Eccidio di Cravasco, oggi 76 anni fa: il libro “La scelta difficile” per ricordare

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23 marzo 1945, 23 marzo 2021: sono trascorsi 76 anni dall’eccidio di Cravasco, a Campomorone, alle spalle di Genova.

L’eccidio di Cravasco, avvenuto alle 4 del mattino del 23 marzo 1945, vide l’uccisione di 17 detenuti politici, come rappresaglia per l’uccisione, in quella località, di nove tedeschi in uno scontro con la brigata Balilla. Tra le vittime il giudice Nicola Panevino.

“La scelta difficile” – libro fresco di stampa sulla figura del giudice partigiano Nicola Panevino scritto dal giornalista Emilio Chiorazzo ed edito per i tipi Edigrafema, collana DietroFont – intende pertanto raccontare, ricordare e commemorare quel tragico evento.

Ricerche, scritti dal carcere, testimonianze ricostruiscono pensieri e azioni del magistrato morto a 34 anni in una rappresaglia tedesca, nel marzo 1945, poche settimane prima della Liberazione. Ad arricchire l’opera un’intervista esclusiva alla figlia Gabriella.

Nato in Lucania e vissuto a Napoli, la professione portò Nicola Panevino a Savona, dov’era giudice istruttore del tribunale. All’indomani della caduta del fascismo e dell’armistizio dell’8 settembre del 1943, con la nascita della Repubblica Sociale Italiana, aderì alla Resistenza. Non quella armata, sui monti, nelle brigate, ma in città, con un ruolo altrettanto importante, di supporto politico, pratico e logistico. Le sue radici cattoliche lo portarono ad avvicinarsi inizialmente a Giustizia e Libertà, poi al Partito d’Azione: divenne membro e in seguito capo del Comitato di Liberazione Nazionale in una Savona dove sospetti e delazioni si rincorrevano. Una di queste gli causò il carcere, mentre era diventato padre da pochi mesi.

Dalla sua cella, sospinto da una fede incrollabile che gli permise di sopportare ogni forma di tortura, Nicola Panevino fece arrivare lettere toccanti alla moglie Elena e alla figlia Gabriella. In una delle ultime, prima di essere prelevato dai soldati tedeschi per essere fucilato, scrisse:
“Sappi che se fino a dieci giorni fa la mia fronte non si incurvava né fisicamente né moralmente, oggi si offre tersa ai raggi del sole e, quel che più conta e a cui più tengo, alla stima dei miei amici e dei nemici, ammesso che nemici io abbia. Se un giorno io potrò tornare, la mia fronte potrò portarla alta, perché non arrossirò davanti a nessuno. Gli amici non si vergogneranno di me e nemmeno la mia Gabriella si vergognerà di papà suo”.

Cosa si intende esattamente per “scelta difficile”? Su Babboleo News – Cosa succede in Liguria l’intervista all’autore Emilio Chiorazzo:

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