Fiamma e Giorgia, un team genovese (e 100% al femminile) all’Ice Trophy – Babboleo

Fiamma e Giorgia, un team genovese (e 100% al femminile) all’Ice Trophy

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Due ragazze genovesi all’Ice Trophy, tra moto, ghiaccio, chiodi… e gli sguardi sicuramente incuriositi di pubblico e piloti. Il motivo? Fiamma Guerra e Giorgia Bonora, che domenica scenderanno in pista per il primo appuntamento dell’IT a Crevacol (AO), saranno probabilmente l’unico team 100% al femminile. Le centaure, che a Genova si allenano al Pro Park di Ceranesi, fanno parte dell’ASD BenZena, associazione nata nel 2018 e inizialmente composta da sole ragazze, le Zena Girls, capitanate dalla presidentessa Silvia Vento. Abbiamo contattato Fiamma e Giorgia per captare le loro emozioni pre gara e scoprire qualcosa di più sulla loro passione a due ruote.

Fiamma, voi siete la prova vivente che non è vero che la moto sia ‘roba da maschi’…

Fiamma Guerra

“Questo è un classico stereotipo. ‘La moto è troppo pesante, troppo grossa…’ Tutte fandonie! Tra l’altro la nostra community femminile, Zena Girls, che vuole riunire tutte le ragazze motocicliste del territorio genovese, presto si è allargata coinvolgendo i figli, gli Zena Boys, e poi mariti, compagni e amici, tutti riuniti sotto l’egida dell’A.S.D. BenZena. Andiamo anche oltre i confini cittadini, pur mantenendo Genova nel cuore”.

E porterete un po’ di Genova anche all’Ice Trophy. E’ vero che sarete l’unico team 100% al femminile?

“Le iscrizioni sono ancora aperte, ma molto probabilmente sarà così. Di sicuro, in ogni caso, le donne saranno in netta minoranza”.

Che effetto fa?

“Da parte degli altri, curiosità. Essendo un po’ una mosca bianca le persone ti guardano, è normale. Da parte mia non ti so dire, niente di che. Sarà che siamo abituate a essere osservate, come tutte le donne che vanno in moto, perché ci sono ancora tanti stereotipi. ‘Te l’ha portata qui il tuo fidanzato?’ mi chiedono nei bar di qualsiasi passo. Ci si fa una risata sopra, non c’è cattiveria, davvero… solo stupore: spesso gli uomini ci restano, semplicemente, un po’ male”.

Credi che ci siano differenze tra uomo e donna alla guida di una moto?

“Le stesse gare sono aperte a uomini e donne, anche se ci sono campionati interamente al femminile. Non vedo enormi differenze, a livello fisico, quando si è in moto. Ci sono opinioni divergenti, però personalmente non vedo un gap incolmabile come può essere nell’atletica o nella corsa. Il corpo serve, è vero, è importantissimo per guidare bene la moto in maniera economica ed efficace, ma è anche vero che le donne sono più leggere degli uomini. E se hai meno carico da portare le moto hanno quel mezzo chilometro in più che può aiutarti: quello che si perde da un lato si recupera dall’altro”.

Quali sono i vostri obiettivi per l’Ice Trophy?

“Vogliamo divertirci, sorridere e fare esperienza. Questa è l’idea con cui partiamo Giorgia ed io. Un’occasione come l’Ice Trophy non capita tutti i giorni: è il catalizzatore dei piloti che sono fermi durante la stagione invernale. Siamo supportate da grosse aziende e realtà, genovesi e mondiali: vogliamo portare il loro nome in giro con il sorriso. Poi se ci scappa il podio…”

Giorgia, chi ti ha trasmesso la passione per le moto?

“Mio padre. Le moto erano l’unica cosa che si poteva vedere alla tv la domenica (ride, ndr), così mi sono appassionata anche io. Quando una decina di anni fa c’è stato l’Indoor di Cross alla Fiera di Genova mi sono proprio innamorata: da quel momento mio padre mi ha insegnato a guidare sul suo Husqvarna e mi ha iscritto a un corso di enduro”.

Giorgia Bonora

Come hai conosciuto Fiamma?

“E’ stato un caso: dovevo andare a un evento di moto ed ero da sola. Conoscevo l’esistenza delle Zena Girls e ho chiesto loro se partecipavano. Ci siamo poi conosciute di persona e dopo due chiacchiere mi hanno proposto di fare questa gara. Ho accettato subito, anche se per me è la prima volta, è tutto nuovo. E’ molto emozionante. Fiamma è forte e davvero in gamba”.

Dalla voce sembri giovanissima.

“Me lo stanno facendo notare tutti, in tanti mi dicono che sono giovanissima, ma io mi vedo normale: ho 26 anni, secondo me è l’età giusta per fare queste cose”.

Molti considerano la moto uno sport pericoloso, altri vivono con lo stereotipo che sia ‘roba da maschi’, come dicevamo con Fiamma. Cosa diresti a una bambina che, come te, è appassionata di questo sport?

“La cosa fondamentale è avere almeno una persona che ti sostiene. Io avevo mio padre, che mi ha sempre dato una grande spinta. Andavo con lui e i suoi amici di 60 anni nei boschi, prima di conoscere altre ragazze come me. La cosa che le direi è ‘Buttati! I dolori passano, se la cosa ti diverte falla. Se ti senti giudicata, non frequentare più quelle persone e trovane altre che ti rispettano e con cui divertirti’. Questa è l’unica cosa che mi sentirei di consigliale”.

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