Ictus, Del Sette (ALICe Liguria): “Fondamentale prevenire e sensibilizzare. La campagna P.R.E.S.T.O. ha ridotto i tempi di arrivo in ospedale” – Babboleo

Ictus, Del Sette (ALICe Liguria): “Fondamentale prevenire e sensibilizzare. La campagna P.R.E.S.T.O. ha ridotto i tempi di arrivo in ospedale”

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Massimo Del Sette è il direttore di Neurologia del Policlinico San Martino di Genova. Da anni dirige anche il Comitato Scientifico di A.L.I.CE. Liguria, associazione nata nel 2000 e unica in Italia a essere formata da persone colpite da ictus, dai loro familiari e caregiver, da neurologi e medici esperti nella diagnosi e trattamento dell’ictus, medici di famiglia, fisiatri, infermieri, terapisti della riabilitazione, personale socio-sanitario e volontari. La mission di Alice è quella di diffondere le conoscenze necessarie per la prevenzione della malattia e di informare sulla sua diagnosi, cura e riabilitazione.

“A.L.I.CE. è l’acronimo di Associazione Lotta all’Ictus Cerebrale, e vuole migliorare l’assistenza ai pazienti colpiti da ictus ma anche prevenire questa malattia che ha una fama molto negativa” spiega il professor Del Sette. “La parola ‘ictus’, che significa ‘colpo’, sembra qualcosa di ineluttabile. In realtà, molto si può fare per Liguria, e A.L.I.C.E. si batte per questo da oltre vent’anni”.

La Liguria è un osservatorio speciale, viste l’età avanzata della popolazione e la natura dell’ictus, che colpisce per lo più sopra i 65 anni. “Mediamente abbiamo 3.600 ictus all’anno nella nostra regione, di cui l’80% ictus ischemici: un vaso arterioso che si occlude, non portando più sangue al cervello e determinando il danno cerebrale che si traduce nella disabilità. La buona notizia è che le terapie sono straordinariamente migliorate negli ultimi anni. Lo sforzo è quello di far sì che il maggior numero di persone possa avere accesso a queste terapie che fanno la differenza”.

Quest’anno l’associazione ha rilanciato P.R.E.S.T.O., seconda edizione di un progetto nato a Genova e in Liguria nel 2019. A.L.I.CE. raccoglie i dati dei casi di ictus registrati nella nostra regione, i tempi e le modalità di accesso negli ospedali. Per 8 mesi poi viene portata avanti una campagna di informazione e sensibilizzazione sulla cittadinanza per far conoscere i sintomi dell’ictus ed essere in grado, una volta riconosciuti in una persona, di chiamare immediatamente il 112.

“Con la prima edizione di P.R.E.S.T.O. – finanziata da Fondazione Carige – abbiamo ottenuto una riduzione dei tempi di arrivo nei pronto soccorso di trenta minuti. Un dato estremamente rilevante e un guadagno enorme, perché la terapia è tanto più efficace quanto precocemente viene somministrata. Oggi, su 100 ictus ischemici che arrivano nei pronto soccorso italiani, solo 20/25 accedono a queste terapie, perché arrivano troppo tardi. Ecco perché la campagna si chiama P.R.E.S.T.O.”

Al termine della campagna si capirà se c’è stato un miglioramento nei tempi e nelle modalità di accesso agli ospedali e se si sono potuti scoprire agli inizi ictus che altrimenti avrebbero potuto avere conseguenze gravi.

La sensibilizzazione gioca quindi un ruolo chiave per prevenire morti e invalidità causate dall’ictus. “E’ fondamentale sensibilizzare anche i più giovani” prosegue Del Sette. “Progetti di sensibilizzazione effettuati nelle scuole, in Nord America e in Nord Europa, hanno portato a un arrivo precoce di genitori e nonni in ospedale. I ragazzi, ben informati sui sintomi, portano i loro cari all’attenzione precoce dei medici. C’è anche da dire, purtroppo, che negli ultimi anni ci stiamo accorgendo di un aumento di frequenza dell’ictus giovanile, che colpisce gli under 50. I motivi sono di diverso tipo, nella nostra nazione probabilmente sono legate a fumo, all’uso di sostanze stupefacenti e all’alcol, ormai vera piaga dell’età giovanile”.

Ma quali sono i campanelli d’allarme? Come riconoscerli? “L’ictus, contrariamente all’infarto, non dà dolore. Questo, paradossalmente, preoccupa meno. Ci sono tre sintomi principali che bisogna conoscere bene: perdere improvvisamente forza a un braccio o a una gamba, avere difficoltà a parlare, avere la bocca storta. Basta uno di questi sintomi per trovarsi, al 75% di probabilità, di fronte a un ictus. Serve chiamare subito il 112”.

Grande importanza ha anche la prevenzione, purtroppo venuta meno con l’avvento della pandemia e la conversione di reparti, risorse e energie nella lotta al covid. “L’ictus, e questo è un messaggio ottimistico, si può prevenire, e in Liguria le cose sono molto migliorate negli ultimi anni. Ma purtroppo in questi mesi si sono fatte meno visite di controllo, e prevediamo un aumento della frequenza di questa patologia nei prossimi anni”.

E poi c’è la riabilitazione, nel momento in cui si rimane vittime di un ictus. “Il 50% dei pazienti conserva una più o meno grave disabilità” conclude Del Sette. “La riabilitazione va iniziata subito, già il giorno dopo l’ictus. Su questo elemento c’è ancora molto da lavorare: bisogna offrire una riabilitazione corretta e nei tempi corretti, che non si limiti al periodo del ricovero ospedaliero ma prosegua ‘sul territorio’, per consentire al paziente di tornare a una vita piena e normale”.

Ascolta l’intervista integrale al professor Del Sette:

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