Ario Costa, un ligure nel cuore dei pesaresi: la Vuelle ritira la sua 14. “Un’emozione inaspettata” – Babboleo

Ario Costa, un ligure nel cuore dei pesaresi: la Vuelle ritira la sua 14. “Un’emozione inaspettata”

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Nessun giocatore della Vuelle Pesaro potrà più indossare la canotta numero 14. Apparterrà per sempre a Ario Costa, il gigante di Cogorno che con la maglia della Vuelle ha fatto la storia, conquistando campionati e coppe. Costa, che oggi è presidente del club, ha ricevuto il calore della sua gente in occasione del match di sabato scorso contro la Virtus Bologna, terminato poi con una vittoria dei bianconeri.

Il tributo – una sorpresa – lo ha commosso: “Un momento molto emozionante e inaspettato” ha detto a Babboleo News. “Pur essendo presidente, non sapevo che la società mi avesse riservato questa giornata così bella e unica”.

Costa, che nella Vuelle ha collezionando 431 presenze in 12 anni di militanza, è legatissimo alla piazza. Ma non dimentica la sua terra. “Il legame con la Liguria è fortissimo” spiega. “Ho la sciarpa del Genoa attaccata alla macchina…”

Leggi e ascolta l’intervista integrale a Ario Costa:

La Vuelle ha ritirato, qualche giorno fa, la sua maglia numero 14, quella con cui ha scritto la storia del club. Da presidente, che emozione è stata ricevere questo regalo dalla sua gente?

“Un momento molto emozionante e anche inaspettato. Pur essendo presidente, non sapevo che la società mi avesse riservato questa giornata così bella e unica. E’ stata una bella cosa, anche per la presenza di un grande pubblico: 7 mila persone per una partita che per noi era molto importante”.

Anche perché le motivazioni del tributo non sono mica da poco. Non solo meriti sportivi: nel comunicato del club si parla anche di lealtà, integrità e stile. Il basket insegna anche questi valori?

“Li insegna lo sport, in generale. Io ho fatto basket per tanti anni ad altissimo livello, probabilmente ho avuto la fortuna di stare in un club importante, con una proprietà importante, Scavolini, e costruire vittorie su vittorie in una piazza in cui si parla esclusivamente di basket, non sempre di calcio come capita in quasi tutte le città d’Italia”.

Lei è nato in Liguria ma la sua carriera, inevitabilmente, l’ha costruita lontano dalla nostra regione. Dove deve migliorare la Liguria per provare ad alzare il livello del suo basket e avvicinare anche più ragazzi a questo sport?

“Genova ha sempre avuto abbastanza tradizione per la pallacanestro. Ormai sono più di trent’anni che non c’è più, ma sono convinto che si potrebbe ricreare l’entusiasmo per farla tornare, con un po’ di pazienza. Ho giocato contro Genova l’ultimo anno della sua esistenza: sono passati tanti anni, era la stagione 1978/79, ma Genova e le città della Liguria meriterebbero di avere di nuovo una squadra importante di basket”.

Da anni vive fuori regione. Ci racconti il suo legame con la Liguria.

“E’ fortissimo. Viaggio con la sciarpa del Genoa attaccata alla macchina… Anche se ho sempre stimato due campioni blucerchiati come Vialli e Mancini. Con la Liguria ho un rapporto quotidiano, i miei fratelli vivono in Liguria e li sento tutti i giorni. Rimane la mia regione, la mia terra”.

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