Azzardo e donne: i risultati della ricerca del progetto Game Over

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La ricerca “GAP 7: Azzardo e donne” è una delle azioni contemplate dall’area “prevenzione, informazione e formazione” del progetto Game Over (Asl 3 – Ser.T. e privato sociale accreditato). 

L’indagine –  condotta da Angelo Carta della Comunità San Benedetto del Porto, Maddalena Bartolini del Ceis e Sabrina Principalli, educatrice cooperativa Agorà – ha avuto prevalentemente un obiettivo di natura esplorativa, con lo scopo di provare lavorare su più fronti per arrivare a comprendere maggiormente il rapporto tra donne e il gioco d’azzardo sul territorio del distretto 10 del Municipio Valpolcevera del Comune di Genova 

L’équipe di ricerca ha deciso di concentrare il lavoro su tre ambiti principali:  è stata condotta un’attenta disamina della letteratura scientifica che consentisse di ricostruire lo stato dell’arte per quanto concerne il gioco d’azzardo al femminile; ci si è dedicati al reperimento e alla costruzione ex novo di dataset che consentissero di ricostruire un’immagine dettagliata dei profili di gioco sul territorio del distretto; e sono state condotte svariate interviste in profondità tese a reperire storie di vita particolarmente significative per esplorare e comprendere meglio i vissuti delle donne giocatrici (e delle donne che, per via di rapporti familiari, hanno instaurato anche indirettamente una stretta relazione con le dinamiche di gioco). 

Come ha spiegato ai microfoni di Babboleo News Angelo Carta 

Quello che è emerso dalla ricerca è innanzitutto la scarsa – in termini quantitativi – produzione scientifica sul tema. Il fenomeno dell’azzardo al femminile risulta infatti difficile da approfondire poiché è pressoché impossibile stimarne la dimensione sommersa. L’idea diffusa secondo la quale i giocatori uomini siano in fortissima prevalenza è, secondo molti ricercatori, sostanzialmente errata e sarebbe da imputarsi ad una bassa rilevazione del fenomeno nella popolazione femminile
La fase di raccolta dati fatta sul territorio genovese della Valpolcevera è stata particolarmente articolata ed ha consentito di restituire le peculiarità del territorio.

 Sono state ascoltate storie di donne giocatrici, non solo per raccogliere i loro punti di vista personali, ma soprattutto per cogliere le diverse dimensioni di un fenomeno complesso e multiforme. E’ emerso un lessico emotivo e simbolico comune, in cui la solitudine che emerge in letteratura viene riconfermata nelle interviste e declinata in diverse sfumature.  Alle donne intervistate si è chiesto, come prima cosa, quale fosse la spinta iniziale al gioco. Le intervistate hanno confermato che spesso all’origine dell’azzardo vi è un episodio scatenante, come la perdita del lavoro, il pensionamento o la presa di consapevolezza di relazioni familiari ed affettive non soddisfacenti, il c.d. vuoto da colmare. Le prime vincite provocano emozioni quali l’illusione di poter modificare il proprio destino e l’adrenalina. Queste emozioni sono determinanti per passare dalla occasionalità del gioco all’abitudine. 

L’intervista a Maddalena Bartolini che ci ha raccontato cosa è emerso dalla ricerca

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