Gioielli nascosti, torna in funzione l’antica meridiana a camera oscura dell’Aula Meridiana dell’Ateneo di Genova – Babboleo

Gioielli nascosti, torna in funzione l’antica meridiana a camera oscura dell’Aula Meridiana dell’Ateneo di Genova

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E’ tornata a funzionare per un evento del tutto eccezionale la meridiana a camera oscura del Palazzo dell’Università di Genova, raro strumento astronomico che si trova all’interno dell’aula della Meridiana, in via Balbi 5 all’interno dell’Ateneo di Genova e che riprende vita in occasione della mostra “Una linea tra cielo e terra. Nuova accessibilità per l’antica meridiana del Palazzo dell’Università”.

Un percorso che porta indietro i visitatori di 253 anni, al 1771, data della costruzione della meridiana a camera oscura all’interno dell’aula che si affaccia su via Balbi. “Quasi tutti i turni sono sold-out per le visite alla scoperta di un gioiello nascosto – racconta ai microfoni di Radio Babboleo il dott. Walter Riva, del settore promozione eventi e public engagement dell’Università degli Studi di Genova e direttore dell’Osservatorio astronomico del Righi – nell’aula della Meridiana si forma così, sotto opportune condizioni, il disco del sole che si muove sul pavimento per effetto della rotazione della terra”.

Per renderla nuovamente funzionale realizzati elementi mobili per sopperire alla mancanza del foro gnomonico, permettendo così la costituzione ad un’altezza ottenuta attraverso calcoli legati alla latitudine del luogo e alla lunghezza della linea meridiana. “Il percorso è partito da una riflessione collettiva didattica, al fine di comporre un apparato mobile che consentisse la soluzione al problema di fondo della meridiana di Via Balbi – racconta il Professor Valter Scelsi del Dipartimento di Architettura e Design dell’Università di Genoval’origine della traccia per questa meridiana infatti non avviene, come di consueto da un pieno, ossia da una porzione di muratura all’interno della quale praticare il foro che consente di proiettare al suolo l’immagine nel suolo. Nel nostro caso misteriosamente la linea partiva da un vuoto, cioè da una grande finestra. Così la realizzazione di un’apparecchio che chiudesse la finestra e il ripristino dello strumento”.

Oltre allo spettacolo luminoso del funzionamento dello strumento astronomico, la mostra racconta la storia dell’edificio quale antico Collegio dei Gesuiti e sulla sua vocazione culturale e didattica del passato e del presente, anche attraverso simulazioni virtuali. “L’edificio nasce nel 1633, progettato dall’architetto Bartolomeo Bianco per conto della famiglia Balbi nonché per l’Ordine dei Gesuiti – spiega la Professoressa Cristina Candito, del Dipartimento Architettura e Design dell’Università di Genova e coordinatrice del gruppo di lavoro La valorizzazione della strumento si contestualizza in un ambito di valorizzazione a 360°, considerando anche l’accessibilità: si può così visitare lo strumento, percepirne visivamente lo spettacolo luminoso, ma anche sentirlo raccontare attraverso dei modelli tattili, accessibili anche per persone ipovedenti o non vedenti e arrivare anche al luogo grazie ad una guida di un percorso tattile“.

Fino al 21 gennaio 2024, in via Balbi 5 a Genova, su prenotazione, tutti i dettagli su UniGe.life.

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