensificando l’e-commerce e le consegne a domicilio. In questo modo, è sempre possibile comprare un prodotto o un servizio artigiano, garanzia di qualità, tradizione e affidabilità, anche senza recarsi nel luogo in cui è localizzata l’impresa. L’edizione interamente digitale di Stile Artigiano, in programma fino a domenica 20 dicembre, è proprio un esempio di questa grande capacità di adattamento dei nostri artigiani. Ciò che non cambia mai è la passione, la qualità delle materie prime e la maestria che sempre caratterizzano un manufatto o un servizio artigiano: sono solo alcuni dei buoni motivi per seguire il nostro consiglio: #compraArtigiano». Se ne possono elencare almeno dieci: oltre al valore del lavoro, la qualità delle materie prime e lavorazioni a regola d’arte, anche l’ascolto del cliente e la personalizzazione del prodotto; la cultura secolare della manifattura artistica e della rielaborazione dei materiali; l’alta creatività, innovazione e originalità; la consulenza e il supporto diretto per installazioni e riparazioni; l’attenzione alla domanda di prossimità, con una conoscenza del mercato del locale; la remunerazione del lavoro sul territorio; il gettito fiscale necessario a garantire il sistema di welfare.

Pagamenti imprese: più ritardi gravi per il Covid, Liguria 11° in Italia per puntualità

Continuano le ripercussioni economiche negative dell’emergenza Covid-19 sulla puntualità dei pagamenti delle imprese: a settembre 2020 il numero delle aziende italiane che pagano i propri fornitori con oltre 30 giorni di ritardo ha raggiunto il 12,7%, un dato di poco superiore a quello di fine 2016 (12,3%). È quanto emerge dallo Studio Pagamenti, aggiornato al 30 settembre 2020, realizzato da CRIBIS, società del gruppo CRIF specializzata nella business information.

Le regioni che hanno subito la variazione percentuale più elevata rispetto all’ultimo trimestre del 2019 sono la Valle d’Aosta (+40,4%), il Friuli-Venezia Giulia (+37,5%), il Veneto (+32,6%) e il Trentino – Alto Adige (+31,6%) che, nonostante questo, rimane la regione con meno ritardi gravi (6,7%) in assoluto. L’incremento dei ritardi oltre 30 giorni è invece più contenuto nelle regioni del Sud, che pur partono da un livello assoluto più elevato.

A livello territoriale la Sicilia, con il 23,1%, mantiene il primato negativo di imprese che effettuano i pagamenti con oltre 30 giorni di ritardo, seguita dalla Calabria (22,9%) e dalla Campania (20,6%). Il Trentino Alto-Adige (6,7%) e le regioni più colpite dall’emergenza sanitaria, vale a dire Emilia-Romagna (8,1%) e Lombardia (8,4%), sono, invece, quelle che registrano meno ritardi gravi, nonostante il notevole incremento rispetto a dicembre del 2019.

E la Liguria? La nostra regione, con il 29,5% di imprese che pagano i propri fornitori alla scadenza, è 11° nel ranking italiano. Aumentano le imprese che effettuano i pagamenti con ritardi superiori ai 30 giorni: erano il 9,8% nel 2019, sono il 12,1% al 30 settembre. La classifica delle province liguri vede in testa Imperia (41°), seguita da Savona (54°), Genova (57°) e La Spezia (64°). Rispetto al 2019, La Spezia guadagna una posizione, Genova e Savona ne perdono una, Imperia ne perde 5.

Imperia, inoltre, è all’8° posto fra le province italiane le cui imprese, a confronto con il 2019, hanno registrato il maggior peggioramento nei pagamenti superiori a 30 giorni (+42,2%).