La lotta dei genitori dei bimbi disabili contro i muri della burocrazia e per una maggiore inclusione – Babboleo

La lotta dei genitori dei bimbi disabili contro i muri della burocrazia e per una maggiore inclusione

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Lo scorso 26 ottobre a Genova, i genitori dei bambini disabili rimasti senza cure sono scesi in piazza, appoggiati dalla Consulta regionale per i disabili, Cepim e sindacati di base, per chiedere un intervento della Sanità regionale perché 1200 bambini sono senza trattamento ambulatoriale e riabilitativo e in liste d’attesa che arrivano a 5 anni.

Dopo la protesta sono arrivate le prime risposte: “Il Dottor Ansaldi ha detto che sono arrivati 2 milioni dal fondo Restart. Sono cominciate ad essere chiamate le prime persone, ma purtroppo soltanto 1/3 del bacino potrà fruire di questo primo intervento. Io auspico si possa ampliare la platea dei bimbi che devono entrare a fare terapia: anche per questo ho chiesto l’aiuto delle squadre di serie A, Genoa Sampdoria e Spezia chiedendo loro di rinunciare all’importo della sponsorizzazione ‘la mia Liguria’ da parte della Regione per devolverlo a favore dei nostri figli. Questo significherebbe garantire a 150 bambini circa di ricevere le terapie che gli spettano” racconta Marco Macrì, coordinatore delle famiglie scese in piazza per le terapie bloccate.

Bisogna continuare a lavorare attivamente per una maggiore inclusione dei ragazzi autistici nella società: “Un bimbo diversamente abile incluso nella società è un bimbo come tutti gli altri, perché non è più una spesa pubblica ma una forza lavoro. PizzAut è uno dei primi esempi di inclusione sociale e nei prossimi mesi raddoppierà la sua offerta lavorativa, per cui ci saranno in Italia ben due realtà lavorative per ragazzi autistici”.
PizzAut è una pizzeria gestita da ragazzi autistici, un laboratorio di inclusione sociale e un modello che offre lavoro, formazione e dignità alle persone autistiche.

Un grande passo verso una maggiore tutela arriva finalmente dalla politica: “Negli giorni scorsi è stata approvata la legge per la quale i ragazzi diversamente abili che lavorano non perdano l’invalidità, per cui hanno la possibilità di lavorare e continuare a mantenere il loro assegno di invalidità che gli può servire per eventuali future cure. Questo è un passo veramente importante in Italia che segue pedissequamente le indicazioni della comunità europea. Purtroppo in Italia non c’era questa cultura della disabilità”.

“Una nota importante per Genova è che la medicina legale, che in questo momento storico aveva accumulato 600 pratiche di bimbi minori, ha dichiarato ad Alisa che recupererà il tutto in un trimestre e le loro sessioni di commissione passeranno da essere a 1 alla settimana a 4 alla settimana”. – conclude Macrì – “Questo è un altro passo che attesta che la protesta che è stata fatta dai genitori è una protesta legittima. Avrei preferito qualcosa di più ma è già qualcosa”.

Su instagram c’è anche un profilo, “Genova inclusiva non esclusiva”, nato per aiutare chi scopre di avere un bambino “speciale” a lottare contro i muri della burocrazia e favorirne l’inclusione.

Ai microfoni di Radio Babboleo Marco Macrì, coordinatore delle famiglie scese in piazza per le terapie bloccate.

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