Sanità – Babboleo

Sanità

Ottobre Rosa, prevenzione oncologica dopo la pandemia. Incontro a Palazzo Ducale

Dopo un anno e mezzo di restrizioni causate dalla pandemia riparte la Campagna Nastro Rosa della Lega Italiana contro i Tumori.

Le limitazioni alle visite, gli screening interrotti ed il movimento limitato avranno purtroppo conseguenze anche sulle malattie oncologiche e per tale motivo la LILT di Genova rilancia il tema dell’importanza e l’urgenza di fare prevenzione con l’incontro “OTTOBRE ROSA: RESTART DI SCREENING E PREVENZIONE ONCOLOGICA NELLA DONNA“ in programma venerdì 22 ottobre alle ore 17.00 nella Sala Liguria di Palazzo Ducale.

Si parlerà della situazione attuale dello screening oncologico in Liguria per poi focalizzare gli obiettivi del Programma Restart Sanità della Regione Liguria, al fine di fornire a professionisti della salute ed alla popolazione un quadro concreto dell’offerta di prevenzione oncologica nella nostr regione. La tavola rotonda verrà condotto da rappresentanti delle Istituzioni e professionisti della salute che tratteranno l’argomento da diversi punti di vista, evidenziando le molteplici possibilità di cui oggi disponiamo per prevenire il cancro e le disabilità da esso provocate.


La mission è quella di incentivare stili di vita più corretti e più sani, a partire dal movimento e ad una sana alimentazione, alla lotta al tabagismo e cancerogenesi ambientale e professionale; per poi sottoporsi a controlli clinico strumentali periodici costanti. L’incontro potrà essere seguito anche on line sui canali web dell’Associazione.

Per informazioni: Tel. 010 2530160 – www.legatumori.genova.it – info@legatumori.genova.it Facebook: Lega Tumori LILT Genova Instagram: @genovalilt

PROGRAMMA

17.00 Apertura e presentazione | Paolo Sala, Presidente LILT Genova
17.15 Stato dell’arte degli screening in Regione Liguria | Luigina Bonelli, Coordinamento Screening Oncologici
in Liguria Epidemiologia Clinica IRCCS AOU San Martino-Ist
17.30 Introduzione e presentazione strategica del tema RESTART | Giovanni Toti – Presidente Regione
Liguria e Assessore alla Salute
17.45 Programma Restart Sanità della Regione Liguria | Giuseppe Profiti – Coordinatore della Struttura di
Missione per gli Interventi in Sanità
18.00 Tavola Rotonda sono stati invitati ad intervenire:o Giovanni Toti, Presidente Regione Liguria e Assessore alla Salute
o Filippo Ansaldi, Direttore Generale AliSa
o Giuseppe Profiti , Coordinatore della Struttura di missione di supporto al SSR
o Francesco Quaglia, Direttore Dipartimento Salute e Servizi sociali
o Salvatore Giuffrida, Direttore Generale Ospedale Policlinico San Martino
o Gianni Orengo, Direttore Sanitario Ospedale Policlinico San Martino
o Silvio Falco, Direttore Generale ASL1
o Marco Da Monte, Direttore Generale ASL2
o Luigi Bottaro, Direttore Generale ASL3
o Marta Cartabellotta, Direttore Sanitario ASL3
o Paolo Petralia, Direttore Generale ASL4
o Paolo Cavagnaro, Direttore Generale ASL518.30 Discussione con i presenti in sala


Maculopatia, presidente dell’associazione regionale Massimo Ligustro: “Servono più ambulatori per poter curare la malattia”

Solo in Liguria sono settemila i malati di maculopatia, patologia invalidante che colpisce la parte centrale della retina, causando la perdita della porzione centrale della vista. La maculopatia si cura tramite un’iniezione al bulbo oculare che porta alla riacquisizione della visione originale, rasentando una vista normale. Purtroppo queste iniezioni non sono la guarigione, ma sono un trattamento che, se interrotto, riporta nella posizione di non vedere bene.

Portavoce da anni delle problematiche causate da questa malattia è Massimo Ligustro, presidente del comitato Macula, che insieme ai medici della clinica oculistica dell’ospedale policlinico San Martino di Genova, pone l’attenzione sulla lunga attesa necessaria per ricevere i trattamenti necessari e richiede più ambulatori per poter ricevere l’iniezione necessaria, che permette di tornare alla vista per un periodo di tempo.

“Le lunghe liste d’attesa portano ad avere questi trattamenti troppo distanti nel tempo, quindi non vediamo bene, peggioriamo e lo stesso buon risultato del trattamento viene inficiato da questa attesa. Noi abbiamo bisogno di ridurre questa attesa, abbiamo bisogno di essere curati nei tempi che le case farmaceutiche impongono”, afferma il presidente dell’associazione Macula Massimo Ligustro.


“Per poter fare questo noi abbiamo bisogno di uscire dalle sale operatorie comuni, che sono congestionate da altre patologie e avere accesso al nostro trattamento in una maniera più facile ed economicamente più vantaggiosa”, prosegue Ligustro.

In Europa esistono già ambulatori protetti, ‘clean room‘, che producono una purificazione dell’aria e un abbattimento della carica batterica. “Non chiediamo altro che il nostro Paese si adegui alla normativa europea e che nessuno si ponga di mezzo tra noi e le cure, con il solo obiettivo di abbattere i costi. Solo andando in questi ambulatori possiamo avere tutti accesso alle cure“, chiosa il presidente.

Ascolta l’intervista completa a Massimo Ligustro, presidente associazione Macula Liguria.

17 settembre: anche Genova partecipa alla Giornata della sicurezza delle cure

Oggi, 17 settembre, è la data scelta, in Italia e nel mondo, per celebrare la Giornata della sicurezza delle cure e della persona assistita, uno dei diritti fondamentali della persona. Nell’arco di questa giornata, istituita nel 2019, in tutto il nostro Paese si potrà assistere a tanti eventi di sensibilizzazione e di informazione. I monumenti si colorano di arancione per ricordare che le cure sicure sono un diritto imprescindibile dell’uomo: a Genova sarà la fontana di Piazza De Ferrari a colorarsi.

Il tema di quest’anno è la sicurezza delle cure per le mamme in gravidanza e i neonati e al parto. Le Aziende Sanitarie/Enti/Istituti del Servizio Sanitario della Liguria, hanno aderito alla Campagna con iniziative locali.

Di seguito gli eventi previsti per la giornata odierna.

ASL 1: realizzato un video-tutorial, rivolto ad operatori e cittadini, che comprende tutte le raccomandazioni OMS sulla gravidanza e il parto, comprese le raccomandazioni relative alla pandemia Covid.

ASL 2: spazio dedicato in Piazza Sisto IV dalle ore 16 in cui gli operatori sanitari forniranno informazioni, ci saranno interventi sull’importanza delle vaccinazioni, verrà premiato il disegno più significativo del concorso dedicato ai bambini ‘Mi vaccino perché…’, con la partecipazione straordinaria di Spiderman.

ASL 3: filo diretto telefonico con gli specialisti di Ginecologia e Ostetricia, Neonatologia e del Consultorio per rispondere a dubbi e quesiti delle future mamme e dei neogenitori. Sei esperti saranno disponibili telefonicamente (dalle 8 alle 14 Ginecologia Ostetricia e Consultorio, dalle 8 alle 15 Neonatologia), ciascuno con una linea telefonica dedicata, per parlare di cure materne e neonatali sicure. Elenco completo su www.asl3.liguria.it.

ASL4: informativa sulla recente implementazione della check-list di sala parto. La check-list rappresenta lo strumento guida per la verifica dell’esecuzione dei controlli a supporto dell’équipe sanitaria ed è finalizzata a favorire l’aderenza agli standard di sicurezza raccomandati per prevenire il verificarsi di eventi avversi.

ASL 5: sono previste la pubblicazione del manuale della sicurezza madre-bambino, raccolta di procedure, istruzioni operative e protocolli per l’erogazione di cure sicure e di qualità nel peripartum; la diffusione e illustrazione del manuale agli operatori tramite organizzazione di un apposito corso FAD; una campagna di sensibilizzazione alla vaccinazione anti COVID-19 rivolta a gravide e puerpere, gravide e neo-mamme vaccinate.

E.O. GALLIERA: un video educativo verrà messo online a partire dal 17 settembre. Al video parteciperanno oltre ai Risk manager aziendali, il neonatologo, il ginecologo, l’ostetrica. L’evento è indirizzato ai cittadini e punterà soprattutto a illustrare l’iniziativa attuata dall’Ente di mantenere insieme madre e neonato anche in epoca Covid.

IRCCS OSPEDALE POLICLINICO SAN MARTINO: due percorsi riguardanti l’assistenza materna e neonatale: il Percorso nascita che garantisce una assistenza di eccellenza, dal concepimento al puerperio, nella gravidanza fisiologica e nella gravidanza a rischio; il Progetto WOmen Vaccination (WOV) nato dalla collaborazione tra le UU.OO. di Igiene, Ostetricia e Ginecologia e Clinica Ostetrica e Ginecologica.

IRCCS ISTITUTO G. GASLINI: l’Istituto ha avviato un progetto di ricerca dal titolo “Global Trigger Tool”: sono organizzati seminari interni su questa tematica per rinforzare il concetto di cure sicure nell’area perinatale. Nella giornata del 17 settembre si terrà al Gaslini un convegno dal titolo ‘Centro di chirurgia robotica pediatrica del Gaslini: presentazione dei risultati, confronto con esperti e proposte di miglioramento’: l’ospedale pediatrico ligure ha scelto di concentrarsi in questa giornata in particolare sulla chirurgia robotica, che significa avanzamento tecnologico e medicina di precisione, finalizzati alla maggior sicurezza e appropriatezza delle cure del bambino. Sul tema è stato preparato un video a cura degli anestesisti, che sarà pubblicato sul portale dell’OMS.

Iit e Gaslini nel team di ricerca italiano che ha scoperto relazione genetica tra covid e malaria

Un team di ricerca tutto italiano evidenzia come le varianti genetiche in grado di proteggere dalla malaria potrebbero fornire protezione anche per l’infezione da SARS-CoV-2

Lo studio pubblicato su Frontiers in Medicine fornisce nuovi elementi sulla relazione genetica tra ospite e Covid-19

Il team di Computational and Chemistry Biology dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) insieme all’Ospedale Molinette della Città della Salute di Torino, all’Istituto Giannina Gaslini di Genova e al Policlinico di Palermo, ha recentemente pubblicato uno studio sulla rivista internazionale Frontiers In Medicine che mette in luce una relazione genetica tra Covid-19 e malaria. Il lavoro ipotizza una correlazione inversa di alcune varianti in geni associati all’insorgenza della malaria con la diffusione del Covid-19, suggerendo che tali varianti a livello genetico possano conferire una protezione dall’infezione del coronavirus. In sintesi è stato evidenziato come nelle zone che in passato sono state colpite dalla malaria, l’incidenza del Covid-19 è stata molto inferiore.

Malaria e COVID-19 sono malattie diverse, entrambe dovute a infezioni: la prima causata da un plasmodio, la seconda da un virus, SARS-CoV-2, ormai molto conosciuto sebbene si sia affacciato sulla scena mondiale solo da poco più di un anno. La convivenza, invece, tra plasmodio e l’uomo dura da molto più tempo, almeno da 50.000 anni, nei territori del mondo dov’è presente la zanzara che trasmette all’uomo il plasmodio. In Italia la malaria è ormai scomparsa, ma fino agli anni ’50 del secolo scorso era endemica in molte zone costiere del sud Italia e delle Isole, come pure in zone paludose, come quelle alla foce del Po.

La teoria del team di ricerca guidato da Andrea Cavalli è che i geni che sono in grado di proteggere la popolazione dall’infezione malarica possano fornire una forma di protezione anche per l’infezione da SARS-CoV-2. La ricerca ha inoltre cercato di spiegare l’effetto biologico che queste variazioni genetiche possono esercitare sull’infezione da SARS-CoV-2 e sulla progressione della malattia, suggerendo possibilità terapeutiche potenzialmente utili. Lo studio ha quindi aperto nuove conoscenze teoriche sulla relazione tra genetica dell’ospite e COVID-19.

“L’idea di approfondire il legame tra COVID e malaria – spiega uno degli autori dello studio, Antonio Amoroso, genetista dell’ospedale Molinette e dell’Università di Torino – è venuta osservando la frequenza di COVID-19 nelle regioni italiane, con ampie oscillazioni tra regioni del nord (in Lombardia ad esempio l’8,1% della popolazione ha contratto la malattia) e quelle meridionali, dove il COVID-19 ha avuto una frequenza quasi dimezzata (il 4,4% dei siciliani si è ammalato, il 3,4% dei sardi o il 3.3% dei calabresi). Poiché erano disponibili i dati di mortalità nelle province italiane all’inizio del ‘900, è stato possibile confrontare la mortalità per malaria di allora con la frequenza attuale di COVID-19. Si è ottenuta una connessione molto chiara: nei territori dov’erano più frequenti i morti di malaria all’inizio del secolo scorso, meno frequentemente sono registrati oggi i malati di COVID, e viceversa. All’inizio del secolo scorso ogni centomila soggetti, ne morivano per malaria 73 in Sardegna, 24 in Sicilia e 32 in Calabria, mentre non ce n’erano in Lombardia o in Piemonte. Le Province del delta del Po erano anch’esse flagellate dalla malaria, con mortalità all’inizio del secolo scorso analoghe alle regioni del Sud. Ma anche la diffusione del COVID più di 100 anni dopo ha risparmiato maggiormente le province di Ferrara (dove i casi di COVID-19 rappresentano il 6,5% della popolazione) e di Rovigo (con il 5,9% della popolazione è risultata COVID positiva).”

“Sappiamo molto bene come la convivenza con la malaria abbia selezionato alcune caratteristiche genetiche che consentivano di resistere meglio all’infezione malarica e che avvantaggiavano di conseguenza gli individui che le possedevano. – chiarisce Manlio Tolomeo – coautore dello studio e medico al Policlinico di Palermo – L’ipotesi che abbiamo avanzato è stata dunque che alcune delle caratteristiche genetiche che erano state selezionate per essere vantaggiose per l’infezione malarica potessero anche aiutare nel combattere meglio il coronavirus”.

“Per dimostrare questa ipotesi – illustra Andrea Cavalli, Responsabile del team Computational and Chemistry Biology dell’Istituto Italiano di Tecnologia e coordinatore del team di ricerca – ci siamo avvalsi dei dati già disponibili dalla comunità scientifica, sia in relazione alle varianti genetiche di protezione alla malaria (ne abbiamo selezionate una cinquantina), sia relative alle caratteristiche del genoma di un migliaio di individui sani appartenenti ad una cinquantina di diverse popolazioni, per le quali erano anche disponibili le frequenze del COVID-19”.

“Partendo da questi dati e dall’esperienza nello studio delle malattie genetiche, siamo quindi andati alla ricerca delle varianti più frequenti nelle popolazioni meno colpite dal COVID-19 e che fossero in grado di avere un impatto sul comportamento dei geni – precisano Marta Rusmini e Paolo Uva, coautori del lavoro e ricercatori presso l’Unità di Bioinformatica Clinica dell’Istituto G. Gaslini – e quindi potenzialmente vantaggiose contro il coronavirus. Questo studio contribuisce ad approfondire la relazione tra genetica e suscettibilità al COVID-19”e fornisce un solido approccio metodologico che potrà essere applicato per studi futuri direttamente sul DNA di pazienti COVID.”

San Martino di Genova e Università di Harvard, una scoperta per sconfiggere il Covid-19

Arriva da Genova una scoperta che potrebbe aiutare a sconfiggere il Covid-19. L’ospedale San Martino e l’Università di Harvard hanno scoperto la proteina Notch4, presente in alcune cellule immunitarie dei polmoni, che innesca la tempesta infiammatoria del virus. Eliminando questa proteina sarebbe possibile prevenire l’aggravamento delle condizioni di salute e addirittura la morte.

I risultati arrivano da uno studio internazionale appena pubblicato sulla rivista ‘Immunity’ e coordinato dal Prof. Raffaele De Palma, immunologo dell’Ospedale Policlinico San Martino, dell’Università degli Studi di Genova e del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pozzuoli, e dal Prof. Talal Chatila, dell’Università di Harvard.

Come funziona? Il sistema immunitario, dopo l’incontro con un agente patogeno, attiva una serie di risposte che, in condizioni normali, vengono bloccate da un meccanismo di autoregolazione: esistono infatti alcune cellule dell’immunità, tra cui alcuni linfociti T chiamati ‘cellule T regolatorie’ (Treg), che hanno il compito di spegnere, al momento opportuno, le risposte infiammatorie. Non sempre, però, il sistema di monitoraggio funziona e l’infiammazione diventa quindi incontrollabile; è ciò che avviene ad esempio con la ‘tempesta citochinica’: una risposta immunitaria esagerata dovuta ad un’eccessiva produzione di proteine infiammatorie, che, anziché contrastare l’infezione, ne accelerano il processo.

“I risultati del nostro lavoro – spiega Raffaele De Palma – hanno dimostrato che nelle Treg provenienti dal tessuto polmonare di persone con Covid-19 c’è una anomala presenza della proteina Notch4: più proteina c’è, più gravi sono le condizioni del paziente; la concentrazione della proteina torna invece a livelli normali nei soggetti in via di guarigione. Abbiamo inoltre osservato che, eliminando questa proteina nelle Treg di topi affetti da infezioni respiratorie virali, è possibile prevenire l’aggravamento delle condizioni di salute e addirittura la morte”.

Durante la pandemia, le attività di ricerca del San Martino e degli ospedali genovesi non si sono mai fermate, e questa straordinaria scoperta ne è la conferma.

Chetoacidosi, diabete mellito di tipo 1 nei bambini : raddoppiati i casi dall’inizio della pandemia

“Siamo consapevoli che la pandemia ha concentrato molte energie in campo sanitario verso il contenimento del Coronavirus, e le misure di prevenzione del contagio hanno determinato una riduzione degli accessi sia al Pronto Soccorso che ai pediatri di libera scelta, ma alla luce di quanto osservato è indispensabile richiamare l’attenzione delle famiglie e dei sanitari sui sintomi indicati, al fine di evitare ritardi diagnostici e aggravamento delle condizioni cliniche dei bambini” , così il prof. Mohamad Maghnie direttore U.O.C. Clinica Pediatrica, Endocrinologia dell’ospedale G. Gaslini.

Da un’analisi dei dati dei pazienti pediatrici con Diabete Mellito tipo 1 diagnosticato presso il Centro Regionale di Riferimento di Diabetologia Pediatrica afferente all’Istituto Giannina Gaslini – dall’inizio della pandemia ad oggi – è stato riscontrato infatti un drastico aumento dei casi con chetoacidosi, che sono più che raddoppiati e, dato ancora più drammatico, sono raddoppiati i casi gravissimi, con grande rischio per la vita. Il professore Mohamad Maghnie  ritiene quindi fondamentale che le famiglie non sottovalutino segni che sembrano quelli di una gastrite o simil-influenzali e che segnalino al medico la comparsa di eventuali sintomi evocativi di diabete.

La Malattia – La chetoacidosi diabetica è la modalità più grave di esordio clinico di DM1 che può condurre al coma e, in casi estremi, alla morte. Nessun decesso è stato registrato, per fortuna e grazie alle pronte cure somministrate. Il Diabete Mellito tipo 1 (DM1) è una patologia autoimmune propria dell‘età pediatrica che necessita di terapia insulinica sostitutiva. L’esordio clinico del DM1 è preceduto da una sintomatologia tipica: poliuria (aumento della produzione di urina), polidipsia (aumento della sete) e calo ponderale.

“Questi sintomi normalmente insorgono nel giro di poche settimane e, se non ravvisati per tempo, possono condurre a uno scompenso generale: la chetoacidosi diabetica. Si tratta della modalità più grave di esordio clinico di DM1 che può condurre al coma e, in casi estremi, alla morte. In corso di chetoacidosi diabetica possono comparire anche altri sintomi generalmente ingannevoli, quali difficoltà respiratoria, dolori addominali e vomito e, nella bambina, vaginite. È pertanto indispensabile riconoscere i segni e sintomi per poter effettuare una diagnosi precoce evitando il quadro più grave di chetoacidosi e dei rischi di complicanze e di sopravvivenza” spiega Giuseppe D’Annunzio direttore del Centro Regionale di Riferimento di Diabetologia Pediatrica afferente all’Istituto Giannina Gaslini.

Presso il Centro Regionale di Riferimento di Diabetologia Pediatrica afferente all’Istituto Giannina Gaslini vengono seguiti circa 600 pazienti in età pediatrica/adolescenziale affetti da DM1; ogni anno in Liguria sono registrati circa 30 nuovi casi di cui mediamente meno di un terzo in chetoacidosi. ” l’età d’esordio si è modificata con gli anni con un diabete di tipo I che colpisce lattanti e la prima infanzia” spiega il dottor Nicola Minuto, coordinatore dell’attività Day Hospital del Centro Regionale di Riferimento di Diabetologia Pediatrica afferente all’Istituto Giannina Gaslini.

“ È fondamentale che le famiglie non sottovalutino segni che sembrano quelli di una gastrite o simil-influenzali e che segnalino al medico la comparsa di eventuali sintomi evocativi di diabete. La diagnosi precoce del diabete previene situazioni potenzialmente molto gravi e rischiose per i bambini che presentano questi sintomi”, conclude il dottor Giuseppe D’Annunzio.

A Chiavari il primo​ Hub​ vaccinale della Difesa in Liguria per la vaccinazione Anti​ Covid​ 19


Il nuovo Centro Vaccinale per il Tigullio verrà presentato alla stampa Lunedì 19 aprile 2021 alle ore 14,00 alla presenza​ del Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. Sarà allestito nella Scuola Telecomunicazioni delle FF.AA. e per​ la ​ somministrazione​ del vaccino anti​ Covid19 per i cittadini del Tigullio.​ L’iniziativa​ si inserisce nella campagna vaccinale regionale sul territorio​ della Asl 4 ed è nata​ grazie a un recente incontro tra il Sindaco di Chiavari, il Direttore dell’ASL4 ed il Comandante della Scuola Telecomunicazioni.

Il centro vaccinale nella Base della Scuola Militare potrà​ vaccinare​ oltre​ un​ migliaio di cittadini al giorno, di tutto il territorio di Asl 4, tutti i giorni fino a 16 ore al giorno. Il presidente della regione liguria Giovanni Toti : “L’apertura di questo grande​ hub​ nel Tigullio grazie al supporto della Scuola di Telecomunicazioni delle Forze Armate, a cui va il nostro ringraziamento, darà un ulteriore impulso alla campagna vaccinale che abbiamo messo in campo in Liguria. È un segnale importante della collaborazione attivata da Regione e dalle Asl con tutti i soggetti, pubblici e privati, che si sono messi a disposizione per le vaccinazioni, unica arma​ efficace per superare l’emergenza pandemica. Ad aprile la campagna vaccinale di Regione sarà a regime con almeno 13mila dosi somministrate quotidianamente non solo attraverso gli​ Hub​ del sistema sanitario regionale ma anche – conclude – attraverso i medici di medicina generale e la rete di circa 150 farmacie su tutto il territorio”.
​La sorveglianza e la viabilità nei pressi della Scuola saranno garantite dal Comune di Chiavari. Il primo cittadino Marco Di Capua​ afferma: “La sinergia tra il Comune, l’Asl4 e la scuola Telecomunicazioni, permette di ottenere risultati concreti nell’interesse della salute dei cittadini, proprio come già avvenuto un anno fa. Come amministrazione finanzieremo, inoltre, un servizio ad hoc di trasporto per raggiungere comodamente l’hub​ di Caperana, metteremo a disposizione personale per la gestione del traffico, oltre alla nostra tensostruttura. Ringrazio il Capitano di Vascello Giuseppe​ Aufiero​ e il Direttore Generale dell’Asl4 Paolo Petralia per l’estrema collaborazione e per essere riusciti ad attivare in così poco tempo il più grande centro di vaccinazione del Tigullio”.​

A Genova il Centro di medicina integrata Antonio Lanza è a rischio bando di gara

Il Centro di medicina integrata Antonio Lanza, che si trova all’interno dell’ospedale genovese Gallino di Pontecedimo, sta per essere messo a bando di gara e rischia così di perdere la sua funzione di fornire sostegno e cure integrate alle persone affette da malattie rare e da patologie oncologiche.

Lunedì scorso, 15 febbraio, si è tenuta un’audizione, promossa dai consiglieri regionali Gianni Pastorino di Linea Condivisa e Pippo Rossetti del Partito democratico, per affrontare le sorti del Centro diretto dal prof. Edoardo Rossi e coordinato dal sig. Piero Randazzo. “Siamo estremamente preoccupati dal fatto che sia A.Li.Sa che Asl 3 ritengano finita la sperimentazione del centro – affermano Gianni Pastorino e Pippo Rossetti – decidendo di mettere a gara un servizio essenziale per la nostra città”.

Il centro di medicina integrata Antonio Lanza è riuscito a richiamare a sé sia le persone affette da malattie rare che, successivamente, pazienti affetti da patologie oncologiche, nell’idea di riuscire a fornire una visione di insieme del benessere di persone che sono sottoposte a dure cure farmacologiche. L’obiettivo del Centro è quello di provare a lenire le sofferenze dei malati e dei loro cari attraverso prestazioni di medicina integrata, quali sedute di agopuntura, magnetoterapia, ionorisonanza, shiatsu, yoga, musicoterapia, e consulenze con psicologi e nutrizionisti.

In tre anni al Centro si sono rivolte centinaia di persone che sono state seguite in maniera professionale, indicate spesso dagli stessi centri oncologici e delle malattie rare dei nostri siti ospedalieri” – continuano Pastorino e Rossetti. “Chiediamo di salvaguardare l’esperienza di questi tre anni, la formazione dei dipendenti sanitari e i protocolli seguiti dalla struttura, affinché non ci sia il rischio di disperdere il percorso che in questi anni è stato di grande beneficio a centinaia di persone.”

4 Febbraio: Giornata del paziente oncologico

Sono circa 10mila i nuovi casi di neoplasia ogni anno in Liguria. Più della metà si registrano tra gli uomini, oltre 1.300 nuovi casi per tumore del polmone, più di 1.600 casi per tumore della mammella, oltre 1.700 casi per i tumori dell’intestino e quasi 500 casi di melanoma. Oltre 80mila persone sono in corso di trattamento ovvero già guarite e in una fase di controllo continuo o periodico e programmato (follow-up).

Sono questi i dati riportati da Alisa in occasione della Giornata del malato oncologico che si celebra oggi, 4 febbraio, e da “cui emerge la necessità di organizzare una risposta efficace per questi bisogni assistenziali complessi e in crescita.

“Considerata la fragilità dei pazienti oncologici e l’emergenza Covid in corso – afferma il presidente della Regione Liguria e assessore alla Sanità Giovanni Toti – è indispensabile mantenere alta l’attenzione sulle misure di contenimento del contagio e sull’assistenza di questi pazienti. Auspico che anche questa fascia di popolazione, particolarmente vulnerabile e già messa a dura prova dalla battaglia contro il cancro, possa essere inserita prima possibile nelle categorie prioritarie previste dal ministero della salute per la vaccinazione anti Covid-19”.

“Certamente infatti – continua -, se è vero che le complicanze peggiori si verificano nelle persone anziane, è anche vero che questi pazienti, a causa delle terapie cui sono sottoposti, possono essere più esposti al rischio di infezione, anche da Covid-19. Intanto i pazienti oncologici liguri con più di 80 anni saranno inseriti nella seconda fase della campagna vaccinale che partirà da metà febbraio nella nostra regione».

Carceri liguri, necessità di maggiore assistenza psichiatrica

Maggiore assistenza ai detenuti psichiatrici: lo chiede il Sappe Liguria sulla base dei dati 2020. I problemi delle carceri liguri sono collegati ad una presenza di detenuti superiore a quella consentita, ma anche all’elevata presenza di detenuti psichiatrici, rinchiusi anziché essere curati in appositi centri regionali R.E.M.S. ancora inesistenti in Liguria. Nel 2020 gli “angeli del carcere” nonché Polizia Penitenziaria, in Liguria hanno sventato 58 tentativi di suicidio, (ben 36 in più rispetto allo 2019). Oggi solo la Polizia penitenziaria può sventare i suicidi, ma c’è bisogno di maggior personale e maggiore formazione. Ogni morto in carcere rappresenta una sconfitta per lo Stato. Il quadro degli eventi critici registrati nella carceri liguri nel 2020 dati si raccontano in: 435 azioni di autolesionismo, 399 colluttazioni, 65 ferimenti. Le azioni di proteste sono state 2.290 delle quali 184 casi di sciopero della fame, 32 rifiuto del vitto, 234 danneggiamenti a celle, 920 proteste per le condizioni di detenzione, 1452 proteste con battitura alle inferriate, 74 rifiuti di rientrare nelle celle.

Per il segretario del Sappe Michele Lorenzo, i dati sono importanti perché servono per la valutazione di un piano d’intervento; se questi si fossero verificati in un luogo diverso dal carcere avrebbero suscitato attenzione e fatto scattare l’allarme sociale, allora allo stesso modo quello che accade negli istituti deve trovare analoga attenzione. Si chiede l’attenzione dei politici liguri e della magistratura, perché questo combinato aumento popolazione detenuta/eventi critici, gestione detenuti psichiatrici ed assenza di strutture/assistenza sanitaria, potrebbe compromettere il futuro assetto sicurezza delle carceri liguri e ciò che ne è collegato.