Manifesto contro la pillola abortiva da parte di Pro Vita & Famiglia, Liguria Rainbow: “Questa è disinformazione”

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“No all’aborto, sempre e comunque”, così l’associazione Pro Vita & Famiglia prosegue la propria battaglia personale contro l’aborto, anche questa volta, come già accaduto un paio di anni fa, attraverso un manifesto che associa la pillola abortiva RU486 al veleno. “Prenderesti mai del veleno? Stop alla pillola abortiva Ru486”, si legge sul cartellone apparso tra le vie di Genova. La RU486 consente di interrompere la gravidanza senza ricorrere all’intervento chirurgico, nei mesi scorsi il ministro alla Salute Roberto Speranza aveva modificato la direttiva, consentendo l’uso della pillola senza il classico ricovero di tre giorni, ma solo in day hospital, fino alla nona settimana. Il manifesto apparso in questi giorni sui muri del capoluogo ligure ha scatenato reazioni da parte delle istituzioni locali del centrosinistra, dal Pd a Linea Condivisa, passando per le associazioni come Non Una Di Meno, Liguria Pride, fino ad arrivare ai sindacati, Cgil Cisl e Uil, che proprio in queste ore hanno chiesto un tavolo di confronto con il comune di Genova.

Palazzo Tursi intanto, citando l’art. 21 della Costituzione, spiega attraverso una nota “che non ci sono i presupposti per rimuovere il cartellone e che si sfocerebbe nella censura”. “L’art. 21 della Costituzione italiana tutela il diritto di libertà di manifestazione del pensiero come pietra angolare dell’ordine democratico, cardine di democrazia nell’ordinamento generale, co-essenziale al regime di libertà garantito dalla Costituzione – si legge nel comunicato inviato dal comune di Genova. Nel frattempo, anche il Coordinamento Liguria Rainbow, chiede al comune di Genova e al sindaco Marco Bucci di rimuovere il manifesto di Pro Vita & Famiglia, attraverso le parole di Laura Guidetti: “Questo slogan non è accettabile, la RU486 è riconosciuta a livello scientifico ed è una prestazione prescritta dai medici, e in questo periodo di emergenza sanitaria da covid19 può tutelare maggiormente le donne che possono così evitare di andare in ospedale”. Ascolta l’intervista completa.

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