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Celivo, Storie di Volontariato, nel Tigullio una rete di autorganizzazione popolare dove “essere diversi è ricchezza”

RAPALLO – “La mia vita è un viaggio“. Lo è stato quando i volontari sono partiti dal Tigullio alla volta dell’Emilia Romagna, dopo il terremoto del 2012, per acquistare e poi rivendere in terra ligure il parmigiano malconcio ma ancora buono, donando il ricavato agli emiliani. Sono in viaggio anche gli alimenti eticamente prodotti da associazioni e cooperative sparse per l’Italia che raggiungono la Liguria nel rispetto della materia prima, ma anche i pacchi famiglie che bussano alle porte di chi ha bisogno. Il viaggio è anche di chi si azzarda e vede nel mare una via d’uscita ad una terra pericolante, alla ricerca di un futuro di speranza e che, per integrarsi e dar corpo a quel futuro, popola i banchi della scuola popolare per imparare la nostra lingua. A raccontarlo è Aurora Rondini, coordinatrice di R@p – Scuola Popolare Tigullio, che dal 2012 si batte per “costruire un mondo unito e vivibile da tutti“. R@p, in quanto associazione di volontariato, è una delle tante realtà che Celivo supporta. Il Centro di servizio per il volontariato che opera in Città Metropolitana di Genova da ormai venticinque anni affianca le organizzazioni con servizi di consulenza, promozione, orientamento e formazione.

R@p è una “rete di autorganizzazione popolare” e la sua missione è triplice: insegnamento, solidarietà e acquisto popolare. Quest’ultimo prende il nome di GAP – gruppo di acquisto popolare – e consiste nella promozione di una spesa sostenibile a sostegno dell’etica del lavoro e del prodotto. Si possono acquistare dolci, mieli piemontesi e siciliani, formaggi e vini locali e tanto altro. Il tutto è eticamente tracciato in modo da poter risalire al produttore. Con il Gap la filiera viene ridotta, ma anche il prezzo: “Carichiamo solo il 5% sui prodotti” – spiega Rondini – “Più che altro sono per le spese di trasporto, in questo modo vendiamo un prodotto di qualità ad un prezzo competitivo“.

Il Gap è nato nel 2012, l’anno successivo il doposcuola per la Scuola Primaria e Secondaria, e poi la scuola per stranieri. “A frequentare il doposcuola sono soprattutto ragazzi stranieri, i più di prima generazione, appena ‘sbarcati’ ” – racconta la coordinatrice – “Il clou l’abbiamo raggiunto quest’anno. Quest’estate ne stiamo seguendo 12, vengono soprattutto da Santa Margherita Ligure“. Nell’arco dell’ultimo anno scolastico, l’80% degli studenti sono stati immigrati, o figli di immigrati; prime e seconde generazioni, per intenderci. R@p incontra anche le loro famiglie, i padri in primis. Momenti in cui i volontari condividono con i genitori il percorso dei figli, e spesso sono proprio quest’ultimi a fare da ponte comunicativo: “Succede che le famiglie non parlino l’italiano, sono i figli a tradurre“. Spunta un sorriso a pensare a come possano funzionare questi colloqui, “Qui c’è l’accettazione di culture diverse dalle nostre” – riflette Rondini – “Cerchiamo di offrire accoglienza anche tirandoli fuori dalla cerchia ristretta, facendoli emergere parlando“.

È la sfida che si è imposta R@p e il motore della Scuola per Stranieri, che resta attiva anche d’estate, con due approcci diversi. Durante i mesi caldi, la regola è “Chi vuole imparare qualcosa di italiano, venga“. Ci si incontra il martedì sera, nella sede di R@p in via Laggiaro 44, a Rapallo, e si chiacchera, imparando. Qui la partecipazione è variegata, c’è chi resta per l’intera lezione e chi appare per qualche pillola mordi e fuggi, prima di andare a lavorare. Per chi si pone l’obiettivo di ottenere un’attestazione linguistica, i corsi durano tutto l’anno e sono più strutturati, in base ai livelli di italiano. Sono circa 120 persone a frequentare i corsi, ogni anno.

Numeri importanti per i 40 volontari di R@p che si destreggiano tra lezioni e pacchi. Ci sono nonni e studenti e ognuno vi dedica il tempo che riesce. Ognuno con le sue motivazioni, che nascono dalla medesima radice: “Alla base c’è l’importanza che si dà al denaro, se tu metti il denaro in cima a tutto, non fai il volontario. I più giovani lo fanno per nutrire l’esperienza, i più grandi per conoscere attraverso l’esperienza“. Anche per Aurora Rondini la conoscenza è benzina della vita: “La vita è un viaggio, viaggiare è conoscere. Il volontariato fa parte della mia vita e del mio viaggio”.

Ascolta l’intervista ad Aurora Rondini, coordinatrice di R@p – Scuola Popolare Tigullio, su Radio Babboleo.

Celivo, Storie di Volontariato, Al via i campus estivi dell’Osservatorio Raffaelli, tra escursioni, sopravvivenza e scoperta dell’entroterra

GENOVA – Se è da un po’ che non vi infilate un paio di stivali sentendovi una delle Giovani Marmotte, pronte ad avventurarsi nei boschi armate di binocoli e lenti d’ingrandimento, non temete perché anche la Liguria si difende in quanto a luoghi da esplorare e misteri naturali. Quale miglior occasione della bella stagione per ritornare sui sentieri, svolgendo del volontariato capace di svelarvi le incognite del nostro entroterra levantino? L‘A.P.S. Osservatorio Meteorologico Agrario Geologico Prof. Don Gian Carlo Raffaelli ricerca volontari per campus estivi in bivacchi in val d’Aveto e val Sturla. Al centro del progetto, i giovani e le loro famiglie perché l’obiettivo è suscitare curiosità formando ragazzi sensibili alla natura e ai suoi fenomeni. I laboratori rimarranno attivi fino al 30 settembre e spazieranno dallo studio meteorologico a quello botanico, fino a nozioni di sopravvivenza. “Come accendere un fuoco, studiare le piante, la loro crescita ed eventuali malattie, prendersi cura del giardino botanico ma anche saper riconoscere la piume di un certo uccello” – racconta Claudio Monteverde, presidente e direttore dell’Osservatorio. Le attività dei campus estivi hanno luogo in bivacchi o rifugi sparsi tra i territori del comune di Mezzanego, Rezzoaglio e a Bargone, frazione di Casarza Ligure. Come altre mille associazioni su Città Metropolitana, anche l’Osservatorio riceve il supporto di  Celivo, il Centro di servizio per il volontariato da ormai venticinque anni, affianca le organizzazioni con servizi di consulenza, promozione, orientamento e formazione.

È proprio a Bargone che si trova l’Osservatorio Raffaelli, nato dall’idea di un sacerdote e professore in Scienze Naturali. Giancarlo Raffaelli arrivò a Bargone l’11 marzo del 1883 per svolgere l’attività presbiteriale presso la Parrocchia. Quella cornice, immersa nel verde della val Petronio e impreziosita dallo Stagno della Roccagrande, ispirò lo studioso alla ricerca scientifica. Oggi l’attività dell’Osservatorio, dal quale è nata l’associazione nel 2012, prosegue a pieno ritmo e abbraccia Scienze della Terra, Scienze agrarie e dell’atmosfera. Ad essere di supporto alle indagini condotte dai volontari, anche la Biblioteca e Centro Culturale che conta oltre 14 mila beni tra volumi, cartine, enciclopedie, cd-rom, dvd, vhs, consultabili da chiunque ne abbia piacere. Il Centro Culturale serve anche da spazio a momenti didattici rivolti ai bambini. “Di certo non chiediamo la Legge di Pascal ad un bimbo di 5 anni” – sorride Monteverde – “Ma troviamo in loro un’attenzione significativa alle scienze, i bambini sono grandi osservatori“. Alla Biblioteca si aggiunge il Museo del Clima e delle Scienze, una porta sul nostro Pianeta. Il Museo accoglie stanze multimediali e mette in campo laboratori per bambini e adulti. La portata culturale e scientifica dell’Osservatorio lo rende un ambiente proficuo anche per gli universitari. Il Centro Studi offre la possibilità di svolgervi il tirocinio curricolare, un’occasione formativa che può addirittura ispirare un progetto personale: “Ad un nostro tirocinante, studente di Architettura, alla vista di un ponte in stile romanico su un sentiero gli si è accesa una lampadina” – racconta il presidente – “Ha deciso di costruire la sua tesi attorno ad un progetto di riqualificazione dell’area“.

Tra i settori di intervento più significativi dell’Osservatorio, c’è quello della manutenzione sentieri e in questo il volontariato è cruciale. Il Raffaelli infatti gestisce oltre 16 mila chilometri di sentieri nella provincia di Genova, dalla costa all’Appennino ligure-emiliano. I tratti vengono percorsi più volte l’anno per garantire una manutenzione costante con il variare delle stagioni, del clima e della vegetazione. “Tra i primi che abbiamo trattato e segnato ci sono quelli nell’Alta Via dei Monti Liguri. Oggi curiamo sentieri tematici, potenziandone il sistema informativo con pannelli dettagliati, anche in inglese, provvisti di QR Code ma anche tabelle per chi ha altre esigenze, con linguaggi comprensibili anche da persone ipovedenti“. I sentieri hanno segnavia geometrico della Federazione Italiana Escursionismo – Comitato Ligure o simbologia tematica quali “Anelli” e “Sentiero Natura” del Parco Naturale Aveto.

L’inclusione è un valore molto caro all’Osservatorio che si è dotato di una Jolette, tramite un bando regionale sulla disabilità. Si tratta di una carrozzina monoruota utilizzabile su sentieri di montagna difficili da percorrere con una tradizionale. “Abbiamo permesso di esaudire parecchi desideri” – confida Monteverde – “Vedere la loro gioia e sentire l’abbraccio dei genitori dopo le gite non ha prezzo“.

Ad ognuno il suo. Il Raffaelli organizza camminate per tutti i “piedi”. Una volta al mese si tengono le Gite Sociali,sentieri creativi” destinati alla fascia della Terza Età.Si tratta di sentieri poco noti, nell’entroterra o sulla costa. Si chiamano creativi perché lungo il percorso leggiamo e disegniamo. Portiamo con noi i pastelli e con la carta ricalchiamo la corteccia degli alberi o le foglie delle piante, rimaniamo spesso stupiti dalle immagini che emergono“.

Osservare, incuriosirsi, scoprire e includere. Per quanto diverse, le azioni del Raffaelli nascono dalla stessa linfa che nutre la scoperta, quella che ci avvicina agli altri tramite l’avventura, toccando con mano il nostro territorio. “Da noi ognuno può esaudire la sua passione” dice Monteverde che, in certo senso, esaudisce anche la sua: “Cosa mi porto a casa dal volontariato? Vedere la felicità delle famiglie alle quali offriamo un’occasione“.

Ascolta l’intervista completa a Claudio Monteverde, presidente dell’Osservatorio Raffaelli, su Radio Babboleo.

Celivo, Storie di Volontariato, essere “Al Verde” rende green, “La nostra mission? Riuso, Riparazione e Rigenerazione”

Laboratori di riciclo e occasioni per ridar vita ad oggetti dimenticati: l’Associazione Al Verde lavora per la diffusione dell’economia circolare

GENOVA – È capitato a tutti di ritrovarsi con un elettrodomestico guasto, una lampada che non si accende o la macchina del caffè KO. Il primo istinto è quello di rimpiazzarlo con uno nuovo. Cosa fare però quando non ne abbiamo le possibilità? Oppure vi siamo talmente affezionati che detestiamo l’idea di liberarcene? Una soluzione a costo zero – o quasi – è quella dei Repair Cafè. Nei Paesi scandinavi sono piuttosto diffusi ma anche a Genova non mancano. È uno degli spazi dell’Associazione Al Verde, realtà genovese ultradecennale che promuove la cultura della gestione sostenibile dei rifiuti e delle risorse.  È una delle tante associazioni che Celivo supporta. Il Centro di servizio per il volontariato che opera in Città Metropolitana di Genova da ormai venticinque anni, affianca le organizzazioni con servizi di consulenza, promozione, orientamento e formazione.

Nel laboratorio di Al Verde ci sono macchinari, utensili, caffè e artigiani che mettono a disposizione il loro tempo e la loro expertise per aiutare chi porta presso il loro Repair Cafè un oggetto che ha bisogno di essere rigenerato. “Il tutto avviene gratuitamente, basta essere associati” – spiega Giulia Cavagnetto, direttrice di Al Verde – “E poi è un’alternativa alla socialità“. C’è persino chi viene solo per guardare gli altri lavorare, imparando così dalle mani altrui. “Si sta insieme e si chiacchera. Ci scambiamo le conoscenze come funzionava un tempo, ad esempio nei circoli del cucito” – sorride Giulia. Su questa scia, Al Verde ha messo in piedi anche un Centro del Riuso, in vico Salvaghi, uno spazio che accoglie oggettistica e piccoli arredi donati dalla cittadinanza, pronti a riacquistare vita in una nuova casa.

Giulia Cavagnetto

Come associazione di promozione sociale, Al Verde incoraggia modelli di produzione e consumo che includono riciclo, prestito e condivisione, secondo i principi dell’economia circolare. Così al posto di “produrre, usare e buttare” Al Verde dà voce alla Teoria delle R, ovvero ridurre, riusare, riparare, rigenerare e riciclare.C’è stato un cambiamento da parte dei genovesi” – racconta Giulia – “Prima era considerata una moda, una cosa di nicchia, ora la gente sa di cosa parlo. Credo che la crisi economica abbia influito, il nostro nome ‘Al Verde’ ha senso anche in questo. Quando il tuo potere d’acquisto è ridotto, ragioni su come vuoi spendere i tuoi soldi“.

Rigenerare, laddove possibile, fa bene al portafoglio e alla propria individualità. “Chi sono con quello che ho? Questo tema viene sempre più fuori“. I nostri oggetti diventano così lo specchio di noi stessi e, ridando vita al materiale, ci dedichiamo alla scoperta attraverso qualcosa che è già vissuto, a volte persino da qualcun altro. È la riflessione che ha ispirato FRAMES, un’esposizione fotografica andata in scena lo scorso anno in piazza Cernaia in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza di genere. Trenta donne si sono raccontate attraverso fotografie contornate da cornici riciclate e personalizzate proprio da loro. “Volevamo fare qualcosa per l’auto-narrazione delle donne, ne è nato una specie di flash mob, è stato molto emozionante e lo ripeteremo sicuramente” – ricorda la direttrice.

Siccome le “buone maniere” si acquisiscono già a partire dall’infanzia, Al Verde offre anche diversi percorsi dedicati ai bambini legati all’approccio al materiale e il rispetto di ciò che già possediamo . Dalla carta al legno, i più piccini si cimentano in laboratori di fabbricazione e rigenerazione, scoprendo anche il degrado dei materiali, abbracciando così una visione meno consumistica alla materia.

Un approccio che diventa sempre più urgente far proprio, anche rispetto alla questione ambientale: lo scorso 19 maggio l’Italia ha esaurito le risorse naturali che il pianeta può rigenerare in un anno. La data “x” prende il nome di Overshoot Day e segna l’inizio del nostro debito ecologico. “Il consumo e la ricerca del bello può essere interessante, però bisogna darci il giusto valore“. Giulia è anche archeologa e negli scavi a cui ha preso parte ha studiato le civiltà del passato tramite i loro rifiuti: “Guardare la nostra società in base ai rifiuti che produciamo è piuttosto avvilente. Non dico che non bisogna produrre o consumare, ma bisogna scegliere cosa produrre e cosa consumare“.

Ascolta l’intervista completa a Giulia Cavagnetto, direttrice dell’Associazione Al Verde, su Radio Babboleo.

Celivo, Bilancio sociale 2023 con numeri da record. “Per avvicinarsi al mondo del volontariato a volte serve un pretesto”

Arrivati alla metà del 2024 si terminano i 22ensimi bilanci dell’anno 2023 per il Centro di servizio per il volontariato Celivo di Genova, che arriva a quota 23mila e 500 erogazioni effettuate, veramente un numero record, riguardanti la formazione, l’assistenza e l’accompagnamento agli enti del terzo settore, ai volontari e alla formazione.

Maria Giulia Pastorino responsabile della promozione di Celivo racconta come l’anno scorso “Sono aumentati i giovani che si sono mossi all’interno del volontariato. Abbiamo colloquiato e orientato al volontariato circa 1700 persone. Agli studenti universitari abbiamo dato la possibilità di fare esperienze e sono partiti in 49. Mentre quelli delle superiori si sono cimentati in un progetto di solidarietà attraverso i PCTO e l’anno scorso ne sono passati da noi circa 227“.

Un numero altrettanto interessante è quello che riguarda la formazione. Oltre 3mila e 500 persone hanno seguito i corsi registrati. Parliamo di giovani che vengono formati e informati, denotando sempre un maggiore interesse verso tutto quello che è il mondo della solidarietà e della beneficenza. A dirlo sono anche i numeri di adesione al progetto “Ti serve? Mi serve?“, l’iniziativa che coinvolge aziende e privati nella donazione di beni che non usano più. Libri, elettrodomestici e mobili che invece di essere gettati via, riacquistano una vita nel mondo del volontariato.

Un’azienda che stava cambiando l’arredamento lo ha donato alle associazioni, in più abbiamo una collaborazione aperta con il Teatro Nazionale di Genova che dona al mondo del volontariato dei biglietti gratuiti per alcuni spettacoli che vengono veicolati tramite Celivo – racconta Maria Giulia.

L’obiettivo anche per quest’anno è sempre quello di aumentare la partecipazione e le esperienze di più persone possibili “Perché per avvicinarsi al mondo del volontariato talvolta serve un po’ una spinta e un pretesto per chi nella sua vita pensa di poter aggiungere questo valore all’interno della propria esistenza“.

Per questo motivo sul sito di celivo.it si possono trovare tutte le informazioni sia per gli enti del terzo settore sia una sezione “Mettiti in gioco diventa Volontario“. In estate la bacheca diventerà “Speciale estate volontariato“, una Summer Edition all’insegna della solidarietà.

Ascolta l’intervista completa su Radio Babboleo.

Celivo, Storie di Volontariato. In strada con Afet Aquilone: “Essere volontario per me vuol dire esistere”

GENOVA – Qualcuno forse ne ha memoria. L’estate scorsa le piazzette del centro storico diventavano salotti. C’erano divani, sedie, tavolini e la gente si sedeva a parlare. Adesso fanno lo stesso, ma al posto di chiamare l’iniziativa “Divani in piazza” la chiamano “Il Libro Parlante“, dove i “libri” sono gli altri, che sfogliano le pagine della propria vita e conferiscono loro la parola. Sono libri che dovremmo leggere perché sono persone che dovremmo essere capaci di ascoltare. Sono tossicodipendenti, quegli “invisibili” che nelle piazze finiscono ad abitarci. Ed è giusto ascoltarli, ed è giusto parlarne. Sono alcuni dei momenti che l’associazione Afet- Aquilone Onlus crea, prendendo anche parte al Patto di Sussidiarietà per i tre Sestieri – Prè, Molo, Maddalena. L’associazione, nata nel 1981 da un gruppo di famiglie, prendeva il nome di “Associazione di famiglie per la lotta contro l’emarginazione giovanile e la solidarietà ai tossicodipendenti”. Il nome è poi stato compresso in Afet-Aquilone, ma la versione precedente è già esemplificativa dell’azione dell’associazione, che negli anni si è espansa anche ad altro. È anche una delle tante realtà che Celivo supporta. Il Centro di servizio per il volontariato che opera in Città Metropolitana di Genova da ormai venticinque anni, affianca le organizzazioni con servizi di consulenza, promozione, orientamento e formazione.

Nasciamo come un movimento dal basso, di persone comuni e semplici che volevano interagire su problemi relativi al contagio di droga, qualsiasi cosa colpisse i giovani in quel periodo, negli anni ‘80” – lo racconta Miriam Cancellara, presidente di Afet-Aquilone. Uno slancio sociale che si è trasformato in servizio. Dopo oltre quarant’anni di presenza solida sul territorio, l’assistenza di Afet raggiunge non solo chi soffre di una tossicodipendenza, ma anche chi, per i motivi più diversi, vive per strada. E ancora, supporta le famiglie in difficoltà per via della povertà dilagante e accompagna i singoli individui alla ricerca di un lavoro.

Miriam Cancellara a Radio Babboleo

I 78 volontari di Afet operano su tre binari: terapeutico, di reinserimento sociale e formativo. Fondamentale è il Comitato Scientifico che, oltre a supportare i tre vettori di azione, mette in campo la sua professionalità tramite seminari che spaziano dalla sanità all’indigenza. E non si trascura nulla, attenzione anche al benessere fisico ed emotivo: nella sede di via Galata, Afet sta allestendo uno spazio chiamato, per l’appunto, “Spazio Benessere” dove poter praticare Yoga, Tai Chi e altre discipline che uniscono l’equilibrio fisico a quello spirituale.

Afet nasce proprio con l’obiettivo di concedere un’occasione di risanamento. La nostra comunità terapeutica, su un monte a Sant’Ilario, da esperimento residenziale si è trasformata in semi-residenziale” – spiega Miriam – “Le persone arrivano al mattino, vengono avviate verso il mondo del lavoro con piccole attività e la sera tornano a casa“. È un modo per indicare la via d’uscita a chi soffre di una dipendenza. Nel 2023, 38 persone hanno frequentato la comunità, oltre a 25 altre persone inviate dal Serd (Servizio per le Dipendenze).

Quello di Afet è un movimento dal basso, anche per quel che riguarda la vita di strada. “Un filone che sviluppiamo già dai primi anni 2000 è quello delle Unità di Strada” – spiega la presidente – “Un furgone che gira la notte“. Sotto la lente dei volontari, le vittime di tratta che vengono condotte in Italia con la scusa di un lavoro per poi essere sfruttate, anche sessualmente. I volontari hanno incontrato 25 di loro, ad alcune sono stati trovati degli alloggi protetti. L’anno scorso i furgoni di Afet sono entrati in contatto con oltre 3000 persone. Non manca poi l’attenzione ai giovani: nello Spazio 21 si agisce sulla prevenzione, rivolgendosi ai ragazzi dai 14 ai 21 anni che assumono sostanze saltuariamente. I volontari raggiungono anche My Space, la comunità semi-residenziale gestita dal Serd dedicata ai giovani tra i 14 e i 24 anni.

L’altro filone è quello della “Bassa Soglia“. Anche le Unità di Strada ne fanno parte, ma qui l’azione è rivolta a chi è in difficoltà economica. In vico della Croce Bianca ci sono docce, spuntini, caffè e pacchi alimentari. E per chi ha bisogno, anche consulenza legale e visite mediche. Afet si trova anche nell’Asilo Notturno Massoero dove sono presenti una mensa e posti letto, ma questi spesso non bastano per tutti. Lo spiega Miriam: “Ci è capitato di dover lasciare qualcuno fuori perché non c’era più posto, il Massoero ha avuto oltre 4000 pernottamenti“. Un numero esorbitante per Genova, e anche spaventoso.

E poi c’è la formazione. Scuole di italiano per stranieri, formazione preventiva sui rischi delle dipendenze nelle scuole e oltre 30 corsi per agevolare l’accesso al mondo del lavoro. Gli altri imparano, ma impara anche chi opera per Afet. Si può svolgere il Servizio Civile e, come Ente di Formazione Professionale, offre anche la possibilità di svolgere presso le sue sedi il tirocinio.

Aquilone vive così le persone e le loro storie, costruendo, anche assieme ad altre realtà, il Centro Storico. E se le persone sono mattoncini, il loro collante diventa l’ascolto. Nel Tavolo di Mediazione dei tre Sestieri, cittadini e associazioni dialogano con lo scopo di migliorare la vivibilità dei quartieri.

Ascoltare, accogliere e prevenire. Afet-Aquilone lo fa da quarant’anni. “Parlare abbatte le barriere” – riflette Miriam – “Dall’altra parte non si ha un nemico, ma qualcuno che vive un periodo diverso dal tuo. Se accolti, il percorso di guarigione diventa più facile. Io non potrei pensare alla mia vita pensando solo a me, per me essere volontari significa esistere“.

Ascolta l’intervista completa a Miriam Cancellara, presidente dell’Associazione Afet-Aquilone, su Radio Babboleo.

Essere o fare il volontario? Per Celivo è “un movimento personale”

Continua la ricerca dei volontari in città metropolitana. Celivo: “Dopo il Covid il mondo è ripartito ma siamo in un momento storico difficile”

GENOVA – Lo si fa per conoscere l’altro, sentirsi meglio con sé stessi o perchè si tiene a cuore una causa. Lo si può fare per offrire conforto o anche solo per allenare l’empatia. Serve sentirselo addosso perchè essere volontari è un “movimento personale“. E se si decide di dedicare il proprio tempo libero, si decide la propria strada, e poi la propria missione. È così che si è volontari. Ce lo ha raccontato Maria Giulia Pastorino, curatrice della promozione di Celivo, che, assieme a Roberta Borgogno, della Comunicazione, e Francesca Sanguineti, dell’Ufficio Stampa, ha accolto e formato centinaia di volontari negli uffici di via di Sottoripa, trovando loro il progetto di solidarietà che meglio gli si cucisse addosso.

Celivo è un Centro di servizio per il volontariato che opera in città metropolitana di Genova da ormai venticinque anni, supportando le organizzazioni del Terzo settore con diversi servizi, che spaziano tra promozione, orientamento, formazione ai volontari ma anche supporto tecnico e consulenze alle associazioni. Celivo mette così sul tavolo la propria conoscenza ed esperienza del complesso panorama normativo e burocratico che sta dietro le associazioni.

Da sinistra: Roberta Borgogno, Maria Giulia Pastorino, Fery Raqaq, Francesca Sanguineti

Consulenze anche per gli aspiranti volontari: “chi vuole fare un’attività di volontariato, ovviamente può muoversi in modo autonomo” – spiega Maria Giulia – “però ci si può sentire dispersi, sul territorio di città metropolitana ci sono più di mille associazioni“. E gran parte di loro è alla ricerca di volontari. “È il momento storico più difficile per trovare volontari” – commenta la Pastorino – “dopo il Covid, il panorama si è mosso ma ha dato una bella sveglia a tutti“. Inaspettatamente, la pandemia aveva mobilitato tantissimi giovani che hanno supportato le associazioni quando i volontari più “storici”, persone più adulte e fragili, dovevano rimanere tutelate. “Poi il mondo è ripartito, le lezioni da online sono passate in presenza per gli universitari e chi non lavorava è tornato a lavorare“.

Secondo i dati raccolti da Celivo, le donne si confermano come più volontarie. Tanti anche i giovani e gli studenti universitari che grazie al nuovo progetto UNIverso possono anche vedersi riconosciuti crediti formativi per aver aderito ad un progetto di volontariato. “Il progetto nasce da un accordo tra Celivo e Università di Genova” – chiarisce Maria Giulia – “esiste un vero e proprio insegnamento che ha un suo codice e che prende il nome di ‘formazione alla cittadinanza’, al suo interno c’è UNIverso. Si tratta di 75 ore con una parte di formazione, al termine si ricevono 3 crediti formativi e un open badge sulle competenze di cittadinanza, le ‘soft skill‘ “.

La gioventù ha certamente rinvigorito il movimento ma a primeggiare è un’altra categoria di volontari. “Prima era identificato nel pensionato, ora è più che altro il volontario-lavoratore“. Una forma mentis che prende le distanze dal “quando terminerò la mia attività lavorativa, allora mi dedicherò al volontariato“, per lasciare spazio alla ricerca del “senso della propria vita“, dove essere volontario non è solo “dedicare due ore e chiudere il capitolo“, ma entrare all’interno di un mondo di cui si sposano i valori, si guadagna in “soft skill” e, perchè no, si trova anche il proprio posto, nel mondo o nelle vite degli altri.

Ascolta qui l’intervista integrale a Maria Giulia Pastorino di Celivo.