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Iit e Gaslini nel team di ricerca italiano che ha scoperto relazione genetica tra covid e malaria

Un team di ricerca tutto italiano evidenzia come le varianti genetiche in grado di proteggere dalla malaria potrebbero fornire protezione anche per l’infezione da SARS-CoV-2

Lo studio pubblicato su Frontiers in Medicine fornisce nuovi elementi sulla relazione genetica tra ospite e Covid-19

Il team di Computational and Chemistry Biology dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) insieme all’Ospedale Molinette della Città della Salute di Torino, all’Istituto Giannina Gaslini di Genova e al Policlinico di Palermo, ha recentemente pubblicato uno studio sulla rivista internazionale Frontiers In Medicine che mette in luce una relazione genetica tra Covid-19 e malaria. Il lavoro ipotizza una correlazione inversa di alcune varianti in geni associati all’insorgenza della malaria con la diffusione del Covid-19, suggerendo che tali varianti a livello genetico possano conferire una protezione dall’infezione del coronavirus. In sintesi è stato evidenziato come nelle zone che in passato sono state colpite dalla malaria, l’incidenza del Covid-19 è stata molto inferiore.

Malaria e COVID-19 sono malattie diverse, entrambe dovute a infezioni: la prima causata da un plasmodio, la seconda da un virus, SARS-CoV-2, ormai molto conosciuto sebbene si sia affacciato sulla scena mondiale solo da poco più di un anno. La convivenza, invece, tra plasmodio e l’uomo dura da molto più tempo, almeno da 50.000 anni, nei territori del mondo dov’è presente la zanzara che trasmette all’uomo il plasmodio. In Italia la malaria è ormai scomparsa, ma fino agli anni ’50 del secolo scorso era endemica in molte zone costiere del sud Italia e delle Isole, come pure in zone paludose, come quelle alla foce del Po.

La teoria del team di ricerca guidato da Andrea Cavalli è che i geni che sono in grado di proteggere la popolazione dall’infezione malarica possano fornire una forma di protezione anche per l’infezione da SARS-CoV-2. La ricerca ha inoltre cercato di spiegare l’effetto biologico che queste variazioni genetiche possono esercitare sull’infezione da SARS-CoV-2 e sulla progressione della malattia, suggerendo possibilità terapeutiche potenzialmente utili. Lo studio ha quindi aperto nuove conoscenze teoriche sulla relazione tra genetica dell’ospite e COVID-19.

“L’idea di approfondire il legame tra COVID e malaria – spiega uno degli autori dello studio, Antonio Amoroso, genetista dell’ospedale Molinette e dell’Università di Torino – è venuta osservando la frequenza di COVID-19 nelle regioni italiane, con ampie oscillazioni tra regioni del nord (in Lombardia ad esempio l’8,1% della popolazione ha contratto la malattia) e quelle meridionali, dove il COVID-19 ha avuto una frequenza quasi dimezzata (il 4,4% dei siciliani si è ammalato, il 3,4% dei sardi o il 3.3% dei calabresi). Poiché erano disponibili i dati di mortalità nelle province italiane all’inizio del ‘900, è stato possibile confrontare la mortalità per malaria di allora con la frequenza attuale di COVID-19. Si è ottenuta una connessione molto chiara: nei territori dov’erano più frequenti i morti di malaria all’inizio del secolo scorso, meno frequentemente sono registrati oggi i malati di COVID, e viceversa. All’inizio del secolo scorso ogni centomila soggetti, ne morivano per malaria 73 in Sardegna, 24 in Sicilia e 32 in Calabria, mentre non ce n’erano in Lombardia o in Piemonte. Le Province del delta del Po erano anch’esse flagellate dalla malaria, con mortalità all’inizio del secolo scorso analoghe alle regioni del Sud. Ma anche la diffusione del COVID più di 100 anni dopo ha risparmiato maggiormente le province di Ferrara (dove i casi di COVID-19 rappresentano il 6,5% della popolazione) e di Rovigo (con il 5,9% della popolazione è risultata COVID positiva).”

“Sappiamo molto bene come la convivenza con la malaria abbia selezionato alcune caratteristiche genetiche che consentivano di resistere meglio all’infezione malarica e che avvantaggiavano di conseguenza gli individui che le possedevano. – chiarisce Manlio Tolomeo – coautore dello studio e medico al Policlinico di Palermo – L’ipotesi che abbiamo avanzato è stata dunque che alcune delle caratteristiche genetiche che erano state selezionate per essere vantaggiose per l’infezione malarica potessero anche aiutare nel combattere meglio il coronavirus”.

“Per dimostrare questa ipotesi – illustra Andrea Cavalli, Responsabile del team Computational and Chemistry Biology dell’Istituto Italiano di Tecnologia e coordinatore del team di ricerca – ci siamo avvalsi dei dati già disponibili dalla comunità scientifica, sia in relazione alle varianti genetiche di protezione alla malaria (ne abbiamo selezionate una cinquantina), sia relative alle caratteristiche del genoma di un migliaio di individui sani appartenenti ad una cinquantina di diverse popolazioni, per le quali erano anche disponibili le frequenze del COVID-19”.

“Partendo da questi dati e dall’esperienza nello studio delle malattie genetiche, siamo quindi andati alla ricerca delle varianti più frequenti nelle popolazioni meno colpite dal COVID-19 e che fossero in grado di avere un impatto sul comportamento dei geni – precisano Marta Rusmini e Paolo Uva, coautori del lavoro e ricercatori presso l’Unità di Bioinformatica Clinica dell’Istituto G. Gaslini – e quindi potenzialmente vantaggiose contro il coronavirus. Questo studio contribuisce ad approfondire la relazione tra genetica e suscettibilità al COVID-19”e fornisce un solido approccio metodologico che potrà essere applicato per studi futuri direttamente sul DNA di pazienti COVID.”

San Martino di Genova e Università di Harvard, una scoperta per sconfiggere il Covid-19

Arriva da Genova una scoperta che potrebbe aiutare a sconfiggere il Covid-19. L’ospedale San Martino e l’Università di Harvard hanno scoperto la proteina Notch4, presente in alcune cellule immunitarie dei polmoni, che innesca la tempesta infiammatoria del virus. Eliminando questa proteina sarebbe possibile prevenire l’aggravamento delle condizioni di salute e addirittura la morte.

I risultati arrivano da uno studio internazionale appena pubblicato sulla rivista ‘Immunity’ e coordinato dal Prof. Raffaele De Palma, immunologo dell’Ospedale Policlinico San Martino, dell’Università degli Studi di Genova e del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pozzuoli, e dal Prof. Talal Chatila, dell’Università di Harvard.

Come funziona? Il sistema immunitario, dopo l’incontro con un agente patogeno, attiva una serie di risposte che, in condizioni normali, vengono bloccate da un meccanismo di autoregolazione: esistono infatti alcune cellule dell’immunità, tra cui alcuni linfociti T chiamati ‘cellule T regolatorie’ (Treg), che hanno il compito di spegnere, al momento opportuno, le risposte infiammatorie. Non sempre, però, il sistema di monitoraggio funziona e l’infiammazione diventa quindi incontrollabile; è ciò che avviene ad esempio con la ‘tempesta citochinica’: una risposta immunitaria esagerata dovuta ad un’eccessiva produzione di proteine infiammatorie, che, anziché contrastare l’infezione, ne accelerano il processo.

“I risultati del nostro lavoro – spiega Raffaele De Palma – hanno dimostrato che nelle Treg provenienti dal tessuto polmonare di persone con Covid-19 c’è una anomala presenza della proteina Notch4: più proteina c’è, più gravi sono le condizioni del paziente; la concentrazione della proteina torna invece a livelli normali nei soggetti in via di guarigione. Abbiamo inoltre osservato che, eliminando questa proteina nelle Treg di topi affetti da infezioni respiratorie virali, è possibile prevenire l’aggravamento delle condizioni di salute e addirittura la morte”.

Durante la pandemia, le attività di ricerca del San Martino e degli ospedali genovesi non si sono mai fermate, e questa straordinaria scoperta ne è la conferma.

Chetoacidosi, diabete mellito di tipo 1 nei bambini : raddoppiati i casi dall’inizio della pandemia

“Siamo consapevoli che la pandemia ha concentrato molte energie in campo sanitario verso il contenimento del Coronavirus, e le misure di prevenzione del contagio hanno determinato una riduzione degli accessi sia al Pronto Soccorso che ai pediatri di libera scelta, ma alla luce di quanto osservato è indispensabile richiamare l’attenzione delle famiglie e dei sanitari sui sintomi indicati, al fine di evitare ritardi diagnostici e aggravamento delle condizioni cliniche dei bambini” , così il prof. Mohamad Maghnie direttore U.O.C. Clinica Pediatrica, Endocrinologia dell’ospedale G. Gaslini.

Da un’analisi dei dati dei pazienti pediatrici con Diabete Mellito tipo 1 diagnosticato presso il Centro Regionale di Riferimento di Diabetologia Pediatrica afferente all’Istituto Giannina Gaslini – dall’inizio della pandemia ad oggi – è stato riscontrato infatti un drastico aumento dei casi con chetoacidosi, che sono più che raddoppiati e, dato ancora più drammatico, sono raddoppiati i casi gravissimi, con grande rischio per la vita. Il professore Mohamad Maghnie  ritiene quindi fondamentale che le famiglie non sottovalutino segni che sembrano quelli di una gastrite o simil-influenzali e che segnalino al medico la comparsa di eventuali sintomi evocativi di diabete.

La Malattia – La chetoacidosi diabetica è la modalità più grave di esordio clinico di DM1 che può condurre al coma e, in casi estremi, alla morte. Nessun decesso è stato registrato, per fortuna e grazie alle pronte cure somministrate. Il Diabete Mellito tipo 1 (DM1) è una patologia autoimmune propria dell‘età pediatrica che necessita di terapia insulinica sostitutiva. L’esordio clinico del DM1 è preceduto da una sintomatologia tipica: poliuria (aumento della produzione di urina), polidipsia (aumento della sete) e calo ponderale.

“Questi sintomi normalmente insorgono nel giro di poche settimane e, se non ravvisati per tempo, possono condurre a uno scompenso generale: la chetoacidosi diabetica. Si tratta della modalità più grave di esordio clinico di DM1 che può condurre al coma e, in casi estremi, alla morte. In corso di chetoacidosi diabetica possono comparire anche altri sintomi generalmente ingannevoli, quali difficoltà respiratoria, dolori addominali e vomito e, nella bambina, vaginite. È pertanto indispensabile riconoscere i segni e sintomi per poter effettuare una diagnosi precoce evitando il quadro più grave di chetoacidosi e dei rischi di complicanze e di sopravvivenza” spiega Giuseppe D’Annunzio direttore del Centro Regionale di Riferimento di Diabetologia Pediatrica afferente all’Istituto Giannina Gaslini.

Presso il Centro Regionale di Riferimento di Diabetologia Pediatrica afferente all’Istituto Giannina Gaslini vengono seguiti circa 600 pazienti in età pediatrica/adolescenziale affetti da DM1; ogni anno in Liguria sono registrati circa 30 nuovi casi di cui mediamente meno di un terzo in chetoacidosi. ” l’età d’esordio si è modificata con gli anni con un diabete di tipo I che colpisce lattanti e la prima infanzia” spiega il dottor Nicola Minuto, coordinatore dell’attività Day Hospital del Centro Regionale di Riferimento di Diabetologia Pediatrica afferente all’Istituto Giannina Gaslini.

“ È fondamentale che le famiglie non sottovalutino segni che sembrano quelli di una gastrite o simil-influenzali e che segnalino al medico la comparsa di eventuali sintomi evocativi di diabete. La diagnosi precoce del diabete previene situazioni potenzialmente molto gravi e rischiose per i bambini che presentano questi sintomi”, conclude il dottor Giuseppe D’Annunzio.

A Chiavari il primo​ Hub​ vaccinale della Difesa in Liguria per la vaccinazione Anti​ Covid​ 19


Il nuovo Centro Vaccinale per il Tigullio verrà presentato alla stampa Lunedì 19 aprile 2021 alle ore 14,00 alla presenza​ del Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. Sarà allestito nella Scuola Telecomunicazioni delle FF.AA. e per​ la ​ somministrazione​ del vaccino anti​ Covid19 per i cittadini del Tigullio.​ L’iniziativa​ si inserisce nella campagna vaccinale regionale sul territorio​ della Asl 4 ed è nata​ grazie a un recente incontro tra il Sindaco di Chiavari, il Direttore dell’ASL4 ed il Comandante della Scuola Telecomunicazioni.

Il centro vaccinale nella Base della Scuola Militare potrà​ vaccinare​ oltre​ un​ migliaio di cittadini al giorno, di tutto il territorio di Asl 4, tutti i giorni fino a 16 ore al giorno. Il presidente della regione liguria Giovanni Toti : “L’apertura di questo grande​ hub​ nel Tigullio grazie al supporto della Scuola di Telecomunicazioni delle Forze Armate, a cui va il nostro ringraziamento, darà un ulteriore impulso alla campagna vaccinale che abbiamo messo in campo in Liguria. È un segnale importante della collaborazione attivata da Regione e dalle Asl con tutti i soggetti, pubblici e privati, che si sono messi a disposizione per le vaccinazioni, unica arma​ efficace per superare l’emergenza pandemica. Ad aprile la campagna vaccinale di Regione sarà a regime con almeno 13mila dosi somministrate quotidianamente non solo attraverso gli​ Hub​ del sistema sanitario regionale ma anche – conclude – attraverso i medici di medicina generale e la rete di circa 150 farmacie su tutto il territorio”.
​La sorveglianza e la viabilità nei pressi della Scuola saranno garantite dal Comune di Chiavari. Il primo cittadino Marco Di Capua​ afferma: “La sinergia tra il Comune, l’Asl4 e la scuola Telecomunicazioni, permette di ottenere risultati concreti nell’interesse della salute dei cittadini, proprio come già avvenuto un anno fa. Come amministrazione finanzieremo, inoltre, un servizio ad hoc di trasporto per raggiungere comodamente l’hub​ di Caperana, metteremo a disposizione personale per la gestione del traffico, oltre alla nostra tensostruttura. Ringrazio il Capitano di Vascello Giuseppe​ Aufiero​ e il Direttore Generale dell’Asl4 Paolo Petralia per l’estrema collaborazione e per essere riusciti ad attivare in così poco tempo il più grande centro di vaccinazione del Tigullio”.​

A Genova il Centro di medicina integrata Antonio Lanza è a rischio bando di gara

Il Centro di medicina integrata Antonio Lanza, che si trova all’interno dell’ospedale genovese Gallino di Pontecedimo, sta per essere messo a bando di gara e rischia così di perdere la sua funzione di fornire sostegno e cure integrate alle persone affette da malattie rare e da patologie oncologiche.

Lunedì scorso, 15 febbraio, si è tenuta un’audizione, promossa dai consiglieri regionali Gianni Pastorino di Linea Condivisa e Pippo Rossetti del Partito democratico, per affrontare le sorti del Centro diretto dal prof. Edoardo Rossi e coordinato dal sig. Piero Randazzo. “Siamo estremamente preoccupati dal fatto che sia A.Li.Sa che Asl 3 ritengano finita la sperimentazione del centro – affermano Gianni Pastorino e Pippo Rossetti – decidendo di mettere a gara un servizio essenziale per la nostra città”.

Il centro di medicina integrata Antonio Lanza è riuscito a richiamare a sé sia le persone affette da malattie rare che, successivamente, pazienti affetti da patologie oncologiche, nell’idea di riuscire a fornire una visione di insieme del benessere di persone che sono sottoposte a dure cure farmacologiche. L’obiettivo del Centro è quello di provare a lenire le sofferenze dei malati e dei loro cari attraverso prestazioni di medicina integrata, quali sedute di agopuntura, magnetoterapia, ionorisonanza, shiatsu, yoga, musicoterapia, e consulenze con psicologi e nutrizionisti.

In tre anni al Centro si sono rivolte centinaia di persone che sono state seguite in maniera professionale, indicate spesso dagli stessi centri oncologici e delle malattie rare dei nostri siti ospedalieri” – continuano Pastorino e Rossetti. “Chiediamo di salvaguardare l’esperienza di questi tre anni, la formazione dei dipendenti sanitari e i protocolli seguiti dalla struttura, affinché non ci sia il rischio di disperdere il percorso che in questi anni è stato di grande beneficio a centinaia di persone.”

4 Febbraio: Giornata del paziente oncologico

Sono circa 10mila i nuovi casi di neoplasia ogni anno in Liguria. Più della metà si registrano tra gli uomini, oltre 1.300 nuovi casi per tumore del polmone, più di 1.600 casi per tumore della mammella, oltre 1.700 casi per i tumori dell’intestino e quasi 500 casi di melanoma. Oltre 80mila persone sono in corso di trattamento ovvero già guarite e in una fase di controllo continuo o periodico e programmato (follow-up).

Sono questi i dati riportati da Alisa in occasione della Giornata del malato oncologico che si celebra oggi, 4 febbraio, e da “cui emerge la necessità di organizzare una risposta efficace per questi bisogni assistenziali complessi e in crescita.

“Considerata la fragilità dei pazienti oncologici e l’emergenza Covid in corso – afferma il presidente della Regione Liguria e assessore alla Sanità Giovanni Toti – è indispensabile mantenere alta l’attenzione sulle misure di contenimento del contagio e sull’assistenza di questi pazienti. Auspico che anche questa fascia di popolazione, particolarmente vulnerabile e già messa a dura prova dalla battaglia contro il cancro, possa essere inserita prima possibile nelle categorie prioritarie previste dal ministero della salute per la vaccinazione anti Covid-19”.

“Certamente infatti – continua -, se è vero che le complicanze peggiori si verificano nelle persone anziane, è anche vero che questi pazienti, a causa delle terapie cui sono sottoposti, possono essere più esposti al rischio di infezione, anche da Covid-19. Intanto i pazienti oncologici liguri con più di 80 anni saranno inseriti nella seconda fase della campagna vaccinale che partirà da metà febbraio nella nostra regione».

Carceri liguri, necessità di maggiore assistenza psichiatrica

Maggiore assistenza ai detenuti psichiatrici: lo chiede il Sappe Liguria sulla base dei dati 2020. I problemi delle carceri liguri sono collegati ad una presenza di detenuti superiore a quella consentita, ma anche all’elevata presenza di detenuti psichiatrici, rinchiusi anziché essere curati in appositi centri regionali R.E.M.S. ancora inesistenti in Liguria. Nel 2020 gli “angeli del carcere” nonché Polizia Penitenziaria, in Liguria hanno sventato 58 tentativi di suicidio, (ben 36 in più rispetto allo 2019). Oggi solo la Polizia penitenziaria può sventare i suicidi, ma c’è bisogno di maggior personale e maggiore formazione. Ogni morto in carcere rappresenta una sconfitta per lo Stato. Il quadro degli eventi critici registrati nella carceri liguri nel 2020 dati si raccontano in: 435 azioni di autolesionismo, 399 colluttazioni, 65 ferimenti. Le azioni di proteste sono state 2.290 delle quali 184 casi di sciopero della fame, 32 rifiuto del vitto, 234 danneggiamenti a celle, 920 proteste per le condizioni di detenzione, 1452 proteste con battitura alle inferriate, 74 rifiuti di rientrare nelle celle.

Per il segretario del Sappe Michele Lorenzo, i dati sono importanti perché servono per la valutazione di un piano d’intervento; se questi si fossero verificati in un luogo diverso dal carcere avrebbero suscitato attenzione e fatto scattare l’allarme sociale, allora allo stesso modo quello che accade negli istituti deve trovare analoga attenzione. Si chiede l’attenzione dei politici liguri e della magistratura, perché questo combinato aumento popolazione detenuta/eventi critici, gestione detenuti psichiatrici ed assenza di strutture/assistenza sanitaria, potrebbe compromettere il futuro assetto sicurezza delle carceri liguri e ciò che ne è collegato.

Al via il progetto di screening neonatale, Garrone (Gaslini): “Diagnostica rapidamente l’Atrofia Muscolare Spinale e le Immunodeficienze Combinate Gravi”

“Grazie ad una goccia di sangue prelevata dal tallone del neonato e depositata su un apposito cartoncino sarà possibile diagnosticare rapidamente e trattare precocemente due patologie gravi, ma potenzialmente curabili: l’Atrofia Muscolare Spinale (SMA) e le Immunodeficienze Combinate Gravi (SCID)” annuncia il presidente dell’Istituto G. Gaslini Edoardo Garrone.

L’Atrofia Muscolare Spinale (incidenza ~ 1:7000-10000) è una malattia ereditaria delle cellule nervose del midollo spinale, quelle da cui partono i segnali diretti ai muscoli. Colpisce i muscoli volontari usati per attività quotidiane quali andare carponi, camminare, controllare il collo e la testa, deglutire.

Le Immunodeficienze Combinate Gravi (incidenza ~ 1:50000) rappresentano un gruppo ampio di malattie rare su base genetica con insorgenza nel primo anno di vita. Sono caratterizzate da una grave alterazione della risposta immune e da un’elevata suscettibilità alle infezioni virali e batteriche.

È stato presentato questa mattina l’innovativo progetto pilota relativo al Programma di Screening Neonatale per la diagnosi tempestiva e simultanea di SMA e SCID, elaborato all’Istituto Gaslini di Genova, e approvato il 16 dicembre 2020 dal Comitato Etico Regionale.

Il Programma di Screening partirà nei primi mesi 2021 e sarà offerto nei prossimi due anni all’intera popolazione neonatale della Liguria, permettendo l’identificazione precoce di pazienti con patologie gravi potenzialmente trattabili.

“L’inizio del trattamento nelle primissime settimane di vita (il trapianto di cellule staminali per le SCID e la terapia genica per la SMA), nella maggior parte dei casi quindi in una fase pre-sintomatica, consentirà di massimizzare i risultati della terapia migliorando significativamente la qualità di vita dei neonati malati” spiega il direttore generale dell’Istituto G. Gaslini Renato Botti.

L’iniziativa nasce grazie al cofinanziamento dell’IRCCS Giannina Gaslini e dell’azienda farmaceutica produttrice del medicinale, capace di correggere il difetto genico causativo di SMA determinando la regressione della malattia. Il farmaco è stato approvato a livello internazionale da FDA e da EMA ed è stato autorizzato in Italia da AIFA lo scorso 17 novembre.

In seguito alla valutazione della letteratura, alle notevoli innovazioni in campo terapeutico e tecnologico e considerando gli sviluppi legislativi in materia di diagnosi precoce, nei primi mesi del 2019 il Centro Screening Neonatale Regionale, facente parte della U.O.C. Clinica Pediatrica e Endocrinologia dell’ IRCCS G. Gaslini, ha coinvolto diverse Unità Operative dell’Istituto e i Punti Nascita liguri per valutare la fattibilità di progetto includendo tutte le competenze specialistiche necessarie alla realizzazione di un programma complesso e articolato di screening neonatale” spiega il prof Mohamad Maghnie direttore della U.O.C. Clinica Pediatrica e Endocrinologia dell’IRCCS G. Gaslini, Università di Genova.

Nell’agosto 2019, è iniziata presso il centro screening l’ottimizzazione del kit diagnostico commerciale di recente sviluppo che permette per la prima volta in Italia di effettuare l’analisi simultanea dei marcatori per SMA e SCID” tramite un test multiplex di nuova generazione conclude il prof Maghnie.

Presso il Laboratorio per lo Studio degli Errori Congeniti del Metabolismo (LABSIEM) IRCCS Gaslini, sono stati raccolti numerosi campioni di pazienti affetti seguiti in follow-up presso le Unità Operative coinvolte nello studio e campioni neonatali anonimizzati. Ciò ha permesso di validare la specificità e sensibilità del nuovo kit e di portare alla costruzione di un robusto protocollo analitico e clinico-diagnostico. Per entrambe le patologie oggetto di studio, tutti gli step che vanno dalla conferma genetica, dalla presa in carico, dal trattamento fino al follow-up del piccolo paziente risultato positivo al test di screening, verranno effettuati presso l’IRCCS G. Gaslini.

“In attesa che il tavolo ministeriale decreti l’inizio dello screening neonatale per la SMA a livello nazionale, la grande possibilità offerta dalle regioni alle coppie è per la nostra comunità una possibilità molto importante. Una diagnosi nella prima settimana di vita, capace di anticipare la comparsa dei sintomi, permette un immediato avvio delle terapie e regala al bambino e alla sua famiglia un futuro diverso” spiega Daniela Lauro, vicepresidente Associazione Famiglie SMA.

La diffusione dello screening neonatale per le immunodeficienze severe combinate rappresenta un importante passo avanti per tutti i pazienti. Abbiamo vissuto sulla nostra pelle e su quella dei nostri bimbi il dramma e le conseguenze gravissime che derivano da una diagnosi che giunge tardiva. Grazie alle terapie disponibili, una diagnosi precocissima può migliorare l’aspettativa di vita e la qualità della stessa, spesso evitando la morte prematura del paziente o una gravissima disabilità. Ci auguriamo che nel breve futuro, come avviene oggi per la Regione Liguria, le sperimentazioni regionali di screening sulle Immunodeficienze Primitive si possano estendere all’intero territorio nazionale, grazie anche alla recente approvazione dell’emendamento Noja al Decreto Legge Milleproroghe del 2020, che propone importanti modifiche alla Legge 167/2016 sullo Screening Neonatale Esteso (SNE)” spiega Alessandro Segato Presidente dell’Associazione dei familiari di pazienti con immunodeficienze primitive (AIP).

Covid: chiude il punto tamponi drive-through di Genova Quarto

La Asl 3 comunica che in relazione al calo dell’attuale necessità diagnostica tramite tampone molecolare, il drive-through Asl3 di via G. Maggio a Quarto sospenderà l’attività a partire da domani, giovedì 21 gennaio, con possibilità di tempestiva riattivazione in rapporto all’andamento della pandemia.

Dalla regia centralizzata il dipartimento di prevenzione provvederà quindi a fissare gli appuntamenti sul drive-through della Fiera del Mare, attivo dal lunedì al sabato, che rimarrà pienamente operativo e che al momento riesce a soddisfare ampiamente la domanda. Il personale verrà impiegato nel settore Covid per attività sul territorio. I due drive-through hanno eseguito dal 6 aprile 2020 (data prima attivazione del servizio alla Fiera del mare) 37.000 tamponi molecolari.

L’attività prosegue negli ambulatori integrati Asl3 per l’effettuazione di tamponi antigenici sul territorio con prenotazioni attraverso il medico curante e presso le sedi in accesso.:

· Ambulatorio Porta Siberia (sede ex Museo Luzzati) – orario: dal lunedì al venerdì dalle ore 8 alle 12

· Ambulatorio Villa Bombrini, Genova Cornigliano (accesso da via L.A. Muratori 11R cancello) – orario: dal lunedì al venerdì dalle ore 8.30 alle 13

· Ambulatorio Ex Ospedale Sant’Antonio Recco Casa della Salute Asl3 (via Bianchi, 1) – orario: dal martedì al venerdì dalle 9 alle 12

Liguria, orsacchiotti su automediche ed elicotteri di soccorso come sostegno ai bambini

Su tutte le automediche e gli elicotteri della Liguria (Grifo del 118 su cui viaggia anche il personale del Soccorso Alpino e Drago dei Vigili del Fuoco), viaggerà un passeggero molto particolare, destinato ai bambini soccorsi in codice giallo e rosso. È l’iniziativa della Siems, la Società Italiana dell’Emergenza Sanitaria, che ha consegnato 1.000 orsacchiotti di peluche al Servizio 118 ligure da distribuire alle automediche e agli elicotteri operanti sul territorio. I peluche, che entreranno a far parte della dotazione di bordo dei mezzi, potranno essere consegnati ai bambini nel momento critico del soccorso in emergenza per tranquillizzarli e rassicurarli.

La Liguria è la regione apripista di questa iniziativa nel Nord Italia, insieme all’Abruzzo per il Centro e la Basilicata per il Sud Italia. Gli orsacchiotti, di nome Beary, sono stati così distribuiti: 150 ad Imperia, 150 a Savona, 400 a Genova, 100 nel Tigullio e 150 alla Spezia. Sono invece 50 gli orsacchiotti destinati al Pronto Soccorso dell’Ospedale Gaslini.

L’iniziativa, resa possibile dal sostegno di Babcock International, Airgreen, Salvagenteitalia e Rotary for Health, va incontro a un bisogno dei più piccoli che la psicologia ha ampiamente studiato. Secondo le teorie del pediatra inglese Donald Winnicot, supportate da numerosi altri studiosi, il bambino ha bisogno, nel momento massimo di espressione d’angoscia, di una funzione di ‘holding’, ovvero di assorbimento del disagio, di cui in genere si fa carico la mamma. Ma durante l’intervento di soccorso sanitario territoriale la madre non può sempre svolgere questa funzione a causa di diversi fattori, tra i quali ad esempio la gravità della patologia, un ambito di intervento non sicuro, o l’assenza stessa dei genitori. Questo porta alla necessità di trovare qualcosa che ‘faccia le veci’ dell’holding materno. Lo strumento individuabile, dice Winnicott, è rappresentato dall’‘oggetto transizionale’; proprio ciò che l’orsetto si propone di essere.

”Sono orgoglioso che la Liguria sia una delle tre regioni apripista per questa iniziativa” commenta Giovanni Toti, Presidente e Assessore alla Sanità di Regione Liguria. “Il mio ringraziamento va a tutti i soccorritori dell’emergenza che in questi mesi durissimi di pandemia hanno lavorato senza sosta. Il mio pensiero va invece ai bimbi che vengono soccorsi, sicuro che anche grazie a questo piccolo aiuto, potranno meglio affrontare la paura in un momento difficile. Un oggetto tanto semplice quanto di supporto non solo per i piccoli pazienti ma anche per gli operatori impegnati a gestire un soccorso di questo genere”.