“L’ultimo Padrino”: Luca Ponzi presenta il suo libro su Matteo Messina Denaro

L’appuntamento per il 7 marzo alla Feltrinelli di Genova, alle ore 18

Com’è possibile, soprattutto in quest’epoca, in cui chiunque di noi uscendo di casa, viene immortalato da qualche telecamera di sorveglianza o viene tracciato con il telefono, restare invisibile per trent’anni?” 

È la domanda che si è posto Luca Ponzi, giornalista e caporedattore della Rai Liguria, quando ha iniziato a scrivere il libro “L’ultimo Padrino. Vita, morte e crimini di Matteo Messina Denaro“.

Luca Ponzi

U Siccu”, così lo conoscevano in paese, venne visto in giro per l’ultima volta nel 1993. Era in vacanza a Forte dei Marmi con altri due mafiosi: i fratelli Graviano. Poi il vuoto per trent’anni. “Un fantasma, che però riesce ad andare allo stadio a vedere una partita importante, ad andare in vacanza in Grecia e che riesce ad accrescere il suo potere attraverso omicidi e affari più o meno sporchi”.

Lui non si vede ma c’è. Burattinaio di crimini spietati, “era uno che non guardava in faccia nessuno”. Ponzi lo racconta bene: “ci sono i crimini contro i nemici, uccisi tranquillamente per strada o, come si suol dire, i delitti della lupara bianca. Ad un certo punto, qualcuno sparisce. Crimini contro i rivali in amore” – o ancora – “ammesso che si possa fare una classifica, crimini efferati come far sciogliere un bambino nell’acido, dopo averlo tenuto in prigionia per due anni”.

L’autore ripercorre la vita di Messina Denaro, che viene al mondo “nella Valle del Belice, quella devastata dal terremoto, una valle povera, dove l’infiltrazione mafiosa riesce a penetrare”. È figlio di Francesco Messina Denaro, capo del mandamento di Castelvetrano e lì tutti lo chiamano “don Ciccio”. Come in qualsiasi rapporto padre-figlio, il padre tenta di lasciare degli insegnamenti al figlio.

Il mafioso non ha bisogno della pistola per farsi obbedire“, questo è uno di quelli di don Ciccio. “Messina Denaro però è diverso da suo padre” – spiega Ponzi – “Non guardava in faccia nessuno e ha fatto fare alla mafia un salto di qualità”. Con Messina Denaro, la mafia ha un nuovo ruolo politico. L’anno di inizio della latitanza è anche l’anno delle stragi. “Le bombe di Firenze, Milano, Roma, in un momento in cui l’Italia era debole”. È la strategia stragista.

Ponzi nel suo lavoro esplora anche la psiche del boss: “Aveva un ego molto sviluppato. Quando è stato arrestato e hanno perquisito i suoi covi hanno trovato un poster di Marlon Brando del film Il Padrino, forse solo gli appassionati di Marlon Brando lo appenderebbero in casa.” Della sua vita privata si sa che vestiva le stoffe dei “gran signori”, “la bella vita e le donne”, oltre ai soldi sporchi che, come ricorda l’autore, è facile spenderli quando non si fatica per guadagnarli”.

Quei soldi li incassava tramite “le sue ramificazioni che, a partire dalla Sicilia, si espandevano in tutta Italia, oltre che in Europa”. Anche tramite diversi settori: “l’arte in Svizzera, la droga in Liguria”. Oggi sotto la lente, anche i lavori pubblici finanziati dai fondi del PNRR perché, come spiega il giornalista, “quei fondi sono una fetta ghiotta per la mafia che reinveste nella finanza i soldi della droga”.

Matteo Messina Denaro è morto, ma non la mafia. Falcone diceva che la mafia, come tutte le cose umane, ha un suo apice e poi una sua fine. Non è ancora finita, ma indebolita. Esistono le nuove mafie: siamo davanti ad una globalizzazione” – spiega Ponzi.

Nel libro  “L’ultimo Padrino. Vita, morte e crimini di Matteo Messina Denaro”, edito da Rubbettino, che verrà presentato alla Feltrinelli di Genova il 7 marzo alle 18, Luca Ponzi racconta “chi è Matteo Messina Denaro. Un uomo che è diventato capo di Cosa Nostra ma che ha trasformato Cosa Nostra in Cosa Grigia: la mafia che ha rapporti fondamentali con il potere politico, con i servizi segreti deviati, con un certo potere imprenditoriale. Senza questi poteri Matteo Messina Denaro non sarebbe rimasto un fantasma per trent’anni”.

Ascolta qui l’intervista integrale al giornalista Luca Ponzi.