Essere o fare il volontario? Per Celivo è “un movimento personale”

Continua la ricerca dei volontari in città metropolitana. Celivo: “Dopo il Covid il mondo è ripartito ma siamo in un momento storico difficile”

GENOVA – Lo si fa per conoscere l’altro, sentirsi meglio con sé stessi o perchè si tiene a cuore una causa. Lo si può fare per offrire conforto o anche solo per allenare l’empatia. Serve sentirselo addosso perchè essere volontari è un “movimento personale“. E se si decide di dedicare il proprio tempo libero, si decide la propria strada, e poi la propria missione. È così che si è volontari. Ce lo ha raccontato Maria Giulia Pastorino, curatrice della promozione di Celivo, che, assieme a Roberta Borgogno, della Comunicazione, e Francesca Sanguineti, dell’Ufficio Stampa, ha accolto e formato centinaia di volontari negli uffici di via di Sottoripa, trovando loro il progetto di solidarietà che meglio gli si cucisse addosso.

Celivo è un Centro di servizio per il volontariato che opera in città metropolitana di Genova da ormai venticinque anni, supportando le organizzazioni del Terzo settore con diversi servizi, che spaziano tra promozione, orientamento, formazione ai volontari ma anche supporto tecnico e consulenze alle associazioni. Celivo mette così sul tavolo la propria conoscenza ed esperienza del complesso panorama normativo e burocratico che sta dietro le associazioni.

Da sinistra: Roberta Borgogno, Maria Giulia Pastorino, Fery Raqaq, Francesca Sanguineti

Consulenze anche per gli aspiranti volontari: “chi vuole fare un’attività di volontariato, ovviamente può muoversi in modo autonomo” – spiega Maria Giulia – “però ci si può sentire dispersi, sul territorio di città metropolitana ci sono più di mille associazioni“. E gran parte di loro è alla ricerca di volontari. “È il momento storico più difficile per trovare volontari” – commenta la Pastorino – “dopo il Covid, il panorama si è mosso ma ha dato una bella sveglia a tutti“. Inaspettatamente, la pandemia aveva mobilitato tantissimi giovani che hanno supportato le associazioni quando i volontari più “storici”, persone più adulte e fragili, dovevano rimanere tutelate. “Poi il mondo è ripartito, le lezioni da online sono passate in presenza per gli universitari e chi non lavorava è tornato a lavorare“.

Secondo i dati raccolti da Celivo, le donne si confermano come più volontarie. Tanti anche i giovani e gli studenti universitari che grazie al nuovo progetto UNIverso possono anche vedersi riconosciuti crediti formativi per aver aderito ad un progetto di volontariato. “Il progetto nasce da un accordo tra Celivo e Università di Genova” – chiarisce Maria Giulia – “esiste un vero e proprio insegnamento che ha un suo codice e che prende il nome di ‘formazione alla cittadinanza’, al suo interno c’è UNIverso. Si tratta di 75 ore con una parte di formazione, al termine si ricevono 3 crediti formativi e un open badge sulle competenze di cittadinanza, le ‘soft skill‘ “.

La gioventù ha certamente rinvigorito il movimento ma a primeggiare è un’altra categoria di volontari. “Prima era identificato nel pensionato, ora è più che altro il volontario-lavoratore“. Una forma mentis che prende le distanze dal “quando terminerò la mia attività lavorativa, allora mi dedicherò al volontariato“, per lasciare spazio alla ricerca del “senso della propria vita“, dove essere volontario non è solo “dedicare due ore e chiudere il capitolo“, ma entrare all’interno di un mondo di cui si sposano i valori, si guadagna in “soft skill” e, perchè no, si trova anche il proprio posto, nel mondo o nelle vite degli altri.

Ascolta qui l’intervista integrale a Maria Giulia Pastorino di Celivo.